Specchia
Riflessi di Salento

Comune di specchia
solo centro storico
(Provincia di Lecce)
Altitudine
m. 131 s.l.m.
Abitanti
4915 (150 nel borgo)

Patrono
San Nicola da Myra, 6 dicembre,
ma festeggiato la seconda domenica di maggio
info turismo
Pro Loco Specchia, via Garibaldi
tel. 0833 539157 – orario 9-12 / 18-20
www.comune.specchia.le.it

Lo spirito del luogo

Il nome

Viene dal cumulo di pietre a secco disposte in forma conica, chiamato “specchia”, che i Messapi utilizzavano come opere di difesa o postazioni di vedetta. La “specchia di pietre” era chiamata nel medioevo Specla de Amygdalis con riferimento agli alberi di mandorlo di cui era ricchissima la zona. Di qui anche la leggenda della derivazione del nome non dalle antiche specole ma dalla matrona romana Lucrezia Amendolara.

 

La storia

IX sec., risale probabilmente a questo periodo il primo piccolo insediamento di contadini e pastori venuti ad occupare un luogo abbastanza elevato e lontano dal mare da essere considerato al riparo dalle frequenti scorrerie saracene.
1190, Tancredi è eletto re di Napoli e conte di Lecce. Con la venuta dei Normanni ha inizio l’era feudale per la Terra d’Otranto. Specchia entra a far parte della Contea di Lecce e viene infeudata a Filiberto Monteroni. 1269, dopo la battaglia di Benevento Carlo d’Angiò concede a Rodolfo D’Alnay la Contea di Alessano comprendente anche Specchia. L’ultima della dinastia, Caterina, nel 1325 sposa Beltrando Del Balzo.
1414, la Regina Giovanna, invidiosa della potenza degli Orsini-Del Balzo, invia nel Salento un esercito con a capo Luigi III d’Angiò e Giacomo Caldora, famoso capitano di ventura; nel 1434-35, sotto il governo di Giacomo Del Balzo, la roccaforte di Specchia è cinta d’assedio dal Caldora, espugnata e distrutta; fosse comuni con scheletri di grande corporatura, forse appartenenti ai guerrieri uccisi durante l’assedio, sono venute alla luce nel 1976 durante i lavori di scavo presso la chiesa di San Nicola. 1452, Raimondo Del Balzo ottiene dal re di Napoli e di Sicilia, Alfonso I D’Aragona, di ripopolare Specchia: sono riedificati il castello e le mura, e il borgo dà asilo ai fuggiaschi dei centri costieri, terrorizzati dai Turchi dopo la loro presa di Otranto (1480). Dai Del Balzo ai Di Capua, ai Gonzaga, ai Brajda, ai Trane, il feudo di Specchia passa in mano alle nobili famiglie fino all’estinzione del feudalesimo sancita con decreto napoleonico il 2 agosto 1860, il 21 ottobre nel Regno di Napoli si svolge il Plebiscito che sanziona la sua annessione al Regno d’Italia. Da quel momento la storia di Specchia non si differenzia molto da quella degli altri Comuni del Salento.

L’anima della terra di Leuca e salentina in generale, è l’ospitalità, la sacralità dell’ospite, che viene accolto nella profusione di colori di questo angolo di Mediterraneo: quelli della pietra leccese, dei muri delle case ricoperti da infiniti strati di calce bianca, degli ori barocchi nelle chiese, dell’azzurro del mare vicino e del cielo. Specchia è un riflesso di questa meraviglia accecante, di questa luce che sa di Oriente, di un paesaggio che a tratti sembra messicano: è la bellezza del “passo stanco del vecchio contadino che sale faticosamente le scale del centro storico e della sua vita” (A. Penna).

Situato in una posizione strategica che domina la pianura sottostante, il centro storico di Specchia è considerato fra i più interessanti del Salento. Le strette stradine chiuse al traffico e interrotte da rampe di scale racchiudono un nucleo abitativo frutto in larga misura di un’architettura spontanea che ha avuto origine nei secoli XVI e XVII, e che è giunta quasi intatta sino a nostri giorni. Al visitatore che in silenzio e in solitudine si avventura per il borgo, parleranno – ha scritto Antonio Penna – “i semplici e composti portali catalani o barocchi, le cornici di pietra leccese, le iscrizioni in italiano o latino, i beccatelli dei balconi proiettati sulle strade, le logge panciute in ferro battuto, gli archetti pensili, che ancora adornano le facciate di case un tempo signorili, i fregi, le statue, le colonne, le edicole votive con immagini sacre sbiadite dal tempo”. Ancora oggi, il centro storico di Specchia rivela un tipico impianto medievale che è cresciuto nel XV secolo – il periodo di ricostruzione delle mura – intorno al primitivo nucleo costituito dal castello. Si ritiene che la data della ricostruzione di Specchia, dopo le devastanti guerre tra Angioini e Aragonesi, sia il 1452, e che il merito vada a Raimondo del Balzo. Ma poiché la strada principale si chiama ancora “rua”, il francesismo riporta alla dominazione angioina, cioè al XIV secolo, quando doveva già esistere un nucleo organizzato. Delle antiche mura che cingevano il paese ad occidente rimangono solo pochi frammenti, mentre nelle mura di levante si nota un antico stemma che riproduce un mandorlo che cresce su un cumulo di pietre. Le mura più recenti risalgono invece a 150 anni fa e sono state da poco ristrutturate. Il castello Risolo è una struttura fortificata di impianto cinquecentesco, originariamente isolata e ora congiunta ad altre costruzioni tra le quali emergono due torrioni alti e quadrati posti sugli spigoli dell’antica costruzione quadrangolare. Il fronte orientale su piazza del Popolo è occupato da una cortina settecentesca a due livelli, mentre al centro si apre il portone bugnato sovrastato dallo stemma e da due statue. Appartenuto a importanti famiglie, si devono ai Protonobilissimi, marchesi di Specchia nei secoli XVI e XVII, gli interventi di trasformazione da castello a palazzo marchesale. La parte più suggestiva del borgo è quella dietro il Castello, dove tra scalinate e strade brevi e strette, tra i vicoli e le corti, si svolge la vita della gente, quasi sempre all’aperto, lasciando i sogni dietro le finestre socchiuse. La chiesa e l’annesso convento dei Francescani Neri hanno una data certa, il 1531, quando si svolse nel convento il Capitolo dei Francescani Neri, come riportato in un’iscrizione. Del 1532 è la costruzione della cappella di Santa Caterina Martire, affrescata con scene della vita di Santa Caterina e del suo martirio. La cripta, scavata nella roccia è sorretta da 36 colonnine su quattro linee e porta sulle pareti tracce di affreschi. La chiesa Parrocchiale fu edificata nel 1605 ma ha subito molti rifacimenti; i pilastri sono in pietra leccese stuccati alla veneziana mentre gli archi trionfali sono decorati con motivi floreali. Di costruzione secentesca sono anche le chiese dell’Assunta e di Sant’Antonio, con annesso convento dei Domenicani.
Più interessante è la chiesa di San Nicola, edificata nel IX-X secolo e nel 1587 restaurata ed adattata al rito latino, come ricordato dalla lapide posta sulla facciata. Era di rito greco anche la chiesa di Sant’Eufemia, la cui abside è disposta verso oriente, secondo l’uso bizantino, perché da questo punto cardinale sorge il sole, simbolo della divinità di Cristo. La pianta è rettangolare mentre l’abside, costituita da blocchi regolari di pietra locale, ha forma poligonale. Su di essa si apre una grande bifora che illumina l’interno. La chiesa, databile tra IX e X secolo, è un brandello di medioevo che rivive in questo angolo di Salento. Da vedere, infine, il frantoio ipogeo, recentemente restaurato, testimonianza storica dell’importanza per Specchia della produzione dell’olio. Il Capo di Leuca è ricco di queste strutture architettoniche, realizzate tra XVI e XIX secolo e ora abbandonate, che hanno rappresentato la principale risorsa economica della Terra d’Otranto sotto il Regno di Napoli.

Guarda tutti i video sulla pagina ufficiale Youtube de I Borghi più belli d’Italia.

Piaceri e Sapori

Tennis, piscina, trekking, passeggiate; nuoto e sport nautici a Santa Maria di Leuca.

La terra di Leuca è ricca di bellezze paesaggistiche e artistiche, di folclore e di prelibatezze gastronomiche. Per organizzare un itinerario, è bene rivolgersi al GAL Capo Santa Maria di Leuca, tel. 0833 545312, www.galcapodileuca.it, per avere tutte le informazioni necessarie.
In particolare, il Salento possiede una tradizione artigianale antichissima, proveniente dalle popolazioni che si sono succedute sul suo territorio.
Le abili mani degli artigiani modellano vasi, piatti, ciotole di terracotta, seguendo tecniche tramandate nei secoli, fin dai tempi dei Messapi.
La lavorazione del ferro, del rame battuto, del legno d’ulivo, del giunco, della paglia e della pietra leccese ha ricevuto negli ultimi tempi notevole impulso. Anche a Specchia sono presenti diverse botteghe artigianali.

Esposizioni d’arte presso il Castello Risolo.
A Specchia opera Luigi Scarcia, un artista affascinato dai paesaggi e dai colori del Salento, e più in generale dalla natura fiori, alberi, prati – che dipinge con toni accesi e vibranti.

Fiera della Candelora,
2 febbraio.

Fiera di San Nicola da Myra,
seconda domenica di maggio.

Festa di Sant’Antonio
da Padova, 13 giugno.

SpecchiArte,
prima e seconda settimana di agosto.

Festa della Madonna Assunta,
14 agosto.

Fiera della Madonna del Passo,
8 settembre.

Olio Nostrum,
ultima domenica di novembre, festa dell’olio d’oliva.

Festa di San Nicola da Myra,
6 dicembre: solo religiosa.

Sagra della Pittula,
24 dicembre, con la tradizionale focaredda.

Tra i Piatti tipici si può annoverare la particolarissima pasta e ceci salentina, detta “massa e ciceri” o “ciceri e tria”, con metà delle tagliatelle lessate in acqua e l’altra metà, come le lagane antiche, fritte in olio extravergine d’oliva.

È naturalmente l’olio extravergine d’oliva, i cui produttori si sono riuniti, su iniziativa del Comune, sotto un’unica etichetta con il marchio “De.C.O Specchia” (Denominazione Comunale di Origine), che identifica le bottiglie di olio prodotto a Specchia. Il Comune inoltre aderisce alla Strada dell’Olio “Jonica – Antica Terra d’Otranto”.