STEMMA-comune-di-treiaTreia
Il nome della terra

Comune di TREIA
(Provincia di Macerata)
Altitudine
m. 342 s.l.m.
Abitanti
9450 (1280 nel borgo)

info turismo
Pro Loco, piazza della Repubblica 3
tel. 0733 215919 / fax 0733 217357
turismo@treia.biz | prolocotreia.iat@treia.sinp.net
www.comune.treia.mc.it | www.disfidadelbracciale.it
www.doloresprato.it | www.accademiageorgica.it

Lo spirito del luogo

STEMMA-comune-di-treiaIl nome
“Roma e Treia hanno in comune il mistero del nome. Roma maschera quello che nascondeva il suo vero: come non sapremo mai quale fu questo nome, così non sapremo mai quale nome, stravolto o mascherato, dette il nome a Treia… Da un irrecuperabile mistero nacque Treia, le cui lettere furono sempre su per giù quelle della terra”.
Dolores Prato (1892-1983), scrittrice che considera la città essenziale nel suo percorso di vita e ne assorbe l’anima stessa per riversarla nel romanzo autobiografico “Giù la piazza non c’è nessuno” (Mondadori, 1977), non fa alcun riferimento esplicito alla teoria per cui Treia deriva probabilmente dalla divinità greco-sicula Trea-Jana venerata nella Trea romana.

 

La storia
291 a.C., Treia è già nota come Trea o Trajana quando i Piceni si alleano con i Romani per fronteggiare i Galli (Tito Livio X, 10-11). Sorgeva lungo un diverticolo della via Flaminia, non quella che prende il nome dall’omonimo console e congiunge Roma a Rimini, ma quella che l’Itinerarium Antoninii riferisce andare da Dubios (Nocera) fino ad Auximum (Osimo, 25 km da Treia) ed Ancona (55 km da Treia): la Settempedana, Gli abitanti di Trea si trasferiscono sui vicini colli per sfuggire alle invasioni barbariche che funestano l’ultimo periodo dell’Impero. Il nuovo centro, che chiamano Montecchio, cresce rapidamente e si schiera tra i più fidi paladini della chiesa e del suo Stato, di cui segue le sorti fino all’Unità d’Italia. Strenua ed emblematica la sua resistenza agli Svevi: nel 1239 alle truppe di re Enzo, figlio naturale di Federico II, e nel 1263 a quelle di Corrado D’Antiochia che i Montecchiesi arrivano a catturare come ostaggio.
Nel 1790 è Papa Pio VI a restituirle l’antico nome, Treia e conferirle il titolo di città.

Al mistero, non solo del nome, ma quello dell’anima più profonda, Treia indulge fin dall’origine. In epoca tardo-romana abbraccia il culto di Iside (importato dall’Egitto tolemaico da alcuni magistrati locali) che le lascia tracce di inestimabile valore storico-artistico di livello mondiale conservate oggi presso il Museo Archeologico.
Genitrice la dea Trea-Jana, dea della maternità e della fertilità Iside: Treia non ha mai tagliato il suo cordone ombelicale con la terra che riappare nel caldo ocra dei mattoni illuminati dal sole.
Terra solida e mistica insieme: attraverso il territorio treiese, vero “ombelico del mondo” romano e cristiano, si snoda la Settempedana, via commerciale e militare, ma anche itinerario dello spirito (collega Roma a Loreto) prediletto da San Francesco che ebbe tra i primi seguaci il Beato Pietro da Treia, di cui si parla anche nei Fioretti.
Questa, che si stende tra l’Adriatico ed i Sibillini, è la terra dell’argilla rossa e dei panorami che evocano suggestioni d’infinito non solo leopardiano: è nato qui Ilario Altobelli, francescano e astronomo, scopritore dei satelliti di Saturno.

“Treia ha frantumato la sua storia – scrive Dolores Prato – e i frantumi mandano echi spezzati… I frantumi grossi li adoperò come materiale da costruzione; ci fece anche gli scalini per salire su per la torre campanaria del Duomo” 25 secoli di storia hanno lasciato tracce indelebili. Mura duecentesche, torri longobarde, palazzi rinascimentali e neoclassici, un dedalo di suggestivi vicoli e viuzze che sfocia nella magnifica piazza della Repubblica: un ferro di cavallo delimitato dall’aerea balaustra in marmo con il monumento al Papa Pio VI che, scrive la Prato, “librato nell’aria… alto nello spazio come un gigantesco ostensorio e per fondo non potrà mai avere che il cielo”. Un panorama mozzafiato le cui quinte sono la neoclassica palazzina del Valadier sede dell’accademia Georgica, il palazzo Comunale (XVI-XVII sec.), la chiesa di San Filippo con il suo Crocifisso del Quattrocento e le statue degli Evangelisti del Varlé. Come è caratteristica in questa parte della Marca, sono soprattutto le chiese ad essere e fare da scrigno ai tesori d’arte. San Michele, romanica con elementi gotici, ha di fronte Santa Chiara, barocca e con una statua della Madonna di Loreto che leggenda vuole sia quella originale, sostituita a Loreto con una copia per preservarla dalle razzie napoleoniche.
La cattedrale, progettata da Andrea Vici, allievo del Vanvitelli, custodisce tra l’altro una lunetta del Pagani, una tavola di Giacomo da Recanati ed un busto di papa Sisto V una cui copia fa parte della collezione del Victoria and Albert Museum a Londra. Lasciatasi alle spalle l’Abside della cattedrale, ecco porta Vallesacco, monumento nazionale del XIII sec.: è qui che gli allora Montecchiesi catturarono con uno stratagemma Corrado d’Antiochia impegnato in un’epica battaglia che Silverio Copparoni, nel 1865, ha illustrato nel superbo sipario del Teatro Comunale, altro gioiello affrescato che merita la visita. Da porta Vallesacco, una breve passeggiata verso il santuario del Santissimo Crocifisso, costruito su disegno del Bazzana sul luogo dove sorgeva la Trea romana i cui reperti, in copia, sono incastonati sulla facciata del campanile. All’interno il Crocifisso he la tradizione vuole scolpito da un angelo e per alcuni studiosi rivela l’arte di Donatello. Tre le espressioni che si succedono sul volto del Cristo a seconda del punto di vista.

Piaceri e Sapori

Tiro con l’arco; percorso ecologico didattico dell’orienteering; pesca sportiva; equitazione.

Accademia Georgica,
Famosa in tutta Europa, le si devono, tra l’altro, i primi bollettini metereologici per l’agricoltura ed i primi esperimenti di estrazione dell’olio dai semi. È ancora un centro di cultura grazie al ricco patrimonio librario, archivistico ed artistico: a manoscritti, incunaboli, pergamene, bolle si affianca anche la documentazione degli studi sulla coltura del “maceratino”, vitigno autoctono, detto anche “montecchiese”, che è il capostipite del celeberrimo Verdicchio.

Museo Archeologico,
numerosi i reperti di valore mondiale, alcuni dei quali, provenienti dal santuario di Iside della Trea romana.

Pinacoteca Civica,
Tra pregevoli mobili d’epoca conserva ritratti di personaggi illustri legati alla storia della città.

Fiera di Capodanno, 2 gennaio, con i tradizionali fagioli con le cotiche.

Venerdì Santo, rappresentazione delle tre ore di agonia di Gesù e solenne processione con il Cristo Morto.

Sagra del Calcione e del Raviolo, terzo fine settimana di maggio.

Fiera di Sant’Ubaldo e Sagra dell’Oca arrosto, quarto weekend di maggio.

Festa della Trebbiatura e Sagra del maialino alla brace,
terzo weekend di luglio.

Disfida del bracciale,
prima domenica di agosto: è l’evento più importante di Treia. Info: tel. 0733 217357.

Festa di San Lorenzo,
10-15 agosto.

Sagra della Polenta,
terzo fine settimana di settembre.

Presepe Vivente,
in programma il 26 e l’ ultima domenica di dicembre ed il giorno dell’ Epifania. durante la visita prevede anche un momento conviviale con prodotti della tradizione.

Teatro di prosa,
da novembre a marzo, rassegna con compagnie di livello nazionale: www.teatriatreia.it.

Concerti in villa,
maggio e giugno: musica e gastronomia nelle ville gentilizie del territorio.

Assaggio obbligato per vincisgrassi (pasta al forno con ragù e besciamella), ciauscolo (gustoso salame a pasta morbida) e polenta, rigorosamente a base di granoturco Quarantino di Treia, una varietà autoctona.

Il calcione di Treia, prodotto DOP, tipico del periodo pasquale è un disco di sfoglia tirata al mattarello ripieno di un impasto di farina, uova, pecorino, zucchero, olio. Dolce la pasta esterna, salato il ripieno, è apprezzato come spuntino o dessert. Per gustarlo anche fritto ed al forno da non perdere la Sagra del Calcione quando è “innaffiato” con Verdicchio o Vernaccia di Serrapetrona.

Ristorazione

Treia, Countryhouse

Ristorante Country House Il Villino

Antico casolare dell’ 800, cucina tipica Marchigiana. Confortevoli e nuove camere da letto. Piscina con elegante giardino.

  Contrada San Carlo, 29
  +39 0733 215414
  info@ilvillinoristorante.it
 www.ilvillinoristorante.it

Ospitalità

Treia, Valle del Vento

La Valle del Vento

Pernottamenti e ristorazione. Cucina tipica marchigiana. Immerso nella natura.

 C.da Vallonica, 17
  +39 0733 843440
 f.farabollini@libero.it
 www.agriturismo-lavalledelvento.it