stemma-VernazzaVernazza
Nell’incanto delle cinque terre

Comune di VERNAZZA
(Provincia di la spezia)
Altitudine
m. 0-800 s.l.m.
Abitanti
800

Patrono
Santa Margherita, 20 luglio
info turismo
Comune, Tel. 0187 821247
Parco Cinque Terre, Tel. 0187 812533
www.comune.vernazza.sp.it

Lo spirito del luogo

stemma-VernazzaIl nome
Si ritiene derivi dall’aggettivo latino verna, ossia “del luogo”, “indigeno”. Quindi il nome del paese sarebbe legato al suo prodotto più celebre, la vernaccia, il vino locale. Il toponimo deriverebbe secondo altri dal prediale latino Vulnetia, che designerebbe una famiglia proprietaria di fondi.

 

La storia
1080, la prima citazione del borgo risale ad un atto di donazione di Alberto IV Rufo, nipote di Adalberto II degli Obertenghi, redatto in castro Vernatio, cioè nel castello di Vernazza.
1207, i signori di Vernazza si sottomettono a Genova.
1242, gli abitanti di Vernazza respingono le truppe dell’imperatore Federico II guidate dal vicario Oberto Pallavicino.
1254, a Firenze nella cattedrale
di Santa Reparata i giudici fiorentini assegnano Vernazza e tutte le terre e i castelli posti fra il fiume Magra e Genova alla stessa Genova.
1310, prima testimonianza della chiesa di Santa Margherita di Antiochia.
1874, è completata la linea ferroviaria Genova-La Spezia che rompe l’isolamento secolare del luogo.
1997, Vernazza con gli altri quattro paesi delle Cinque Terre è dichiarata dall’Unesco “patrimonio mondiale dell’umanità”.
1999, nasce il Parco Nazionale delle Cinque Terre.

I vicoli stretti servivano per intrappolare gli invasori e buttare loro addosso olio bollente dalle case-torri. Le case erano colorate perché i marinai le potessero riconoscere da lontano. Dal mare venivano la vita e la morte. La stessa chiesa, dove si celebrano l’una e l’altra, è incastrata nella riva, con “il fianco simile a una scogliera”; e “la maretta vi urta e suona dentro più potente dell’organo” (Ettore Cozzani). Le terrazze sono strappate alle pendici rocciose della montagna e coltivate a vite.
Le grigie scogliere si oppongono alla forza del mare. La nostalgia ti prende sulla piazzetta, al tramonto, nell’ora che volge il disio, mescolato alle barche 0tirate a riva.
E infine ci sono le pietre dei muri a secco, gli ulivi, le splendide fioriture, i profumi delle erbe. Questa è Vernazza.

Arrivando dal mare, la piazzetta di Vernazza ci viene incontro allargando le braccia. Sbarchiamo, e il porticciolo dove già i Romani venivano
a caricare le anfore di Vernaccia, sembra richiudersi su di noi per ripararci dai venti marini ed accoglierci dentro “u cantu de musse”, l’angolo delle chiacchiere: ancora così si chiama questo slargo dove, in faccia al Mediterraneo, la vita può ritornare alla sua dimensione più vera, quella dell’abbandono, della confidenza.
Su questa piazza c’è una chiesa che pare sfidare i flutti del mare.
Dedicata a Santa Margherita di Antiochia, è stata costruita nel 1318 in stile gotico-ligure. Presenta due particolarità: la torre, a pianta ottagonale e alta 40 m, più che un campanile sembra un minareto (manca solo il muezzin che chiama alla preghiera); e l’ingresso è posto nell’abside anziché nella facciata. L’interno presenta una pianta basilicale a tre navate ed è suggestivo per l’impiego dell’ardesia, la pietra nera locale. Splendido è il tabernacolo gotico (sec. XV) di autore ignoto, sul lato destro dell’abside.
Insieme alla chiesa, incornicia il porticciolo il cilindrico torrione d’avvistamento dell’antico castello Doria che, con il torrione quadrato, è quanto resta delle antiche fortificazioni genovesi in funzione anti-corsara.
Per il resto, Vernazza, oltre alle tipiche case a schiera dei borghi marinari, germogliate l’una dall’altra in funzione difensiva, presenta nella parte alta dell’abitato loggiati, porticati, vicoli stretti e ripidi sormontati da archi collegati con scale che conducono ad altre scale.
I carruggi illuminati dal sole e le case sembrano quasi bramare l’acqua, sporgersi e tuffarsi dentro di essa. Dalla piazzetta si diramano sentieri tra i più belli delle Cinque Terre, in particolare quelli che conducono al santuario della Madonna di Reggio, sorto nel sec. XI, con la sua Madonna nera che si vuole portata dai Crociati, e a quello di San Bernardino, da cui si gode un panorama che spazia dalla Corsica alle Alpi Marittime.
Nel borgo di Corniglia, raggiungibile attraverso un sentiero panoramico, è da vedere la chiesa di San Pietro (1334) di aspetto gotico-ligure, con fonte battesimale del XII sec. e facciata con rosone in marmo bianco di Carrara. Intorno, vegetazione mediterranea, cielo, mare e la chiara felicità della riviera.

Piaceri e Sapori

Attività balneari, pesca, passeggiate sui sentieri e trekking.

Il comprensorio delle Cinque Terre è dichiarato dall’Unesco “patrimonio dell’umanità”. Vernazza è anche compresa nel Parco Nazionale delle Cinque Terre.
Dal borgo partono sentieri spettacolari a picco sul mare che spesso ricalcano le antiche mulattiere dei contadini, come quello che conduce al santuario della Madonna di Reggio. I sentieri s’inerpicano a mezza costa tra gli orti profumati di limoni e basilico, si arrampicano dolcemente tra gli oliveti, le fasce coltivate a vite e i muretti su cui crescono i capperi e la violacciocca, rivelando nuove emozioni a ogni curva, fino a raggiungere la roccia nuda che si sporge a strapiombo sul mare.

Festa patronale di Santa Margherita,
20 luglio. Palio tra i due rioni,
lùvegu (l’umido) e sciùiu (il fiorito). La sera, le confraternite portano in processione gli artistici crocifissi. Chiusura con i fuochi d’artificio sul mare.

Festival del Parco delle Cinque terre, spettacoli teatrali e musicali,
luglio-agosto.

Festa al santuario di Reggio,
prima domenica d’agosto.La ricorrenza è preceduta, il sabato, dalla sagra con la banda e la processione dei bambini vestiti con il saio dei pellegrini.

Festa al santuario di San Bernardino,
8 settembre.

Vernazza_acciugheIl “tian Vernazza” (tegame d’acciughe) è un piatto preparato con acciughe di Monterosso, pomodori e patate. Le trofie al pesto sono una pasta di farina di frumento condita con basilico, olio purissimo, pinoli, maggiorana, formaggio grattugiato.

Sulle caratteristiche terrazze strappate alle rocce e ai dirupi, da secoli i contadini coltivano vigneti a pergola che danno ottimi vini: i Doc sono il bianco Cinque Terre e lo Schiacchetrà, il passito più famoso d’Italia, di limitatissima produzione. Il territorio produce anche olio extravergine d’oliva Dop e profumati limoni.