Calascibetta
Città “vittoriosa” ed equidistante dai tre mari

Comune di calascibetta
(Provincia di Enna)
Altitudine
m. 691 – 902 s.l.m.
Abitanti
4228

patrono

San Pietro Apostolo, la prima domenica e il successivo lunedì di agosto

info turismo

Comune, Via Conte Ruggero 14,
tel. 0935 569111

www.comune.calascibetta.en.it

Lo spirito del luogo

Il nome

Calat-Xibet è l’unione di due termini arabi: il prefisso qal’at, “castello”, seguito da xibet, “monte”, quindi “castello sulla vetta”.

La storia

“Calascibetta è posta in una posizione estremamente panoramica ad anfiteatro sopra una rupe sforacchiata di grotte”, scriveva J.W. Goethe nel suo Viaggio in Italia. La cittadina si eleva ai confini del Val di Noto, sull’aspro e isolato monte Xibet, che come un unico grande belvedere domina buona parte della Sicilia interna. Suo punto di forza è sempre stata la posizione geografica, pressoché equidistante dai tre mari che bagnano l’isola. Calascibetta fu fortificata e ampliata nel 1062 dal conte Ruggero I d’Altavilla, che ne fece la sua base operativa per stringere d’assedio l’inespugnabile Enna. A lui si deve la costruzione della robusta cinta muraria, delle porte d’accesso e delle torri di avvistamento, tra le quali è rimasta in piedi la Torre Normanna, oggi torre campanaria della chiesa madre di San Pietro. Le vicende storiche locali si intrecciano con quelle della Sicilia: la città partecipò alla guerra del Vespro contro gli Angioini e visse un periodo felice sotto gli Aragonesi, divenendo particolarmente cara a Pietro II d’Aragona, re di Sicilia, che edificò nel 1340 la Regia Cappella Palatina, la seconda dell’isola dopo quella di Palermo, nella quale fu sepolto nel 1342 (oggi le sue spoglie sono nella cattedrale di Palermo). Città demaniale, Calascibetta nel 1535 fu data in pegno da Carlo V di Spagna a un feudatario: gli abitanti portarono all’imperatore la somma raccolta per riscattarla e in cambio la città ricevette il titolo di Victoriosa, che campeggia nel gonfalone civico insieme al titolo di Fidelissima conferitole da Carlo II di Spagna. Grazie a franchigie e privilegi riservati a pochi altri centri della Sicilia, Calascibetta aveva un ruolo ben diverso da oggi. Ospitava inoltre dal XIV secolo una delle 57 comunità ebraiche di Sicilia; gli ebrei abitavano in una Giudecca esterna al centro abitato e contribuivano al benessere della città. L’attuale centro urbano mostra segni ancora tangibili del tessuto urbano “ingrottato” risalente all’epoca troglodita e piccole tracce di quello bizantino. Nel XVI secolo alla città rupestre si è sovrapposta quella costruita, che via via ha nascosto alla vista la prima. L’assetto urbano, nella parte più antica, è caratterizzato da una complessa maglia viaria medievale che si articola nei diversi vicoli e cortili nei quali è piacevole smarrirsi. Queste tracce di antichi insediamenti stratificati evidenziano un singolare tessuto urbanistico, anche nel sistema viario esterno, in parte ancora oggi conservato. Erano dodici le regie trazzere (trazzera significa “strada diritta”) che partivano da Calascibetta; quelle antiche vie, larghe 36 metri nelle dimensioni minime, avevano origine dalla città o dalle sue propaggini e si distribuivano a raggiera, collegandola soprattutto con i tre mari che bagnano la Sicilia.

Il sito rupestre di Calascibetta comprende oltre mille grotte sparse nella parte alta della città e nascoste dalle moderne costruzioni. Reliquie rupestri sulle trazzere di Calascibetta è il nome del percorso che invita a visitare le Grotte di via Carcere, scavate nella calcarenite e adibite nel Medioevo a carcere cittadino (la roccia ingloba magnifiche conchiglie fossili di ostriche plioceniche); la Necropoli di Realmese, la seconda necropoli pantalicana della Sicilia (IX-VI secolo a.C.) posta sulla regia trazzera Calascibetta-Gangi e costituita da 288 tombe a grotticella; il Villaggio Bizantino, un insediamento rupestre d’epoca tardo romana-bizantina che comprende due chiese rupestri a due piani e una trentina di grotte utilizzate come abitazioni o ricovero per animali.

 

La chiesa di San Pietro e Santa Maria Maggiore, costruita nel 1340 dal re Pietro II d’Aragona che la elevò a Regia Cappella Palatina, è una delle migliori espressioni dell’arte catalano-aragonese in Sicilia. I suoi tesori inestimabili sono esposti nel Museo Diocesano di Caltanissetta. Nella chiesa di trovano un ciborio di marmo (1566) e un fonte battesimale (1571) entrambi di scuola gaginiana, e tele di Gianforte La Manna e Francesco Sozzi.

 

Piazza San Pietro è uno slargo medievale dove, accanto alla chiesa, si innalza la Torre Normanna, fatta erigere dal conte Ruggero d’Altavilla quando riconquistò alla cristianità Castrogiovanni, fino al 1091 posseduta da Arabi di fede musulmana.

Il primo sabato di settembre si svolge la Sagra della Salsiccia, nell’ambito della Festa della Madonna di Buonriposo che dura fino al lunedì successivo e prevede, la domenica, il Palio dei Berberi, un’avvincente corsa di cavalli, cavalcati rigorosamente al pelo, che ha origine nel IX secolo, quando i coloni arabi vivevano nelle vicinanze della fortezza di Calat-Xibet e facevano festa con le giostre dei cavalieri e le cavalcate nei boschi.

 

Il Presepe vivente, allestito in uno scenario naturale di grotte, richiama la Betlemme di duemila anni fa, anche grazie ai figuranti in costume che interpretano antichi mestieri.

I due prodotti tipici sono il piacentinu ennese Dop, formaggio stagionato a pasta compatta ottenuto con latte ovino intero, e gli sgrinfiati, biscotti di mandorle e scorza d’arancia a forma di rombo.