Crecchio
A cena con i bizantini

Comune di crecchio
(Provincia di Chieti)
Altitudine
m. 209 s.l.m.
Abitanti
2740 (100 nel borgo)

patrono

Santa Elisabetta, ultima domenica di agosto

info turismo

Archeoclub, piazza Castello,
tel. 0871 941392

www.comune.crecchio.ch.gov.it

Lo spirito del luogo

Il nome

Secondo quanto riporta un’epigrafe, Crecchio in epoca arcaica (VI secolo a.C.) era chiamato Ok(r)ikam (poi Ocriculum dai Romani). Si ipotizza pertanto che fosse una roccaforte dei Frentani a guardia del confine con i Marrucini. C’è chi ritiene invece derivi dalla voce tardo-latina ocriculum, “monticello”, senza rapporto con le vicende degli antichi popoli abruzzesi.

La storia
Il borgo si trova in quella parte d’Abruzzo che dalla Maiella scende verso l’Adriatico in un ondulato paesaggio di poggi e colline, ricoperto di vigneti, ulivi e alberi da frutto.
In questo declivio dal monte al mare Crecchio si sforza di conservare il suo paesaggio agrario anche riconnettendosi alle sue radici, piantate nella storia. Nel 1973 la scoperta di una villa romano-bizantina ha portato alla luce reperti ostrogoti, longobardi, bizantini, utili a documentare la guerra contro i Goti e la vita nella zona costiera tra VI e VII secolo. Quando le navi di Bisanzio erano ormeggiate nel porto di Ortona e le sue truppe presidiavano le ville come quelle di Vassarella, i cui reperti sono confluiti nel Museo dell’Abruzzo Bizantino e Altomedievale che ha sede nel castello di Crecchio, lo stesso castello ancora non esisteva. C’era già invece nell’entroterra, sul colle dove sorge Crecchio, un piccolo centro in cui si erano insediati nel VII secolo gli abitanti della costa, in fuga dalla guerra tra Goti e Bizantini.
Di struttura quadrata con quattro torri angolari, il castello ducale si impone subito alla vista, imponente com’è. Cinto da mura che racchiudono anche un giardino, è accessibile da sud tramite un ponte ottocentesco e da nord tramite una piazza comunicante con corso Umberto I. Le tracce più antiche del maniero risalgono all’XI secolo, infatti il castello angioino del XIV secolo è stato ricostruito sul basamento della fortezza normanno-sveva. L’unico elemento perfettamente conservato di quel periodo è la torre dell’Ulivo, innalzata dai Normanni agli inizi del XII secolo: è la più alta delle quattro che ornano il castello e faceva parte di un sistema di avvistamento che andava dal mare alla montagna. Il castello non è l’unico bene culturale di cui il paese è dotato. Vi sono architetture religiose e civili degne di nota, quali la tardo-cinquecentesca chiesa di Santa Maria da Piedi, costruita sulle mura più antiche del borgo, e l’adiacente Porta da Piedi, l’unica ancora esistente, la chiesa barocca del Santissimo Salvatore con facciata in muratura, il ponte duecentesco anch’esso in muratura, il palazzo Monaco originario del Trecento e la Valle dei Mulini. Recentemente riqualificata con pietra arenaria e corten, creando un dialogo vivissimo tra tradizione e modernità, la piazza ai piedi delle mura di contenimento del castello è la più grande del paese, ospita eventi ed è anche una terrazza panoramica sulla Maiella e le colline circostanti.

Il borgo, anticamente cinto da mura, mantiene la struttura medievale, arricchita da dimore storiche tra cui palazzo Monaco con l’annessa chiesa di Santa Maria da Piedi. Eretta nel 1581, la chiesa, oggi usata come auditorium, ha un campanile a vela e un portale in arenaria del 1584. Si trova a ridosso della Porta da Piedi, che chiudeva l’abitato a nord; l’ingresso da sud era la non più esistente Porta da Capo, sotto le mura del castello.

Ha sede nel castello il Museo dell’Abruzzo Bizantino e Altomedievale dove sono esposti reperti che vanno dal IX secolo a.C. all’Alto Medioevo.

Valle e Parco dei Mulini: proprio a valle del borgo, lungo il corso dell’Arielli, sorgevano mulini a palmenti che utilizzavano l’energia fornita dalle acque del fiume. Si sa con certezza che nel 1630 i mulini in funzione erano sette. Ristrutturati negli anni Novanta, oggi fanno parte di un parco di interesse naturalistico e archeologico.

Santuario di Santa Elisabetta: sono interessanti gli ex voto e la statua lignea della Madonna riconducibile alle manifatture abruzzesi del XIV e XV secolo.

A cena con i Bizantini: il terzo fine settimana di luglio, musiche, rievocazioni, visite guidate in costume, danze e sapori della cucina bizantina e medievale rimandano al tempo dei reperti archeologici del museo del castello, testimoni di scambi commerciali tra l’Abruzzo bizantino e l’oriente.
Festa patronale di Santa Elisabetta: l’ultimo fine settimana di agosto, Crecchio si illumina a festa per i suoi santi protettori Rocco, Filomena e Elisabetta, con musica dal vivo, concerti bandistici e stand gastronomici
La vocazione agricola del territorio si riflette nelle tradizioni culinarie: pizza di farina di mais e foje (verdure di campo), pallotte cacio e ove, baccalà e peperoni, calcionetti (dolce natalizio). Diversi frantoi producono olio extravergine di qualità e le cantine fanno onore a Crecchio Città del Vino con eccellenti Montepulciano d’Abruzzo, Trebbiano, Pecorino e Cococciola.