cornello-stemmaCornello dei Tasso
L’invenzione delle poste

Comune
di CAMERATA CORNELLO

(Provincia di Bergamo)
Altitudine
m. 560 s.l.m.
Abitanti
600 (45 nel borgo)

info turismo
Museo dei Tasso e della Storia Postale, Via Cornello 22
Tel/Fax: 0345 43479
info@museodeitasso.com
www.museodeitasso.com
www.cameratacornello.com

Lo spirito del luogo

cornello-stemmaIl nome
La prima citazione di Camerata è del 1181 e in altri documenti della stessa epoca appare anche il nome di Cornello. L’etimologia è incerta, anche per quanto riguarda il toponimo Camerata, forse riferibile alla presenza in zona di un edificio fortificato e dotato di aperture (camere) ad arco.

 

La storia
1251, abitano al Cornello, come confermano i documenti, Omodeo Tasso e altri membri della famiglia dei “mastri di posta”. L’attività, dapprima svolta a piedi, fu in seguito perfezionata con l’uso del cavallo, delle staffette e delle diligenze. Organizzandosi in una società privata, la Compagnia dei Corrieri, la famiglia dei Tasso, nei suoi vari rami, riuscì ad ottenere la gestione delle poste dapprima nella Repubblica di Venezia e poi, tra ’400 e ’500, nello Stato pontificio, nello Stato di Milano e in tutte le contrade d’Europa dominate dall’Impero Asburgico.
1330 ca., si trova già l’indicazione di Cornello de Tazzis, segno dell’importanza assunta dalla famiglia che aveva qui il suo luogo d’origine.
1430, la notorietà di Cornello, posta sulla via mercatorum che collega Bergamo con la Val Brembana, è confermata dalla concessione del mercato per due giorni la settimana.
1592, su incarico del Senato della Repubblica di Venezia, il podestà di Bergamo Alvise Priuli fa tagliare nella roccia viva la nuova strada della Val Brembana, che aggira Cornello per portarsi su altre arterie più comode per il commercio con i Grigioni e la Valtellina. La strada Priula segna la fine dell’epoca d’oro di Cornello e l’inizio del suo isolamento.
1899, l’abate Girolamo Figini conferma un’impressione di desolazione che un po’ tutti i viaggiatori in queste esprimono alla vista del gruppo di case di Cornello, “abitato da poveri montanari che d’estate sono costretti ad emigrare in Francia, impiegandosi nella fabbrica del carbone, per guadagnarsi quel pane che non dà loro la povertà del sito”.

Vedere, sui muri di un palazzo signorile semidiroccato, gli uncini cui un tempo si appendevano gli arazzi – com’è accaduto nell’Ottocento a un viaggiatore che è stato qui – mette certo tristezza. Ma questo abbandono di pitture imbiancate o svanite, di fregi coperti, di grazie decadute, che consente a mala pena, nelle antiche dimore dei mastri di posta, di leggere il loro stemma con corno e tasso, ha permesso di conservare il borgo così com’era cinque secoli fa. Da allora, poco o nulla è cambiato. La struttura originaria è praticamente intatta e il campanile romanico svetta ancora tra i boschi. Cornello è un angolo fuori dal tempo, che non è stato possibile rovinare. Non interessava a nessuno: è stata la sua fortuna.

Cornello dei Tasso è una delle località della provincia di Bergamo dove meglio si è conservata la struttura urbanistica medioevale. Un tempo, il borgo era al centro dei commerci che si svolgevano con la Valtellina lungo la via mercatorum e sede di un importante mercato. Sul finire del Cinquecento la sua fortuna cominciò a declinare in seguito alla costruzione (1592) della nuova strada di fondovalle, la Priula, la quale attraversava tutta la Val Brembana ma non toccava più Cornello. Il villaggio in tal modo rimase escluso dai traffici, perdendo l’importante funzione di raccordo tra la media e l’alta valle che aveva svolto fino a quel momento. Il secolare isolamento ha favorito la conservazione dell’originario tessuto urbanistico che è caratterizzato dalla sovrapposizione di quattro diversi piani edificativi. Nella parte più bassa sono allineate orizzontalmente alcune costruzioni a strapiombo sul Brembo che evidenziano l’originaria caratteristica di fortificazione del borgo. Sul piano superiore corre la via porticata, sovrastata da arcate in pietra, coperta da un soffitto in travi di legno e pavimentata in acciottolato. Essa costituisce l’elemento di maggior pregio di tutto l’abitato. Sotto il porticato si aprono verso valle gli accessi agli edifici del piano inferiore e si affacciano verso monte le botteghe e le scuderie che nel periodo di maggior sviluppo erano il cuore commerciale del paese. Il terzo piano, più aperto, era dedicato alle abitazioni e alterna edifici piuttosto semplici a palazzi di un certo interesse architettonico. In alto sorge la chiesa che rappresenta l’ideale raccordo tra le costruzioni dei piani sottostanti.
Separato dal contesto urbanistico è il palazzo Tasso, che sorge su uno sperone di roccia sul lato meridionale del borgo con evidente funzione di guardia verso la valle. La sua struttura è ancora abbastanza leggibile grazie al recupero delle rovine effettuato dalla Provincia di Bergamo. Il paese è dominato dall’alto dalla chiesa, il cui campanile con finestre a bifore è tra i pochi esempi di stile romanico in Val Brembana.
La costruzione, notevolmente trasformata nel corso dei secoli rispetto alla struttura originaria che risale al XII secolo, rappresenta uno degli elementi di maggior interesse del borgo.
L’aspetto più interessante riportato alla luce dai lavori di restauro è il grandioso ciclo di affreschi che ricoprono le pareti interne della cappella nobiliare dei Tasso e che risalgono al XV-XVI sec. La complessità, la varietà dei temi e il notevole gusto stilistico rendono questo ciclo uno dei più pregevoli tra quanti adornano le chiese della Val Brembana. Vi è chi ipotizza che tra gli esecutori vi sia Baschenis di Averara. I quadri dell’affresco presentano notevoli diversità stilistiche: accanto a figure che riproducono, nel portamento e negli abiti, esempi tipici della vita popolare, si ammirano soggetti piuttosto raffinati, ripresi in atteggiamenti contemplativi e in abbigliamento sfarzoso. D’altra parte, questa netta distinzione era una caratteristica degli abitanti di questo luogo, dove tra una maggioranza di contadini e piccoli artigiani si potevano incontrare, a partire dai Tasso, alcune famiglie di rango elevato. Di buona fattura sono le figure di San Giorgio,
SanVincenzo, SantoStefano e Sant’Agata; pregevole è l’Adorazione dei magi; ma il più bello di tutti è il riquadro del Miracolo di Sant’Egidio, protettore dei maniscalchi, scena di notevole interesse storico per la raffigurazione di ambienti, costumi e attrezzi da lavoro dell’epoca.
Infine, sulla cornice della pala con la Crocifissione, datata 1635, è ben visibile lo stemma del casato dei Tasso, con corno di posta e raffigurazione del tasso. L’insegna è visibile anche su una casa che si affaccia sullo slargo centrale del borgo.

Guarda tutti i video sulla pagina ufficiale Youtube de I Borghi più belli d’Italia.

Piaceri e Sapori

Passeggiate, trekking, escursioni in montagna, canoa e rafting.

Una passeggiata di mezz’ora consente di arrivare, attraverso l’antica via mercatorum, oggi una semplice mulattiera che attraversa prati, boschi e vallette, a Oneta, dove la tradizione pone la “casa di Arlecchino”, un edificio signorile di epoca quattrocentesca che in realtà fu la dimora di Alberto Ganassa, il primo interprete della popolare maschera bergamasca.
Lungo il tragitto, l’oratorio di Sant’Anna in contrada di Piazzalina ha un affresco sulla facciata.
Un altro itinerario interessante è quello che si snoda lungo le contrade nelle quali è documentata la presenza di abitazioni dei Tasso. Dal Cornello si sale ai Tassi, quindi al Bretto, con le sue antiche case ancora segnate dagli stemmi dei mastri di posta, la chiesetta che appartenne alla famiglia e, nella valle, i resti del vecchio mulino che per secoli macinò le granaglie dei contadini della zona.
Un giro tra le contrade alte porta alla Brembella e, da lì, attraverso una mulattiera, ai Lavaggi e al roccolo di Boffalora, quindi ai vasti prati della Cà Bianca, dei Piazzeri e della torre. Oltre, si entra nel fitto bosco della Lunga e s’incontrano i gorghi spumeggianti della Val Secca. Dovunque, silenzio e ampi panorami sul fondovalle.

Cornello_museoMuseo dei Tasso e della Storia Postale,
tel. 0345 43479: la raccolta occupa due stabili attigui a quello che fu uno dei palazzi dei Tasso e comprende due sezioni: una di carattere locale e l’altra con contenuti espositivi più generali. Vi sono esposti alcuni oggetti relativi alla storia postale italiana con riferimenti alla secolare vicenda tassiana.
Per informazioni sugli orari d’apertura: www.museodeitasso.com

 

Orari di apertura Museo:

da ottobre a giugno
lun. e mart.: chiuso
da merc. a ven.: 14.00 /17.00
sabato: 14.00/18.00
dom.: 10.00/12.00 14.00/18.00
da luglio a settembre
lunedì: chiuso
da mart. a dom.: 10.00/ 12.00 e 14.00 /18.00

Concerti di musica classica, nella piazzetta di fronte alla chiesa, nei mesi estivi.

Cornello offre una cucina semplice, a base di prodotti che si fanno apprezzare per l’intensità del gusto e dell’aroma. Il posto d’onore tra i primi piatti spetta ai casonséi, grossi ravioli fatti in casa con ripieno a base di pangrattato, formaggio, uovo, aglio e prezzemolo, e conditi con burro e salvia. Passando alla polenta, accanto alla nota taragna, è tipica della zona la polenta cunsada, servita appena cotta, a bocconcini, ricoperti di taleggio fresco e conditi con panna e burro fritto con salvia. Prelibato anche il chisöl, un involto di polenta ripiena di taleggio fresco che viene fatto abbrustolire sulla brace o sul piano della stufa.
La polenta accompagna i piatti di carne: coniglio e pollo arrosto, capriolo e lepre in salmì, uccellini, rane e lumache con la panna.

Il Formai de mut dell’Alta Val Brembana è un formaggio Dop la cui area di produzione corrisponde ai territori di 21 comuni della valle. Se ne distinguono due produzioni: una estiva, ottenuta con il latte degli animali al pascolo, più limitata e dunque più ricercata, e una invernale, proveniente dalle latterie e dalle aziende agricole di fondovalle.
Altri formaggi tipici della Val Brembana sono il Branzi, il cui sapore dolce e delicato viene dalle particolari essenze vegetali presenti nei foraggi della valle; i caprini dai profumi naturali; l’Agrì, la Formagella, lo Stracchino e il Salva, prestigiosi prodotti dell’arte casearia garantiti dal marchio “Prodotti della Valle Brembana”. Il Taleggio, infine, il più celebre di tutti, è un formaggio Dop a pasta molle il cui nome deriva dall’omonima valle. La sua origine risale al X-XI sec., quando nelle grotte delle Prealpi bergamasche questo formaggio affinava le proprie qualità grazie alle fresche e profumate correnti provenienti dalle fenditure della roccia.