Loro-StemmaLoro Ciuffenna
Pievi e fiori di campo

Comune di LORO CIUFFENNA
(Provincia di Arezzo)
Altitudine
m. 340-1593 s.l.m.
Abitanti
5862 (2878 nel borgo)

Patrono
Santa Maria Assunta, 15 agosto
info turismo
Ufficio Turistico, Piazza Matteotti 7
locali della casa Comunale – Tel. 055 9170136
www.comune.loro-ciuffenna.ar.it

Lo spirito del luogo

Loro-StemmaIl nome
Il toponimo è attestato per la prima volta nel 1050 come Loro, dal latino laurus, alloro. Ciuffenna è il nome del torrente vicino, citato nel 1037 come Iofinne e derivato secondo alcuni dal nome di persona romano Clufennius di probabile origine etrusca, secondo altri direttamente dall’etrusco cefa, cerva. Il nome del torrente fu aggiunto a quello di Loro nel 1862.

 

La storia
210 a.C., descrivendo il passaggio di Annibale da queste parti, Tito Livio annota che i terreni sono ancora chiamati Campi Etruschi; la presenza etrusca è attestata dai toponimi (ad es. la località di Gropina dall’etrusco Krupina) mentre quella romana ha la sua testimonianza più importante nella via Clodia (o Cassia Vetus) che ricalca peraltro un antico tracciato etrusco.
V-VI sec. d.C., i fondamenti di una chiesetta tardo-romana rinvenuti sotto la pieve di Gropina rilevano l’esistenza di un pagus, villaggio, all’incrocio tra la via Clodia e un sentiero che scendeva dai monti.
XII-XIII sec., intorno alle pievi di Gropina e San Giustino si raccolgono le parrocchie e gli abitanti dei piccoli castelli sorti già intorno al IX sec.
XIII-XIV sec., il territorio compreso tra l’Arno e le pendici del Pratomagno è sotto la signoria dei conti Guidi; nel 1306 gli abitanti del castello di Loro sono i primi a sottomettersi alla Repubblica fiorentina; l’ultimo dei borghi fortificati a consegnarsi a Firenze è Borro nel 1344.
1462, Loro si costituisce in comune autonomo dandosi propri statuti; nel corso del secolo aumenta la sua importanza economica sotto la dominazione dei Medici.
1646, il comune è concesso in feudo al senatore Piero Capponi col titolo di marchesato, ma già nel 1665 torna a far parte dei beni del Granduca di Toscana.
1815, con la restaurazione granducale dopo l’occupazione francese, lo stemma di Loro viene ridisegnato (al posto dei rami, tre alberi di alloro in cima ad altrettanti monticelli) per evidenziare la nuova unità amministrativa sorta dopo le modifiche napoleoniche.

All’inizio fu la cerva etrusca che correva nei boschi del Pratomagno. Poi il ponte medievale, da cui
i viandanti sentivano gorgogliare
le acque del Ciuffenna, il mulino nel centro storico, le vecchie case hanno continuato a portare il peso degli anni e le benevolenze della natura. Intorno al borgo di Loro ci sono boschi di querce, castagni e pini montani, dove crescono funghi ed erbe selvatiche. C’è lo spettacolo dei fiori di campo nei prati del Pratomagno. Ci sono le pievi con l’abside rivolta a est, dove sorge il sole. In quella di San Pietro a Gropina, un labirinto di segni e simboli ci introduce a un grande viaggio nei misteri del mondo, ai quali ci avvicina anche la morte languida del Cristo nella Pietà del Portelli custodita nella chiesa di Santa Maria Assunta. Le antiche dimore, le stradine strette, i profili dei monti inducono alla meditazione artisti come Venturino Venturi, che qui trovarono la voce del ruscello, la nota compatta della civetta, la dolcezza delle donne in attesa: in una parola, il senso della vita.

Loro Ciuffenna si trova tra l’Arno e le colline che fanno da preludio alla montagna del Pratomagno. Tutt’intorno, le Balze, curiose formazioni naturali di argilla e sabbia alte fino a cento metri, che caratterizzano il territorio anche del vicino borgo di Castelfranco. Con il suo crinale di dolci pendii, il massiccio appenninico del Pratomagno è un impasto di erba, roccia e bosco che sorveglia una Toscana di borghi dimenticati e pievi romaniche.
Le case in pietra costruite a strapiombo sulle gole del fiume Ciuffenna, le viuzze lastricate, buie e tortuose, il vecchio ponte avvertono che il Medioevo ha lasciato qui segni profondi, impressi anche sui volti delle Madonne nelle chiese e – più a ritroso nei secoli – negli oscuri simboli dirozzati nella pietra della Pieve di Gropina. Percorriamo come antichi viandanti il ponte che ci introduce, salendo sulla sinistra, alla porta dell’Orologio, da dove entriamo nel nucleo più affascinante del borgo, costruito lungo un unico asse viario di attraversamento da est a ovest che termina con una seconda porta, in direzione di Arezzo. Prendendo a sinistra la strada in salita, arriviamo alla chiesa di Santa Maria Assunta, già citata nel 1275 e che reca incisa sull’architrave la data del 1333. La chiesa custodisce sull’altare maggiore un pregevole polittico a fondo oro di Bicci di Lorenzo raffigurante una Madonna e Santi, dipinto nei primi del Quattrocento, e affreschi tre-quattrocenteschi. Il percorso naturalistico s’intreccia con quello artistico-religioso per svelare le bellezze della valle dell’Arno.
Le chiese del territorio di Loro Ciuffenna sono tutte di origine romanica, e spesso conservano di quello stile i tratti fondanti. Segnaliamo in particolare, anche per la presenza all’interno di opere d’arte che vanno dal goticoal barocco, la chiesa di Santa Maria a Faeto (con tavola quattrocentesca attribuita a Bicci di Lorenzo) e la chiesa di San Biagio al Borro (con una Crocifissione cinquecentesca).
Vi sono poi alcuni edifici sacri sorti per inglobare tabernacoli di immagini miracolose, come il santuario della Madonna dell’Umiltà, sulla strada per Gropina, del 1604, ricco di opere secentesche. Ma sono soprattutto le pievi, costruite sul tracciato dell’antica via Clodia, che ricalca all’incirca quello dell’attuale via dei Sette Ponti, a caratterizzare questo territorio. Delle sei pievi poste sulla Sette Ponti, due sono nel comune di Loro: quelle di San Giustino e di Gropina. La prima è nominata sin dal 1011 e si presenta, come quella di Gropina, a pianta basilicale a tre navate e con ben tre interventi di restauro: in occasione di quello settecentesco furono realizzate le quattordici tele delle stazioni della via Crucis (1745).
Abbiamo lasciato per ultima la pieve di San Pietro a Gropina perché è una delle più belle della Toscana, un capolavoro del romanico. La pieve ingloba l’antica chiesa paleocristiana (V-VI secolo) e l’edificio longobardo (VIII-IX secolo), come attestano alcune tombe ritrovate con le lastre di chiusura ancora scolpite con la tipica croce. Di epoca longobarda è anche il magnifico pulpito (l’iscrizione porta la data dell’825) che le maestranze romaniche, all’opera tra XII e XIII secolo, hanno deciso evidentemente di riutilizzare. Il pulpito, sorretto sul davanti da due colonnine annodate e arricchito con figure a bassorilievo ricche di simboli, sembra mettere in scena, ai nostri occhi di moderni, “un E.T. prima del Mille” – com’è stato scritto – per via del modo fantasmatico, magico, quasi surreale di rappresentare la figura umana.
Da notare anche gli splendidi capitelli, in particolare quelli della parte sinistra, che risentono di influssi provenzali, magari filtrati attraverso l’Emilia, dal momento che Gropina dipendeva dall’abbazia modenese di Nonantola.
La scrofa con i suoi piccoli scolpita nel capitello del semipilastro a destra dell’ingresso, è simbolo di fecondità della terra. Tornati a Loro, ci resta da visitare il museo dedicato a Venturino Venturi e allestito nel palazzo comunale che si affaccia sulla piazza principale. Ai margini orientali del borgo, infine, sorge
la basilica di Nostra Signora, interamente affrescata con scene bibliche. All’interno della cappella della Misericordia, attigua alla basilica, si ammira la Pietà dipinta da Carlo Portelli nel 1561.

Piaceri e Sapori

Percorrere in bici la via dei Sette Ponti permette di apprezzare in tranquillità il fantastico paesaggio delle Balze. Il crinale del Pratomagno si presta, invece, alla mountain bike. Per le escursioni a piedi, si può scegliere tra il corso del Ciuffenna, dove d’estate si può fare il bagno sotto le cascatelle, e i prati vicino alla Croce del Pratomagno, a quasi 1600 m d’altitudine.

La cima del massiccio appenninico del Pratomagno ricoperta di neve, i colori autunnali del bosco, i campi fioriti in primavera, le chiazze rosse delle bacche, il profumo dell’erica: intorno a Loro Ciuffenna si apre un paesaggio di pievi e piccoli borghi incastonati nell’ambiente naturale. Tra questi ultimi, sono da visitare Anciolina, a 921 m sulle propaggini del Pratomagno, con le abitazioni in pietra quasi tutte recuperate dopo un periodo d’abbandono, e Rocca Ricciarda, nido d’aquila a quasi 1000 m d’altitudine, luogo di grande suggestione anche per le leggende di antichi insediamenti che lo circondano. Per visitare il castello e il sito archeologico, si passa attraverso i resti dell’originaria porta e si sale una scalinata di ferro di cento scalini.

Museo Venturino Venturi,
piazza Matteotti 5: ospitato nelle sale del Municipio, raccoglie sculture in bronzo e in legno, oggetti in ceramica e disegni dell’artista locale; bellissima la collezione di ritratti in pietra, alcuni di persone note come i poeti Alessandro Parronchi e Mario Luzi, e l’architetto Giovanni Michelucci.

Pinacoteca d’Arte Contemporanea,
piazza Matteotti n.5: il piano terra della casa comunale raccoglie opere provenienti dalle varie edizioni del Premio Nazionale di Pittura Ciuffenna; nei locali della pinacoteca sono esposte opere di artisti quali Luca Alinari, Antonio Bueno, Virgilio Guidi, Nano Campeggi, Giuliano Ghelli.

Casa Venturi,
via Martiri della Libertà 7, tel. 055 9175028: è la casa che Venturi si costruì negli anni ’60, quando sentì il bisogno di tornare al borgo natale dopo gli anni trascorsi a Firenze, Milano e Lussemburgo; vi sono custoditi lavori dell’artista (nello studio), una biblioteca e l’archivio.

Sagra della Trota,
25 aprile.

Maratonina delle Quattro Pievi,
1° maggio.

Estate Lorese,
giugno-settembre.

Castagnata Lorese,
novembre. Nelle frazioni, durante il periodo estivo, si svolgono sagre ed eventi culturali. Per informazioni: tel. 055 9170.153/139.

Loro-castagneLe castagne sono alla base dei piatti locali. Nei ristoranti chiedete il coniglio con salsiccia e castagne e, sempre che sia stagione, le frittelle oppure la polenta di castagne, ottima con ricotta o pecorino fresco, e accompagnata al baccalà arrostito.

Loro-zolfinoColtura tipica della zona è il fagiolo zolfino, così chiamato per il colore giallino che richiama quello dello zolfo. Dalla montagna vengono le castagne, di cui si può vedere la macinazione nel mulino di Loro, insieme a quella del grano. Nella frazione Gorgiti viene sfornato un pane delizioso, che nasce dalla combinazione di farina e acqua del luogo.