Montescudaio-StemmaMontescudaio
Sentinella d’altri tempi

Comune di MONTESCUDAIO
(Provincia di Pisa)
Altitudine
m. 242 s.l.m.
Abitanti
1820

info turismo
Comitato Promozione Turistica, Via Roma 2
tel. 0586 655394
Ufficio Turistico, Via Roma 2  |  tel. 0586 655394
Comune, Via della Madonna 37
tel. 0586 651611  | www.comunemontescudaio.pi.it

Lo spirito del luogo

Montescudaio-StemmaIl nome
Deriva dal latino Mons Scutorum che significa “monte degli scudi” o “monte degli scudieri”, a significare la rilevanza militare e strategica del borgo fortificato.

 

La storia
1091, intorno al monastero di Santa Maria, fondato dalle suore benedettine poco prima del Mille in una località ancora oggi chiamata “la Badia”, sorge in posizione strategica un piccolo villaggio con il suo castello, a servizio dei Conti della Gherardesca, che per secoli restano i signori di questo territorio.
1408 è l’anno indicato come quello di nascita del Comune; in seguito alla conquista di Pisa da parte di Firenze, anche Montescudaio, come gli altri paesi della Val di Cecina, si sottomette alla Repubblica fiorentina.
1479, il castello è distrutto dal Conte Orsini di Pitigliano.
1648, il borgo passa ai Marchesi Ridolfi.
1737, il territorio entra nei domini del Granducato di Toscana.
1846, un terremoto distrugge l’agglomerato più antico del castello, compresa la chiesa abbaziale di Santa Maria; con l’aiuto finanziario del Granduca e l’impegno della popolazione, il paese viene ricostruito in dieci anni.

Sospeso tra terra e mare, il “monte degli scudi” è un piccolo paese della Val Cecina che dalle vecchie mura castellane vede il Tirreno e le sue isole.
La sentinella è la bella torretta della Guardiola, punto panoramico d’eccellenza, dove i pensieri si fanno incerti tra la quiete collinare e l’avventura marina.
Tra i viottoli lastricati in pietra che portano il profumo del pane cotto a legna, sembra di vivere in una gabbia morbida, dove volentieri ci si fa rinchiudere per poi fuggire e ritornare.
L’aria tiepida accompagna lo sguardo sugli ulivi, i filari di vigne, gli alberi da frutto, e non è difficile immaginare la dea dell’abbondanza che giunge dalle campagne con un canestro colmo dei buoni prodotti di questa terra: il vino, l’olio, il pane, i salumi.

Dal piazzale del Castello, nelle giornate terse si scorgono le isole Gorgona e Capraia e, se si è fortunati, addirittura la punta nord di Capo Corso. Lasciando vagare lo sguardo giù dalle mura di cinta, si vedono le cento casupole del borgo di sotto con i loro caratteristici tetti ricoperti da coppi toscani. In prossimità di via del Borgo si trova torre Civica, la cui parte inferiore risale al XII secolo, punto di accesso al castello medievale vicino al quale sorgeva la casa del gabelliere.
Lungo il perimetro del castello si osservano le imponenti mura di cinta, alte fino a 15 metri, che conservano l’originaria muratura nei tratti nord e sud, e in particolare nella Guardiola, l’unica torre di avvistamento rimasta. Il Poggiarello è un rione di casette addossate le une alle altre, ricostruite e restaurate dopo il terremoto del 1846, a ricordo del quale è stata eretta la piccola edicola dedicata a Sant’Antonio che si incontra uscendo dalla piazza.
Tra gli edifici civili, notiamo il seicentesco palazzo Ridolfi e il settecentesco palazzo Guerrini, entrambi appartenuti a famiglie che hanno retto le sorti di Montescudaio, nonché il municipio, più volte restaurato e ricavato dalla residenza del 1770 della famiglia Cancellieri.
La chiesa parrocchiale dell’Assunta è stata ricostruita dopo il terremoto del 1846 (conserva una statua settecentesca in marmo dipinto e una Annunciazione di scuola veneziana del Seicento) e non è il luogo di culto più antico, dal momento che ha ereditato nel 1416 il nome del soppresso monastero femminile dedicato alla Vergine, situato in una località ancora chiamata “la Badia”. Qui infatti era stato fondato nel 1091 un cenobio femminile, quando Gherardo V donò alla badessa Imilde l’edificio di culto e il cimitero già esistenti in Montescudaio. Superata la Badia, che si trova in aperta campagna, la strada maestra incontra un bivio segnalato da un’edicola con croce in ferro e galletto in cima.
A destra si percorre un acciottolato che conduce alla fonte seicentesca, dopo la quale si incontra il caseggiato settecentesco di Scialicco e, di nuovo sulla strada asfaltata
dell’Acquaviva, una quercia secolare. Proseguendo si raggiunge la Fattoria Osella dell’Acquaviva; costeggiando poi sul fianco del colle la Fattoria di San Giovanni, la strada presenta un bivio che induce a risalire la via del crinale dove, passando accanto alla Fattoria La Prugnola, si scorge la chiesa romanica di Santa Lucia a navata unica del XII secolo.
Un’altra bella passeggiata tra atmosfere agresti e pacifiche è quella che segue il vecchio acciottolato che porta in località Santa Perpetua. Proseguendo sul sentiero ci si inoltra nel bosco e si percorre tra gli argini la “strada del Muggine” abbracciata da una folta vegetazione abitata ancora da istrici, cinghiali e rapaci.

Piaceri e Sapori

Passeggiate sui sentieri di campagna, escursioni a cavallo e trekking.

Montescudaio è stato tra i Comuni fondatori dell’Associazione nazionale Città del Vino. Inoltre fa parte delle associazioni nazionali Città del Pane e Città dell’Olio. Molte sono le passeggiate da fare nei dintorni, alla ricerca non solo delle specialità gastronomiche del territorio, ma anche di arte e natura.
Ad esempio nel Bosco degli Scornabecchi, 53 ettari di oasi naturale disseminata di aree per la sosta e il ristoro.
Oppure alla Steccaia, mezzo km da Casa Giusti in direzione Volterra, all’altezza dell’attuale ponte sul fiume Cecina, dov’è stata realizzata in epoca granducale una grande opera di ingegneria idraulica.

Spazio Minerva,
galleriad’arte contemporanea, attivanella promozione di mostre ed eventi.

Piccolo Museo
dell’Arredo Sacro, in tre stanze (visita su richiesta, tel. 0586 651942) sono custoditi i paramenti sacri dell’abate Quirino Bussotti, testi del XVIXVII secolo e un reliquiario coronato da ostensori in argento del Seicento.

Rassegna Estiva,
luglio-agosto: musica, danza, teatro e cinema nel piazzale del Castello.

Vino Estate,
15 agosto: Montescudaio approfitta del pienone di turisti per far conoscere i vini del suo territorio; coincide con la festa di Santa Maria Assunta.

Sagra del Vino,
inizio ottobre: appuntamento importante per produttori e buongustai; la Doc Montescudaio ha qui la sua sede e la festa, ormai trentennale, è l’occasione per assaggiare i vini del territorio: la scelta è variegata anche perché ultimamente, con il nuovo disciplinare, cala la predominanza di Sangiovese a favore di vitigni innovativi quali Cabernet e Merlot.

Montescudaio Olea,
fine novembre: l’appuntamento si accompagna alla manifestazione “Pane & olio in frantoio” dell’Associazione nazionale Città dell’Olio.

Finalmente un piatto, anzi più piatti, che parte dall’elemento basilare: il pane – che a Montescudaio è il classico toscano insipido e cotto esclusivamente nei forni a legna.
Con esso si fanno pranzi e cene: crostini di milza e fegatini, ribollita, pappa al pomodoro, minestra di pane e fagioli o ceci, e la toscanissima “zuppa lombarda” ricca di verdure.
ALTRI MOTIVI
DI APPREZZAMENTO
Ribollita di verdure con crostiniMontescudaio è stato tra i Comuni fondatori dell’Associazione nazionale Città del Vino. Inoltre fa parte delle associazioni nazionali Città del Pane e Città dell’Olio. Molte sono le passeggiate da fare nei dintorni, alla ricerca non solo delle specialità gastronomiche del territorio, ma anche di arte e natura.
Ad esempio nel Bosco degli Scornabecchi, 53 ettari di oasi naturale disseminata di aree per la sosta e il ristoro.
Oppure alla Steccaia, mezzo km da Casa Giusti in direzione Volterra, all’altezza dell’attuale ponte sul fiume Cecina, dov’è stata realizzata in epoca granducale una grande opera di ingegneria idraulica.
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Il borgo è sede del Consorzio Vino Doc Montescudaio (via Roma 2, tel. 0586 655394). Per il Montescudaio rosso il vitigno base è il Sangiovese, presente almeno al 50%, mentre nel bianco prevale il Trebbiano Toscano, come per il Vin Santo. Quando i vitigni Cabernet, Merlot, Sangiovese, Chardonnay, Sauvignon sono presenti almeno all’85%, il vino può assumere la specificazione del vitigno omonimo.