Scarperia-stemmaScarperia e San Piero
Brillano le lame

Comune di SCARPERIA E SAN PIERO
(Provincia di Firenze)
Altitudine
m. 285 s.l.m.
Abitanti
7175 (830 nel borgo)

info turismo
Palazzo dei Vicari e Pro Loco, Tel. 0558 468165
Comune Ufficio Turismo, Tel. 0558 431638
www.comune.scarperia.fi.it
www.proloco.scarperia.fi.it

Lo spirito del luogo

Scarperia-stemmaIl nome
Il borgo fu fondato col nome di Castel San Barnaba in un luogo conosciuto come “la Scarperia”, perché alla scarpa, cioè ai piedi, dell’Appennino. Da lì, infatti, iniziava una salita al passo del Giogo, erta e difficile, cioè “ria”.

 

La storia
1299, il Consiglio dei Cento del Comune di Firenze, per riorganizzare e meglio controllare il proprio territorio, decide di fondare due nuovi insediamenti fortificati, uno al di qua e l’altro al di là del valico appenninico del Giogo, importante via di comunicazione tra Firenze e l’Emilia.
1306, sconfitti gli Ubaldini, antichi feudatari del Mugello, Firenze il 18 luglio delibera la costruzione del nuovo fortilizio, Castel San Barnaba, nel luogo detto “la Scarperia”. Il 7 settembre sono disegnate le strade e le mura davanti agli abitanti della campagna chiamati a raccolta nel nuovo centro, che ufficialmente nasce il giorno dopo prevedendo l’esenzione decennale da tasse e balzelli per tutti coloro che vi costruiranno la propria casa.
1355, gli abitanti si oppongono per 55 giorni alle truppe milanesi di Giovanni Oleggio.
1415, Scarperia diviene sede del vicario, rappresentante del potere amministrativo e giudiziario di Firenze, e il castello è ampliato
per ospitarlo. Tutti i vicari lasciano il loro stemma nel palazzo, scolpito o dipinto. L’attività commerciale di Scarperia cresce grazie alla sua posizione strategica lungo la strada del Giogo, attraverso la quale si raggiungono l’Emilia e il Nord Italia. Numerosi sono nei secoli XV e XVI gli albergatori e gli osti, e diffuse le botteghe artigiane, in particolare quelle dove si forgia il ferro e si producono utensili agricoli e coltelli.
1542, un rovinoso terremoto danneggia le mura e quasi tutti gli edifici civili e religiosi.
1551, la popolazione di Scarperia è di 978 abitanti.
1752, il nuovo governo dei Lorena per migliorare la viabilità transappenninica costruisce la strada carrozzabile della Futa, che taglia fuori Scarperia dalle correnti di traffico che avevano fatto la sua fortuna. Osterie, alberghi e taverne cessano la loro attività e anche la vita dei coltellinai diventa difficile. Nei primi decenni dell’Ottocento ne restano solo 50.
1908, la legge che proibisce il commercio e l’uso dei coltelli a serramanico superiori alla lunghezza del palmo della mano dà il colpo di grazia all’artigianato dei ferri taglienti.

Paese dell’anima, si potrebbe chiamare Scarperia, come l’opera di un suo celebre figlio, lo scrittore Nicola Lisi. Un’anima di ferro appena ingentilita dalle pitture rinascimentali disseminate in palazzi e chiese, o dai versi poetici di Margherita Guidacci, che tanto amò questo borgo.
Qui tutto parla di ferri taglienti, cioè di “coltelli, cisoje e temperini”, la cui produzione assicurò fama agli artigiani locali, dal Medioevo fino a metà Settecento. Dall’umile coltello della mensa dei poveri alle preziose lame impugnate dai nobili, dal fedele utensile usato nel lavoro dei campi al pugnale come pegno d’amore o simbolo di fedeltà: tutta l’arte della coltelleria ha trovato a Scarperia il suo antro di Vulcano.

Scarperia è uno dei centri storici più interessanti del Mugello, una conca interna della Toscana che i valichi appenninici mettono in comunicazione con Bologna e con la Romagna. Il borgo, sorto come avamposto fiorentino lungo la via Bolognese, è poi diventato importante mercato e luogo di sosta sfruttando la sua posizione. Ancora oggi è attraversato e diviso in due dalla strada che conduce a Bologna, intorno alla quale gli edifici hanno formato un tessuto urbano di forma vagamente rettangolare racchiuso da mura intervallate da torri quadrate. Il cuore dell’insediamento fortificato è il palazzo dei Vicari, residenza di impianto trecentesco, severa e turrita sul lato rivolto verso la piazza, e fortezza sul retro.
Due grandi muraglie che formano un vasto cortile interno lo raccordano al mastio, a sua volta inserito nel percorso occidentale della cinta muraria, che purtroppo solo in alcuni tratti è ben conservata.
Tutto il complesso del palazzo è dotato di scarpatura alla base delle mura e di un agile torre, con merli e beccatelli, svettante dall’angolo destro della facciata volta alla piazza.
I restauri dopo il terremoto del 1929 lo hanno reso simile al palazzo Vecchio di Firenze.
La facciata è ornata dai numerosi stemmi dei vicari che si sono succeduti, a dimostrazione di quanto fosse ambita questa carica dai Fiorentini più potenti. Lasciare l’emblema della propria casata era un obbligo per ogni nuovo vicario. Molto interessanti sono gli stemmi in terracotta invetriata provenienti dalle botteghe dei Della Robbia e di Benedetto Buglioni. L’interno è caratterizzato da finiture ed affreschi di epoca rinascimentale che contrastano con il rude aspetto esterno del palazzo. Al piano superiore, nella prima sala, una “Madonna con Bambino e Santi” (1554) appartiene alla scuola del Ghirlandaio. Il palazzo dei Vicari, liberamente visitabile dopo il recente restauro, si affaccia sulla piazza principale del paese che mette in mostra anche due interessanti edifici religiosi.
Il primo è la propositura, fondata da Frate Napoleone dei Galluzzi nel 1326 e intitolata ai Santi Jacopo e Filippo. La chiesa, ampliata nel 1870 e riquadrata dall’architetto Mario Falcini, contiene un tondo marmoreo di Benedetto da Maiano, un tabernacolo di Mino da Fiesole e un crocifisso del Sansovino, oltre a numerosi dipinti. L’altro notevole edificio è l’Oratorio della Madonna di piazza, risalente al 1320 circa: qui si svolgeva la solenne cerimonia di insediamento dei Vicari, che ricevevano il giuramento di obbedienza dei Podestà e prendevano possesso del loro ufficio. Al centro della cappella al piano terra si trova un tabernacolo tardogotico con colonne a torciglione del 1490 circa. La costruzione custodisce la Madonna di piazza, ritrovata, secondo la tradizione, nel pozzo della piazza.
Da segnalare ancora l’oratorio della Madonna dei Terremoti e quello della Madonna del Vivaio, sulla strada che conduce a Sant’Agata. Nelle adiacenze, il Torrino: un torrione medievale circondato da un suggestivo giardino all’italiana. Nei pressi del capoluogo si trova il borgo di Sant’Agata, dominato da una bellissima pieve romanica del XII sec. che può considerarsi l’edificio sacro più importante del Mugello. All’interno custodisce un recinto battesimale costruito con i pannelli del pulpito datato 1175 e tavole dipinte di Jacopo di Cione e Bitti di Lorenzo. La chiesa è realizzata in bozze di alberese con elementi di arenaria e serpentino verde e ha un’originale copertura in legno a due spioventi. Infine è da visitare la frazione di Fagna con la sua Pieve, citata nei documenti sin dal 1018 e ricca di preziosi dipinti.

Guarda tutti i video sulla pagina ufficiale Youtube de I Borghi più belli d’Italia.

Piaceri e Sapori

Escursioni, trekking e passeggiate in collina e in montagna, intorno alla conca del Mugello e seguendo i crinali dell’Appennino fiorentino, mountain bike, golf, pesca nei torrenti ricchi di trote.
Il campo di golf è di 18 buche (Golf Country Club Poggio dei Medici tel. 055 8430436, www.pog giodeimedici.com).

Museo dei Ferri Taglienti,
palazzo dei Vicari, tel. 055 8468027 – 8468165, sab. e festivi 10-13, 15.30-19.30, dal 15 giugno al 15 settembre anche da merc. a ven. 15.30-19.30. Inaugurato nel 1999, si articola in diverse sezioni: dal profilo storico del coltello e del suo uso si passa all’informazione sui centri produttori di coltelli in Italia e infine a una esposizione di coltelli, armi corte, pugnali fabbricati a Scarperia.

La Bottega del Coltellinaio,
via Solferino. Appendice del Museo dei Ferri Taglienti, è una sorta di museo vivente in cui è possibile seguire – con visita guidata da palazzo dei Vicari – le varie fasi della lavorazione artigianale del coltello.

Archivio storico,
presso palazzo dei Vicari, tel. 055 8468027. Con le sue oltre 4500 filze di documenti cartacei redatti tra il XV e il XIX secolo, costituisce una delle più importanti raccolte pubbliche della Toscana.

Mostra di vita artigiana e contadina, in località Sant’Agata, tel. 055 8406750. L’artigiano-artista Leprino ha riprodotto scene di vita quotidiana del paese di Sant’Agata.

Raccolta d’arte sacra,
loc. Sant’Agata, Compagnia di San Jacopo, tel. 055 8430671.

Infiorata, ultima domenica di maggio.
Le strade del borgo sono disseminate di fiori che formano disegni colorati, ispirandosi a un tema che cambia di anno in anno.

Mostra del Coltello,
in palazzo dei Vicari, tel. 055 8468165.
Da giugno a settembre, gli appassionati di ferri taglienti possono ammirare pezzi provenienti da musei pubblici e collezioni italiane ed europee.In Scarperia i primi statuti dei coltellinai risalgono al 1538, segno dell’importanza che questa attività rivestiva per la popolazione.

Diotto, dal latino die octo, ossia l’8 settembre, data di fondazione del borgo nel 1306 ad opera della Repubblica Fiorentina.
Il compleanno di Barberia è celebrato con una rievocazione storica in costume cui partecipano tutti gli abitanti.
La domenica che precede l’8 settembre il paese rivive atmosfere cinquecentesche con la Giornata rinascimentale: 700 figuranti sfilano per il paese con i costumi da dama, notaio, medico, arciere ecc., in mezzo a cavalli, mucche, animali da cortile.

Alimenti poveri in origine ma ottimi nella loro combinazione danno vita a una cucina di forte impronta appenninica: la ribollita è piatto toscano per eccellenza, infatti è chiamata anche zuppa di fagioli alla fiorentina; i tortelli di patate sono tipici del Mugello; un altro piatto povero, la farinata con gli zoccoli, viene dalla Garfagnana e vive del contrasto tra il morbido della minestra e il duro del pane abbrustolito. Ottima infine è la pappa ai pomodoro (non è un refuso: si chiama proprio così) i cui ingredienti sono pomodoro, aglio e basilico fresco.

I coltelli, naturalmente: che qui, a differenza di altri luoghi di produzione storica, non appartengono solo al passato ma costituiscono ancora una fonte di reddito per parecchi artigiani.