SEBORGA_stemmaSeborga
Riposarsi all’ombra

Comune di SEBORGA
(Provincia di Imperia))
Altitudine
m. 517 s.l.m.
Abitanti
325

info turismo
Comune, Via della Zecca 2 – Tel. 0184 223622
Ufficio Turistico, Via Maccario 2, – Tel. 0184 223859
www.proseborga.it
www.comuneseborga.it

Lo spirito del luogo

Il nome
Il nome attuale Seborga è riscontrato per la prima volta nell’atto del 1729 con cui i monaci di Lerins vendono il feudo ai Savoia. Deriva da castrum de Sepulchro, nome dato al luogo dai conti di Ventimiglia che vi seppellivano i loro familiari, le cui spoglie non sarebbero state al sicuro nelle zone costiere razziate dai predoni saraceni.

 

La storia
954, la prima apparizione storica dell’abitato è contenuta nell’atto di donazione con cui Guido, conte di Ventimiglia, cede il castrum de Sepulchro ai monaci benedettini dell’abbazia di Saint Honorat di Lerins in Francia; il lascito del conte Guido non è stato rintracciato nell’originale ma è ricordato in un documento del 1177 che fa riferimento al passaggio del feudo dai conti di Ventimiglia agli abati di Lerins.
1261, il priore della chiesa di San Michele, Giacomo Costa, su mandato dell’abate di Saint Honorat redige gli statuti del feudo di Seborga.
1666-1687, per far fronte all’esiguità delle decime, dovuta allo scarso sviluppo agricolo del feudo, i monaci di Lerins – alla cui guida c’è un abate priore con il titolo di «principe ecclesiale» – accanto alla loro residenza nel borgo stabiliscono una zecca nella quale coniano monete d’argento a valore legale: si tratta di petits louis, o «luigini», che devono il loro nome al re Luigi di Francia.
1729, il feudo passa dal dominio dei re di Francia a quello di Casa Savoia.
1815, come l’intera Liguria, Seborga entra a far parte del Regno di Sardegna e, quindi, del Regno d’Italia (1861) e della Repubblica Italiana (1946).
1963, la mancata trascrizione ufficiale dell’atto di vendita di Seborga ai Savoia da parte del Principe ecclesiale di Lerins, stimola, in una parte degli abitanti del borgo, il desiderio di far rinascere l’antico «principato», vagheggiando la possibilità di un’indipendenza dallo Stato Italiano che non ha alcun riscontro giuridico; tuttavia, per motivi soprattutto turistici, viene «eletto» un «principe» e ripristinato il vecchio stemma sovrano, la bandiera bianca e azzurra con il motto Sub umbra sedi, «Mi sono riposato all’ombra».

Riposarsi all’ombra, sotto un albero d’ulivo, o tra le mimose, l’erica e le ginestre selvatiche che fioriscono sulle colline ligure di Ponente: questo si può fare in questo principato immaginario che gioca all’autonomia perduta, quando Seborga – per un breve periodo nel Seicento – coniava monete d’argento e aveva come motto Sub umbra sedi, «Mi sono riposato all’ombra» – appunto. A inventare il motto, sono stati i monaci di Lerins che di Seborga erano padroni: forse in una pausa tra la preghiera e il lavoro, quando dall’alto del borgo il loro sguardo spaziava sulle Alpi Marittime, la costa ligure e la Costa Azzurra fino al promontorio dell’Esterel; e in tanta bellezza non restava che chiudere gli occhi e sognare.

Tre sono i monumenti religiosi da vedere a Seborga. Il primo, all’entrata del paese, è il piccolo oratorio del XIII secolo dedicato a San Bernardo di Chiaravalle, che farebbe pensare a un passaggio del co-patrono in questo angolo del Ponente ligure, e forse anche a una presenza dei Templari, che al santo erano legati. Sulla semplice facciata, l’oculo riproduce la forma planimetrica della chiesa, al cui interno è conservata una tela attribuita ai Carrega di Porto Maurizio raffigurante San Rocco, Santa Lucia, San Bernardo e la Madonna con Bambino. Accanto, la statua di san Bernardo. Salendo verso il borgo, tra stretti vicoli e muri in pietra, si arriva in piazza San Martino, cuore dell’abitato, su cui si affaccia la secentesca chiesa parrocchiale di San Martino, dalla facciata barocca in chiari colori, restaurata nel 2006. Sul timpano si nota l’effige del santo patrono, mentre il prospetto centrale è occupato da una vetrata ai cui lati sono rappresentati l’arcangelo Michele e San Giovanni Battista. All’interno, dietro l’altare maggiore in una nicchia si ammira una statua lignea della Madonna con Bambino, in stile borgognone del XV secolo. A sinistra della chiesa si trova l’antica residenza dei monaci chiamata «il palazzo», oggi priva dei suoi connotati religiosi perché posseduta da privati. Nel suo interrato sono visibili i resti della zecca secentesca. Due lati del sagrato della chiesa sono occupati da una sequenza di archi a tutto sesto, in uno dei quali è posta una fontana in pietra. Si affaccia sulla piccola piazza anche il palazzo comunale. Imboccando la stradina a destra, si arriva alle prigioni costruite dai monaci per rendere subito esecutive le condanne inferte dal giudice nella piazzetta del Parlamento, distante pochi metri. Un tuffo in un lontano passato, ricordato anche dalla struttura urbanistica medievale, caratterizzata da un intreccio di vicoli in saliscendi, dalla porta del Sole e dalla porta di San Sebastiano che chiudevano il borgo, e dalle tre torri dell’antica fortezza, originariamente dotata di quattro bastioni.

Piaceri e Sapori

Le numerose piste ciclabili del Monte Nero e i sentieri di collegamento con la costa, consentono agli amanti della mountain bike di spaziare tra mare e collina. Oltre al cicloturismo, l’area protetta di Monte Nero si presta alle passeggiate e ai lanci con il parapendio.
Una visita alla cooperativa Agroflor (www.agroflor.com, tel. 0184 223612) introduce al magico mondo dei fiori e alla loro lavorazione.

Museo degli Antichi Strumenti Musicali: esposizione di 135 pregiati strumenti realizzati tra il 1744 e il 1930, raccolti, conservati e resi funzionanti da un collezionista locale. Il suono di ogni pezzo è riprodotto in sottofondo.Gli strumenti sono divisi in aerofoni, cordofoni, idiofoni, membranofoni, a seconda dell’origine del suono.

Museo dell’Antica Zecca:
di prossima apertura, sarà ospitato in due locali, uno più propriamente espositivo, l’altro dedicato alla riproduzione del ciclo di coniatura delle monete.

La Befana intorno al fuoco,
gennaio.

Notte BiancAzzurra,
fine luglio: musica e piatti tipici all’interno del borgo.

Festa di San Bernardo di Chiaravalle, 20 agosto: sfilata storica e incontro con il «principe» di Seborga.

Concerti di Musica Classica,
agosto.

Passeggiata del Gemellaggio
Seborga – L’Escarène,
primo sabato di settembre: nei boschi di Seborga si festeggia l’amicizia con il comune francese dell’entroterra di Nizza.

Giornata del Plein Air,
settembre.

Festa Patronale di San Martino,
11 novembre.

Aspettando Babbo Natale, dicembre.

Il «coniglio alla seborghina» racchiude i profumi delle erbe aromatiche dell’entroterra, le deliziose note dei vini locali, la bontà delle olive. Accompagnato anche da un trito di fegato di coniglio rosolato, è la specialità locale.

ripe kumato tomatoes

ripe kumato tomatoes on olive board, rustic style

Seborga è il borgo dei fiori, in particolare della ginestra nella varietà chiamata seborghina, e della mimosa di specie Gaulois, di cui il borgo è uno dei principali produttori. Le coltivazioni en plein air sono visibili ovunque.
Altra produzione tipica è quella dell’olio extravergine di olive taggiasche e dei suoi derivati, come i pomodori secchi sott’olio.Recentemente è stata recuperata la coltivazione del pomodoro nero, messo sotto protezione dall’Arca del Gusto di Slow Food.