soncino-stemmaSoncino
Bellezza di campagna

Comune di SONCINO
(Provincia di Cremona)
Altitudine
m. 86 s.l.m.
Abitanti
7312 (1324 nel borgo)

info turismo
Pro Loco, Via IV Novembre 14 – Tel. 0374 84883
Ufficio Turistico Comune – Tel. 0374 83188/981507
www.soncino.org
turismo@comune.soncino.cr.it
www.prolocosoncino.it
www.soncino.org

Lo spirito del luogo

soncino-stemmaIl nome
Esistono due letture del nome: la prima lo fa risalire al toponimo celtico So-Kin, che significa capitale delle acque, terra al centro delle acque, ben tradotto dai Romani con Aquaria, in riferimento alla presenza, in epoca preromana, d’un vasto bacino d’acqua a sud dell’attuale borgo. L’altra interpretazione collega il nome di Soncino a sonchus, il nome latino dell’insalata selvatica, presente nelle campagne della zona, molto simile alla cicoria che produce le radici amare per cui Soncino è nota in gastronomia.

 

La storia
605, con la conquista di Cremona da parte dei Longobardi, il vescovo Anselmo si rifugia nella pieve di Santa Maria Assunta.
825, le fonti citano ancora la pieve, ma il primo villaggio si forma nel X sec. con l’incastellamento.
1118, il comune di Cremona acquista dai conti di Bergamo il castello, la corte e la curia di Soncino per farne un baluardo difensivo; nel 1128 è innalzata la torre, primo nucleo del palazzo comunale.
1247-66, sotto il consolato di Buoso da Dovara si costruiscono la nuova cinta muraria (1247) e il palazzo del Podestà (1264); nel 1259 muore nella torre di Soncino Ezzelino da Romano.
1306, il popolo insorge contro il podestà e i nobili cremonesi; nel 1311, Arrigo VII aggrega Soncino all’Impero.
1329-39, i Visconti fanno di Soncino il principale presidio sul confine nord-orientale, contendendolo ai veneziani.
1450, il borgo passa stabilmente al ducato di Milano; si sviluppano la manifattura e il commercio dei pannilana; la costruzione di una nuova cerchia di mura (1453) e della nuova rocca (1473) non impediscono ai veneziani di occupare Soncino nel 1499; nel 1509 il borgo passa ai francesi e dopo tre anni è riconsegnato agli Sforza.
1525, Milano dopo una nuova occupazione francese torna in possesso di Soncino, ma la morte dell’ultimo Sforza nel 1535 la rimette nelle mani dell’Impero; nel 1536 Carlo V infeuda Soncino a Massimiliano Stampa, consigliere dell’ultimo Sforza; sotto gli Stampa, marchesi di Soncino fino al 1876, rifioriscono i commerci e le manifatture.
1707, seguendo le sorti del ducato di Milano, Soncino passa sotto il dominio austriaco.
1796, il borgo è occupato dalle truppe napoleoniche; tramontato l’astro di Napoleone, Soncino entra a far parte del Regno Lombardo Veneto; abbandonati il commercio dei pannilana e le manifatture, l’attività principale diventa l’agricoltura, cui si affiancano le nuove produzioni industriali legate all’allevamento del baco da seta: alla fine del XIX sec. sono 500 le donne impiegate nelle cinque filande di Soncino.

Luogo di antiche paludi, di risorgive, di acque dal corso instabile che poi sono diventate canali, mulini e archeologia industriale (la Filanda Meroni), Soncino cerca di sopravvivere alla distruzione della campagna tenendo insieme il suo fiero aspetto di città murata e le visioni bucoliche di Santa Maria delle Grazie. Basta aprire il portone, una mattina di sole, perché un raggio entri in chiesa a illuminare gli affreschi, portando con sé il verde umido delle marcite. Rogge, canali alberati, navigli continuano a circondare il rosso acceso dei cotti delle mura, anche se gli stampatori ebrei se ne sono andati. La loro piccola abitazione a forma di torre rimane come un monito di cultura e di amore per le cose belle.

L’imponenza delle mura colpisce il visitatore appena arrivato a Soncino. Già in un disegno del 1440 conservato a Treviso, il borgo appare chiaramente individuato come ben difeso dalle mura e dalla rocca, al centro della pianura lombarda e sulla destra del fiume Oglio. Rinserrando da ogni lato chiese, case e palazzi, le mura costituiscono dunque la principale caratteristica di Soncino, anche perché ne hanno preservato l’antico impianto urbanistico. Costruite nella seconda metà del XV secolo, si possono meglio apprezzare percorrendone il circuito esterno: la struttura fortificata si erge alta sul piano della campagna e si sviluppa per due km. L’attuale stato di conservazione permette di osservare la tecnica costruttiva, con l’ordinata tessitura dei mattoni, la serie regolare di torrioni e bastioni e le tre porte (a Sera, a Mattina e di Sotto).
La rocca fu costruita in un solo anno, il 1473. L’originale torre cilindrica di sud-ovest deve la particolare struttura al riutilizzo di un preesistente torrione della cinta muraria. Con l’infeudazione di Soncino agli Stampa (1536), la rocca fu adattata a residenza della famiglia marchionale con la chiusura degli spalti per ricavarne stanze e la torre di sud-est trasformata in cappella privata. Il marchese Ermete I vi aggiunse il rivellino (1545), rivolto però non alla campagna, ma verso il borgo, perché i suoi nemici più temuti erano proprio i sudditi soncinesi. Un cunicolo collegava la rocca alla chiesa di Santa Maria delle Grazie. L’ultimo Stampa lasciò al Comune di Soncino l’antica fortezza ridotta a rudere (1876) e l’architetto Luca Beltrami la restaurò sulla base della documentazione d’archivio (1886-1895). II ponte di soccorso sulla campagna fu realizzato nel 1912 e il ponte levatoio nel 1957. Lasciata la rocca, si prosegue lungo il fossato orientale fino a raggiungere lo spalto delle mura. Questa parte del borgo è ora occupata dal fabbricato dell’ex filanda Meroni, che presenta i caratteri eclettici dell’architettura tardo-ottocentesca (è del 1898) con la sua alta ciminiera in cotto incombente sulle mura. Giunti a Porta San Giuseppe, entriamo nel borgo da Contrada Grande, la strada principale. Sul lato orientale s’incontra il palazzo Azzanelli (seconda metà del XV secolo) costruito da una famiglia di mercanti arricchitasi con il commercio dei pannilana: da notare la ricchezza dei fregi che ornano le finestre ogivali. Poco oltre, dall’altro lato della strada, il palazzo Zardina-Cropello è la ristrutturazione tardo-settecentesca dell’antico Ospedale dei pellegrini. Una breve deviazione lungo via delle Orfanelle porta al mulino di Sant’Angelo, mentre proseguendo sullo stesso lato s’incontra il palazzo Bobbio-Tonsi, l’unico ad aver conservato l’originaria struttura del portico con quattro archi ogivali. Quasi di fronte sorge il palazzo Barbò-Cropello. La parte terminale della strada, prima di sfociare sulla piazza, conserva ancora i portici sotto cui si aprivano le botteghe. Una breve deviazione in via De Baris porta alla deliziosa corte quattrocentesca “Ai cinque frati”. Alla fine della strada, la chiesa di San Giacomo, edificata nel XIV secolo al posto di un antico ospizio per i pellegrini. L’elegante chiostro risale al 1456. La chiesa raggiunse l’aspetto attuale tra la fine del Cinquecento e il 1630. La facciata fu riadattata al gusto seicentesco e anche l’interno si presenta in forma barocca. Tra le tante opere d’arte che contiene, segnaliamo il Compianto sul Cristo morto di Agostino de’ Fondulis (XV secolo), il coro ligneo (1508) e le due vetrate del coro con l’Annunciazione (1495). Su tutto il complesso svetta il trecentesco campanile eptagonale. Usciti dalla chiesa si arriva alla piazza del borgo. Sorgono qui i palazzi comunali. Da sinistra si osservano la torre civica (1128), la facciata ottocentesca del palazzo del Podestà eretto nel XIII secolo e il rimaneggiato palazzo Nuovo (XV secolo); da notare la torre delle ore con gli automi, i “Matei”, aggiunti nel 1506 sotto il governo veneziano. L’ultimo percorso all’interno della cinta muraria tocca alcuni dei monumenti più rilevanti del borgo, quali la pieve e la Casa degli stampatori ebrei. Di origini antichissime (VI-VII secolo), la pieve di Santa Maria Assunta è il risultato di numerose trasformazioni dalla fase romanica alla riforma tardo-cinquecentesca, sulla quale si sono poi stratificati elementi barocchi, neoclassici e neogotici; del 1930 l’ultimo restauro; bellissimo il dipinto del pittore fiammingo secentesco Matthias Stom. Lasciata la pieve, si imbocca la via Lanfranco che conduce al centro del quartiere abitato dagli ebrei, dove è sopravvissuta la casa degli Stampatori che raccoglie le memorie dell’antica stamperia ebraica e conserva la prima edizione completa della Bibbia (1488). Fuori del borgo, sorge la chiesa di Santa Maria delle Grazie. Iniziata (forse) nel 1492 e consacrata nel 1528, grazie al mecenatismo degli Sforza, che l’hanno voluta, e degli Stampa, racchiude molti tesori d’arte. Grande valore storico ha, per esempio, l’affresco dell’Assunzione della Vergine di Giulio Campi, la prima manifestazione manierista di uno dei più grandi pittori del Cinquecento lombardo, influenzato da Giulio Romano.

Guarda tutti i video sulla pagina ufficiale Youtube de I Borghi più belli d’Italia.

Piaceri e Sapori

Le tre città murate di Soncino, Crema e Pizzighettone sono collegate in un percorso ciclistico che si snoda in zone di grande interesse storico e paesaggistico.

Rocca Sforzesca tel. 0374 83188 /981507 – turismo@comune.soncino.cr.it

Museo del Risorgimento Italiano presso la Rocca Sforzesca.

Museo della Stampa via Lanfranco 6/8 tel. 0374 83171 / 84499 –
www.museostampasoncino.it – museo didattico allestito nella sede della stamperia ebraica soncinese del XV sec., espone la ricostruzione fedele di un torchio di legno del 1485 per la dimostrazione pratica della stampa e le riproduzioni dei principali incunaboli qui impressi, primo fra tutti la Bibbia del 1488 di Gershom Soncino.

Sala di Vita Medievale presso il Chiostro di San Giacomo.

Museo della Seta presso la Filanda, via Cattaneo 1 – aperto seconda e terza domenica del mese, ore 14.30 – 18.30

BioMercato, ogni seconda domenica del mese.

Soncino Fantasy, 25 aprile: evento dedicato al Medioevo fantastico, www.soncinofantasy.it

Festa di Primavera, quarta domenica di maggio.

Serata Medievale, terzo sabato di luglio.

Giornata Europea della Cultura Ebraica, prima domenica di settembre.

Sagra di San Luigi, seconda domenica di settembre.

Rievocazione Storica, prima domenica di ottobre, www.castrumsoncini.com.

Sagra delle Radici, quarta domenica di ottobre: le radici preparate il giorno precedente con acqua e limone vengono cotte in grossi pentoloni e distribuite con salamelle e vino novello ai tavoli sistemati sotto i portici della piazza del Comune. Per informazioni sugli Eventi: tel. 0374 83188, www.soncino.org

Le radici amare si consumano come verdura invernale e si accompagnano, come nella sagra a loro dedicata, a fumanti salamelle e a un buon bicchiere di vino.

Hanno un effetto ipotensivo, purificano il sangue dal colesterolo: parliamo delle radici amare di Soncino, che secondo la tradizione locale producono anche un’azione tonico-digestiva. La loro forma è quella di una carota e si raccolgono in autunno-inverno.

Ristorazione

Soncino, Enoteca i 5 frati

Enoteca I 5 Frati

Ampia selezione di vini, birre distillati e gin. Cucina del territorio in un convento medievale.

  Vineria-Cocktail-Cucina – Via De Baris, 11
  +39 339 8324652