stemma-SuveretoSuvereto
Una terra murata di Maremma

Comune di SUVERETO
(Provincia di Livorno)
Altitudine
m. 127 s.l.m.
Abitanti
3200 (2000 nel borgo)

info turismo
Pro Loco, Piazza San Francesco – Tel. 0565 829005
Ufficio Turistico, via Matteotti 42 – Tel. 0565 829304
apt7suvereto@costadeglietruschi.it
Comune – piazza dei Giudici 3 – Tel. 0565 829923 | suvereto@comune.suvereto.li.it
www.comune.suvereto.li.it | www.suvereto.net | www.valdicornia.com

Lo spirito del luogo

stemma-SuveretoIl nome
Il toponimo deriva dalle piante di sughero (quercus suber) di cui sono ricchi i boschi circostanti, un tempo molto più estesi. Da Suber(e)tum di epoca romana, si è successivamente passati a Sughereto e poi all’attuale Suvereto.

 

La storia
973, è nominato per la prima volta in un documento il castrum di Suvereto, sorto su preesistenze romane o forse etrusche, e diventato piccolo centro rurale post-longobardo.
XII sec., i conti Aldobrandeschi, signori del castello, costruiscono la torre sulla sommità del colle e i fossati intorno all’abitato.
1201, dopo essersi costituito in libero comune, Suvereto ottiene dal conte palatino la Charta Libertatis con concessioni economiche e politiche.
XIII-XIV sec., lo sviluppo urbanistico prosegue con la costruzione delle mura, del palazzo comunale e di altri edifici di valore architettonico: il comune assume la fisionomia ancora oggi riconoscibile; nel 1237, pur restando feudo dei conti Aldobrandeschi, aderisce alla Lega Ghibellina entrando nell’orbita d’influenza della Repubblica di Pisa.
1399, Suvereto entra a far parte della Signoria di Piombino; trovandosi al confine tra Siena e Firenze, sempre in lotta tra loro, si trova a subire passaggi di soldati, saccheggi e assedi, come quello di Baldaccio d’Anghiari.
XVI-XVIII sec., il declino demografico e il degrado ambientale della Maremma portano la comunità rurale a ridursi a poche unità verso la fine del Seicento: abbandono, miasmi delle ristagnanti acque e malaria fanno nascere la leggenda della Maremma “amara”, “terra senza uomini”; nel 1573 si comincia a costruire, nell’unico punto salubre, la collina a nord di Suvereto, il castello.
1796-99, sulla scia della Rivoluzione Francese e dei moti antifeudali, Suvereto partecipa alla “rivolta delle coccarde” contro il dispotismo del principe di Piombino.
1815, l’ingresso nel Granducato dei Lorena consente a Suvereto di diventare parte della Toscana e di riprendere le attività agricole grazie ai lavori di bonifica; il territorio è coltivato a viti, olivi e cereali.

A guardarle bene, le case di Suvereto, con le loro facciate dove la pietra locale si mescola con materiali di recupero presi dappertutto – anche da terra, dai selciati e dai lastricati delle strade – si comprende lo spirito rustico e insieme accogliente di questa comunità rurale: qui niente va sprecato ma quel “niente” è la sfumatura grigio-rossa delle pietre e dei coppi, è l’atmosfera dell’essenzialità, della sobrietà della campagna che, dopo un’apnea di secoli, coincidente con la decadenza del borgo assediato dalle paludi maremmane, torna a vivere tra i filari di vite, le piantagioni di olivo e le antiche sughere che hanno dato il nome al luogo.
Nel paesaggio, sospeso tra il mare e le colline metallifere, in quella parte di Toscana che ha conosciuto fin dall’epoca etrusca i tratti più autentici della civiltà italica, Suvereto, con le vecchie case, i tetti antichi, le botteghe artigiane, è un vecchio tronco che resiste: è la quercus suber dello stemma municipale, o la pianta dell’ulivo, che l’ha sostituita. Silvano Pistolesi nel 2000 ha fotografato gli ulivi centenari, con i tronchi contorti ma saldi, con le rughe che sembrano quelle dei volti della gente di qui, perché l’osmosi è totale, tra uomini, pietre e paesaggio.

L’età dell’oro per questa piccola comunità della Maremma è stato il Duecento. Guerre e guerricciole, ma soprattutto i miasmi dell’aria con l’elevata mortalità hanno quasi cancellato il borgo per due secoli, il XVII e il XVIII, nel corso dei quali non si sono registrati praticamente interventi urbanistici.
Tutto è rimasto immutato e congelato per circa duecento anni.
E dunque, di questa lunga e terribile decadenza non c’è quasi traccia in Suvereto, nel cui tessuto urbano continua a spiccare l’eredità medievale e dell’inizio dell’età moderna. Il palazzo Comunale risale ai primi anni del Duecento, anche se la struttura attuale è la reinterpretazione nei secoli dei moduli originari. è sormontato da un’antica torre detta della campana (e oggi dell’orologio) perché chiamava a raccolta gli Anziani per l’assemblea. Nel loggiato aperto sopra la scala d’ingresso, detto loggia dei giudici, si emettevano le sentenze e si pubblicavano le decisioni per la comunità.
La rocca Aldobrandesca, situata nel punto più alto del paese, a tramontana, è documentata fin dal 973. Attualmente è costituita di tre parti: i ruderi dell’antica torre (costruita intorno al 1164), quattro piani con solai intermedi e i resti di una cinta muraria.
Nel corso dei secoli ha subito varie trasformazioni: alla fine del Seicento, non servendo più come struttura difensiva, era già in stato di abbandono: “una macìa di sassi e incapace di essere custodita”, scrisse un consigliere nel 1754: un po’ come l’intero borgo, nelle cui vie pascolavano i maiali.
Il convento di San Francesco fu costruito nel 1286 ed ebbe un ruolo importante nella vita della comunità fino alla sua soppressione nel 1808 per volere napoleonico, quando fu progressivamente riconvertito in uso civile.
Oggi resta lo splendido chiostro formato da un loggiato scandito da archi a tutto sesto. La chiesa del Crocifisso, addossata al chiostro di San Francesco, fu edificata nel Cinquecento per onorare e conservare il simulacro del santo patrono, il Crocifisso appunto, che ancora oggi vi è custodito: opera in legno intagliato attribuita a Domenico dei Cori e datata 1420. Antichissima è la pieve di San Giusto, documentata già nel 923 ma risalente, nell’impianto che oggi vediamo, al 1189, come risulta dalla “firma” degli autori, Barone Amico e Bono di Calci, in un’iscrizione sul transetto di sinistra. Bello il portale romanico sormontato da una lunetta e da un architrave ornato a motivi floreali.
Infine, la chiesa della Madonna di sopra la Porta è stata eretta intorno al 1480 e ampliata nel 1772 a memoria di un fatto miracoloso avvenuto nel 1767, quando durante una violenta alluvione l’immagine della Madonna provocò l’inspiegabile apertura della porta “di sotto” del paese permettendo il deflusso delle acque. Ma ad affascinare è un po’ tutto il borgo dentro le mura, con le case e le botteghe medievali del colore della pietra locale, che va in parallelo con quello dei coppi in una sinfonia di rossi e grigi. In questa vecchia atmosfera rurale, la mente è portata a scavare all’indietro, a leggere, come in antiche pergamene, quel che affiora dai cotti, dalle vecchie pietre scalpellinate, dagli intonaci cadenti, dalle cataste di legna ammucchiate.

Guarda tutti i video sulla pagina ufficiale Youtube de I Borghi più belli d’Italia.

Piaceri e Sapori

Escursioni a piedi, in bici e mountain bike, a cavallo.

Suvereto è inserita nei circuiti nazionali delle Città del Vino, delle Città dell’Olio e delle Città Slow. La sua area è in larga parte compresa nel Parco naturale interprovinciale di Montioni, dove si trovano sentieri tracciati, una ricca flora e abbondante fauna.

Museo d’arte sacra San Giusto,
accoglie il patrimonio artistico locale, tra cui le statue di legno policromo attribuite al Vecchietta (sec.XIV). Aperto sab. ore 17-19 / 21-22,30 e dom. ore 17-19 luglio-agosto (possibili variazioni).

Museo della Bambola:
la collezione, donata da Maria Micaelli, comprende esemplari provenienti da diverse manifatture d’Italia, dalle bambole di Casa Lenci ai bamboli sardi. Aperto luglio-agosto sab. ore 17-19 / 21-22,30 e dom. ore 17-19 (possibili variazioni).

Estate Suveretana, un fitto calendario di musica, spettacoli, feste, da maggio
a settembre.

Fiere di Suvereto, le antiche fiere di merci e bestiame riproposte in chiave moderna con prodotti artigianali, tipici e biologici. Prima domenica di maggio e seconda domenica di settembre.

Corsa delle Botti, due volte l’anno, durante il Palio di Santa Croce a maggio e il Palio dell’Imperatore la vigilia di Ferragosto, e sempre di notte, squadre di “spingitori” fanno correre botti vuote da cinquecento litri sull’antico selciato del centro storico.
Serate medievali, alla luce delle torce, una fedele ricostruzione d’ambiente dove cavalieri, musici, coppie di sposi e saltimbanchi, tutti in costume, consumano nel chiostro di San Francesco una sontuosa cena da ricette d’epoca. A luglio.

Calici di stelle,
è la manifestazione promossa dall’associazione Città del Vino nel chiostro di San Francesco, con percorso enogastronomico nelle vie del centro. I calici si levano in alto il 10 agosto nella notte di San Lorenzo, tra musica e stelle.

SuverArt, in estate, il chiostro di San Francesco, piazze e angoli suggestivi ospitano un ricco programma di eventi musicali organizzato dall’Ente Musicale Giacomo Puccini: si va dalla classica al jazz, dalle musiche etniche a quelle orchestrali e bandistiche.

Incontri nel Chiostro, in luglio, agosto e settembre, nel chiostro di San Francesco nomi autorevoli della letteratura, del cinema, del teatro, della scienza, del giornalismo e giovani autori presentano le proprie opere e ricerche.

La Sagra di Suvereto, vera festa dell’inverno (si volge nella prima decade di dicembre), ne celebra i sapori forti e i piatti sostanziosi, in primo luogo il cinghiale, con tutto quanto l’accompagna: pappardelle, polenta, fagioli, sughi saporiti. Ma siamo anche nella stagione dell’olio nuovo, che
sposa ogni piatto con il suo gusto sapido e rotondo.

Natale a Suvereto,
il borgo è addobbato e illuminato per tutto il mese di dicembre. Il 31 si levano in alto i calici di San Silvestro, con degustazioni e cena in strada e fuochi d’artificio a mezzanotte. Per maggiori informazioni: www.comune.suvereto.li.it

SUVERETO_PAPPARDELLEIl cinghiale e le sue pregiatissime carni sono al centro della sagra di Suvereto e del menu dei ristoranti.

Camminando tra gli ulivi, nelle calde giornate estive, si ha quasi la sensazione di essere spiati da guardiani centenari, testimoni del paesaggio vivo e umanizzato della campagna toscana.
A Suvereto l’ulivo contende alla sughera il primato della pianta più diffusa e la produzione di olio extravergine d’oliva ha sempre caratterizzato l’economia locale. Un secolo fa erano attivi sedici frantoi. Oggi ve ne sono due grandi e moderni, oltre ad alcuni impianti aziendali per la frangitura delle olive e diverse aziende che imbottigliano.
L’altra risorsa è il vino, grazie a una viticoltura fiorente che, con l’istituzione della Doc Val di Cornia (1989) si è imposta all’attenzione dei mercati, fino al riconoscimento ufficiale nel 2000 di una specifica “Sottozona Suvereto”, dedicata a un vino rosso di grande pregio e, nel 2011, all’attribuzione del marchio Docg Suvereto, che ha coronato una crescita qualitativa ininterrotta.

Ospitalità

Azienda Agrituristica Bulichella

Relax nella natura immersi nella campagna della costa toscana
Le viti, gli olivi e la brezza del mare.

  Località Bulichella 131, 57028 Suvereto (LI)
  (+39) 0565 829 892
  (+39) 393 961 74 48
  info@bulichella.it
  www.bulichella.it