tellaro-stemmaTellaro
Poesia scritta sull’acqua

Comune di TELLARO
(Provincia di La Spezia)
Altitudine
m. 0-200 s.l.m.
Abitanti
11.338 (633 nel borgo)

Patrono
San Crescenzo, quarta domenica di settembre
info turismo
URP Comune, – Tel. 0187 960213
Ufficio Cultura, – Tel. 0187 960288
IAT, – Tel. 0187 967236    |    APT, – Tel. 0187 967346
www.comune.lerici.sp.it

Lo spirito del luogo

tellaro-stemmaIl nome
Il nome Tellaro potrebbe derivare da “tela” per i commerci di tele e stoffe, o dal latino telus ad indicare il dardo, la freccia usata per la difesa, o addirittura dall’etrusco o paleo-ligure tular che significa “confine del villaggio”.
Di probabile origine greca, invece, il nome latino di Lerici, portus Illycis, forse da Iliakos, troiano, a significare la sua favolosa fondazione da parte di un gruppo di esuli della guerra di Troia; altri leggono l’origine nel dialettale l’erse che vuol
dire leccio.

 

La storia
VII sec. a.C., il Golfo è occupato dagli etruschi che fondano la città di Luni, a cui per molti secoli Lerici – porto d’arrivo di traffici greci e fenici – lega la sua storia. Lerici sarà poi dei liguri e infine dei romani, che ne fanno un’importante base militare e commerciale.
X sec. d.C., Berengario conferma al vescovo Adalberto tutti i possedimenti già concessi alla chiesa di Luni, tra cui quello di Barbazzano (antico insediamento romano) che sarà all’origine di Tellaro.
1152, Lerici con il suo porto entra a far parte della Repubblica di Genova ma resta conteso dai pisani.
XIII sec., Barbazzano diventa comune e gode della protezione di Pisa, mentre Lerici sostiene le sorti di Genova; nel 1241 il porto di Lerici è occupato dai pisani che edificano il castello e il nuovo borgo murato; nel 1256 Lerici torna definitivamente ai genovesi, che ne ampliano il castello; nel 1280 Barbazzano è ceduto a Genova, tre anni dopo ritorna al vescovo di Luni ma ridiventa possesso dei genovesi nel 1284, dopo la disfatta dei pisani alla Meloria.
1398, rientra nei possedimenti di Genova il castello di “Telaro” (detto di San Giorgio e poi divenuto chiesa); nel 1400 il borgo, ormai non più protetto dai pisani né dai genovesi, la notte di Natale viene raso al suolo dai saraceni; i sopravvissuti si rifugiano tutti a Tellaro che da quel momento si affaccia alla storia. Tellaro avrà però il suo primo rettore solo nel 1564.
1528, in un palazzo di Lerici l’ammiraglio e politico genovese Andrea Doria rompe l’alleanza con la Francia consegnando, di fatto, alla Spagna il dominio sul Mediterraneo.
XVII-XVIII sec., Lerici vive il suo periodo di maggior sviluppo urbanistico, grazie alla presenza di una nobiltà armatoriale che edifica palazzi e ville ancora oggi visibili.

Ci sono pochi posti in Italia, e forse nel mondo, sui quali la poesia abbia così generosamente dispiegato le sue ali di libertà e immaginazione. Qui, nella casa bianca con gli archi di San Terenzo, è venuta a vivere una coppia trasgressiva, per l’epoca, come Mary e Percy Bysshe Shelley. Poco oltre, nella casa rosa di Fiascherino, il selvaggio paesaggio marino ha incantato un’altra coppia poco convenzionale, lo scrittore D. H. Lawrence e la sua compagna Frieda. In questo breve tratto di costa dove i pini d’Aleppo si aggrappano alle rocce e gli ulivi guardano gli strapiombi, sono passati o hanno abitato anche il pittore Arnold Böcklin, poeti e scrittori come Henry James, Charles Tomlinson, Virginia Woolf, Mario Soldati, Attilio Bertolucci, Giovanni Giudici, Eugenio Montale, senza dimenticare gli “indigeni”, Paolo Bertolani, Marco Buticchi, Francesco Tonelli, Luigi Menozzi. Cosa rimane, oggi, del tempo in cui nel Golfo dei Poeti si poteva vedere Paolo Bertolani seduto in spiaggia accanto a una barca capovolta con in mano le Illuminations di Rimbaud, o un pianoforte arrivare su una barca per essere trasportato dentro casa Lawrence, come nel film Lezioni di piano? Oggi resta il ricordo di una “polifonia di limoni e arance”, del “velo evanescente di una spuma” (E. Montale), del “cinereo grigio di una spiaggia che il mare affronta / mobile e irrequieto” (C. Tomlinson).

“Io, come la rondine di Anacreonte ho lasciato il mio Nilo e sono migrato qui per l’estate, in una casa isolata di fronte al mare e circondata dal soave e sublime scenario del Golfo della Spezia”. Così scriveva nel 1822 Percy Bysshe Shelley, e da qui dobbiamo partire per imparare ad amare questi luoghi. Il tour può cominciare a San Terenzo, appena prima di Lerici, dove si trovano il castello, Casa Magni che fu dimora di Mary e Percy B. Shelley, e villa Marigola col suo grande parco, visitata dai pittori macchiaioli, Gabriele D’Annunzio e Sem Benelli, che nella torretta in mezzo al parco scrisse “La cena delle beffe”. Oggi la villa è sede di un centro studi che organizza convegni e manifestazioni culturali.
A Lerici, “calda e azzurra” (Virginia Woolf), è bella la salita al Castello di San Giorgio che si erge sul promontorio roccioso di fronte alla baia. Costruito nel 1152 e modificato dai pisani e dai genovesi, assume l’attuale conformazione intorno al 1555. Da vedere, all’interno, la cappella di Santa Anastasia in stile pisano-genovese del XIII sec., con il suo vestibolo decorato in bicromia.
Tra il castello e il porto (l’attuale piazza Garibaldi) si trova palazzo Doria, così chiamato per aver ospitato l’ammiraglio genovese Andrea Doria quando, nel 1528, tradì la Francia per la Spagna, mettendo al servizio di quest’ultima le sue navi per il controllo del Mediterraneo. Il suo corpo centrale risale al Medioevo, quando era sede dell’Ospedale dei Santi Pietro e Paolo che dava ricovero ai pellegrini diretti ai luoghi santi. A restauro ultimato palazzo Doria diventerà museo e luogo di spettacoli e incontri culturali. “È nella rupe tenace, proprio dove le cancrene affiorano (…) che le nostre case hanno radici”, scrive Luigi M. Faccini di Lerici. Meritano una visita il Ghetto, istituito nel 1676 dal cardinale Spinola, dov’erano concentrate numerose famiglie di mercanti ebrei di origine livornese; la via del Rivellino, con la muraglia di difesa del castello; la salita Arpara, il Vico dÈ Pisani, le piazzette del Poggio e di San Giorgio, quest’ultima di fronte al castello, e l’oratorio barocco di San Rocco in largo Marconi.
La Casa Rosa di Fiascherino nella quale visse lo scrittore David H. Lawrence nel 1913-14 (“Qui è bellissimo. Siedo sugli scogli di fronte al mare per tutto il giorno e scrivo. Ti dico che è un sogno”), è meta di colti turisti inglesi.
Ed eccoci finalmente a Tellaro, “un nirvana tra mare e cielo, tra le rocce e la montagna verde”, come ha scritto Mario Soldati. Venendo dal mare la chiesetta di San Giorgio e il borgo fortificato si presentano come una nave pronta al varo. Tellaro è un angolo di mondo che sembra fatto apposta per proteggere dai rumori del mondo. È qui che Attilio Bertolucci, uno dei più grandi poeti italiani contemporanei, veniva a cercare quiete, nelle mezze stagioni. D. H. Lawrence era affascinato dalle donne che lavoravano negli uliveti, dalle loro voci sonanti sulle colline: “Quando vado a Tellaro a prendere la posta, mi aspetto sempre di incontrare Gesù che conversa coi discepoli come se andasse lungo il mare sotto i grigi alberi luminosi”. Il borgo a picco sulle rocce del mare è ancora incantevole.
Era il luogo dell’anima di Soldati: “Girate per questi carruggi che sbucano in mare e poi sedetevi in un angolo tra i sassi della riva” – raccomandava.
Questo si deve fare: lasciarsi prendere dall’atmosfera. Salire all’antico (1660) oratorio di Santa Maria in Selàa e guardare il Mediterraneo.
Recitare i versi di P. Bertolani e M. Tuckett: “… groviglio di razze passate da qui / ancora testimoniano le vie / il colore dei muri intenerito dal salino / ancora nell’ulivo colpito dal maestrale / nelle case dei pescatori / nicchiano inosservate lune saracene…” Le rovine di Barbazzano, tra il verde degli ulivi, sono una torre sberciata e cadente presso l’antica porta e la chiesetta dedicata a San Giorgio.

Guarda tutti i video sulla pagina ufficiale Youtube de I Borghi più belli d’Italia.