Vico del Gargano
Arance e olive

Comune di vico del gargano
(Provincia di Foggia)
Altitudine
m. 462 s.l.m.
Abitanti
8100 (1800 nel borgo)

Patrono
San Valentino, 14 febbraio
info turismo
Comune, piazza San Domenico – tel. 0884 998311
Biblioteca Comunale, tel. 0884 994666
www.comune.vicodelgargano.fg.it
info@comune.vicodelgargano.fg.it

Lo spirito del luogo

Il nome

Deriva dal latino vicus, ossia gruppo di case, villaggio.

 

La storia

970, Vico si affaccia per la prima volta alla storia dopo la cacciata dei Saraceni dal Gargano, ad opera di mercenari slavi al soldo dei Bizantini; il capo degli slavi ottiene come ricompensa la proprietà delle terre liberate e ne raduna gli abitanti in un vicus, villaggio.
XI sec., conquistato il Gargano, i Normanni costruiscono a Vico il primo castello.
1167, è menzionata in un breve papale la chiesa di San Pietro in Vico, celebre già al tempo dei Normanni.
1240, il castello di Vico viene ampliato dall’imperatore Federico II di Svevia.
1292, Teodisco de Cuneo fornisce Vico di un superbo sistema di difesa, costituito da una cinta muraria guarnita di una ventina di torri.
1317, un documento in latino attesta l’esistenza di un “trappetum in terre Vici” destinato a soppiantare la pratica domestica della spremitura delle olive.
1386, si ha notizia della prima Confraternita di Vico, istituita da San Vincenzo Ferreri: è la “Confraternita di Santa Maria dello Spedale” presso l’omonimo santuario fuori le mura.
1495, Ferdinando II d’Aragona dona il feudo di Vico a Galeazzo Caracciolo, distintosi nella cacciata dei Turchi da Otranto.
1529, Vico viene presa a cannonate dagli Spagnoli.
XVII sec., il feudo passa agli Spinelli; l’arrivo di numerosi coloni dalla Dalmazia porta all’ingrandimento del borgo con la nascita del quartiere del Casale.

Scolpita nel filone della pietra di Monte Sant’Angelo con la quale ha costruito le sue case, a metà strada tra la Foresta Umbra e il mare, Vico è un presepe slabbrato. è urgente, pertanto, salvare il centro storico più affascinante del Gargano, col suo reticolo di edifici in stato di semi-abbandono nei tre rioni più antichi, con l’incredibile ricchezza di portoni, inferriate, stemmi, scalinate e comignoli, con i suoi capitelli ingrigiti e sconnessi che pendono da archi quasi piegati da terremoti e sventure. Eppure, questi merletti di pietra trionfante e incrostata di storia, queste volte a crociera che sembrano sorreggere il cielo, devono la loro permanen­za allo svuotamento del borgo, all’emigrazione. È così che si sono salvate le architetture tradizionali come la cucina “monacesca”, è così che Vico non si è snaturata, nel confronto col turismo di massa, come le vicine Peschici e Vieste. Poco alla volta, con fatica, con scarsi mezzi, Vico del Gargano cerca di recuperare la sua bellezza, che non è solo quella della pietra scolpita ma abbraccia anche la natura circostante, le colline di uliveti e agrumeti e di pini d’Aleppo.

Tra le molte chiese, segnaliamo la Matrice con il suo portale in pietra e gli undici altari interni, fondata su un’altura ai cui fianchi si assiepano le case dei rioni Civita e Casale; quella di San Giuseppe nel quartiere Terra (o Borgo Vecchio) che custodisce la statua lignea del Cristo Morto portata in processione il Venerdì Santo dalle Confraternite, le vere depositarie dell’anima del paese e dei suoi riti; la chiesa di San Marco risalente al XIII secolo; e fuori le mura, la chiesa di Santa Maria degli Angeli, con il Convento dei Cappuccini, ricca di opere d’arte; e infine la chiesa di San Pietro sul Monte Tabor, dalla lunga storia.
Quanto all’edilizia civile, spiccano le mura che in vari tratti sono inglobate nelle abitazioni (la cerchia originaria di Teodisco da Cuneo è del 1292); il castello con la sua forma quadrangolare in cui restano tracce dei vari passaggi di proprietà e di stile, dai Normanni agli Aragonesi; e il palazzo della Bella, una curiosa riproposta neogotica di inizio Novecento dell’architettura fiorentina di palazzo Vecchio, al quale dichiaratamente si ispira. Un ultimo suggerimento: guardate la bellezza dei portali in pietra e dei vecchi portoni di legno. Questa era la dignità dell’abitare.

Piaceri e Sapori

Sentieri e trekking nella Foresta Umbra, attività balneari a San Menaio e Calenella.

Due sono i motivi che rendono apprezzabile un soggiorno a Vico.
Una spiaggia, la Calenella, che a differenza di quella ormai intasata e popolare di San Menaio, ha mantenuto purezza e godibilità uniche in tutto il Gargano, tanto che su di essa aveva puntato l’architetto Gae Aulenti nel suo progetto di raccordarla con il centro storico di Vico. E soprattutto la Foresta Umbra, meraviglioso polmone verde di 4 mila ettari che fa il paio con il polmone blu della Calenella, ed è parte del Parco Nazionale del Gargano. Si tratta di una vera foresta sul mare, con un’incredibile varietà di flora e fauna, e attrezzata con aree sosta e picnic. Numerosi e ben segnalati i sentieri che si snodano attraverso le sue aree più belle.

Museo Civico,
via Sbrasile, tel. 0884 994666. Trappeto Maratea, via Castello tel. 0884 994666: ricavato da un antico trappeto, è un luogo di documentazione molto interessante, che svela il mondo sotterraneo in cui uomini e animali lavoravano a stretto contatto per la molitura delle olive, condividendo il medesimo spazio per lunghi periodi dell’anno.

Museo Archeologico,
via Sbrasile, tel. 0884 993768.

San Valentino,
14 febbraio: il patrono di Vico viene festeggiato con una suggestiva processione che attraversa il paese tutto adornato di arance e limoni. Informazioni: tel. 0884 994666

La Messa Pazza,
Venerdì Santo: è il rito religioso più coinvolgente; le confraternite sfilano già dal primo mattino, visitano le chiese e in processione sono accompagnate dal melodioso canto del Miserere; nel pomeriggio si celebrano le tre ore di agonia nella chiesa del Purgatorio e infine le confraternite salgono al calvario (il colle del Carmine) dove sono innalzate cinque croci a rappresentare le cinque piaghe di Cristo.

Estate Vichese,
luglio: rassegna teatrale nel borgo e presso l’Anfiteatro. Informazioni: tel. 0884 994666.

Specialità del Gargano è il magliatello, cioè la carne di capretto. Quanto al pesce, è apprezzato l’abbinamento con le verdure, nel tradizionale rapporto tra mare e campagna. Tra i dolci, tipico di Vico è l’ostia piena, un croccante di frutta, mandorle e miele.

I celebri agrumi di Vico, un tempo perno della sua economia e ora, dopo un periodo di abbandono, di nuovo sul mercato. è facile, passeggiando per  il borgo, poter acquistare le arance direttamente dal contadino.