Trevi-StemmaTrevi
La regina degli ulivi

Comune di trevi
(Provincia di Perugia)
Altitudine
m. 425 s.l.m.
Abitanti
7850 (1070 nel borgo)

Patrono
Sant’Emiliano, 27 gennaio
info turismo
IAT Pro Loco, tel. 0742 781150
ore 9-13 e 15-19
www.comune.trevi.pg.it | info@comune.trevi.pg.it

Lo spirito del luogo

Trevi-StemmaIl nome
Trevi è città antichissima dall’incerto etimo. Citata già in Plinio come Trebiae, il suo nome potrebbe riferirsi alla dea Diana, chiamata Trivia, o nascondere un ancor più arcaico significato d’origine osco-umbra riferito a un luogo particolare.

 

La storia
I sec. a.C., Trebiae in età romana comprende una parte fortificata sulla collina e la civitas in pianura, presso l’attuale Pietrarossa; la bonifica della valle e la costruzione della via Flaminia favoriscono lo sviluppo dell’area e il sorgere di belle ville di campagna lungo il fiume Clitunno.
VI sec., l’impaludamento della valle porta alla decadenza la civitas, che viene abbandonata, mentre si ripopola la sommità del colle.
XI sec., la sede vescovile, fondata nel IV secolo da Sant’Emiliano, è soppressa. Trevi, che è gastaldato sotto i longobardi, diviene in seguito libero Comune, stretto nella morsa tra Spoleto e Foligno. 1214, il duca di Spoleto conquista e saccheggia la città, che viene presto liberata e ricostruita dai suoi abitanti. Trevi subisce poi il dominio di vari capitani; particolarmente funesto è il vicariato dei Trinci di Foligno che dura fino al 1438.
XIV-XVI sec., è periodo florido per Trevi, che diventa importante centro commerciale grazie al suo pregiato olio di oliva, tanto da essere definita “il porto secco”.
Molti i segnali del conquistato ruolo economico e culturale del borgo.
Nel 1460 è eretto uno dei primi Monti di Pietà italiani, nel 1465-68 vengono prosciugate le paludi, nel 1470 si impianta a Trevi la quarta tipografia d’Italia, nel 1509 in San Francesco è costruito uno dei primi organi del Paese.
1784, Pio VI concede a Trevi il titolo di città.

Nelle piazze del borgo e lungo le sue ombrose vie, è ancora possibile udire voci di gente che parla senza gridare, che va senza correre. Dalle finestre accostate e dagli usci aperti sulla strada, si può udire il rumore delle stoviglie in cucina o la musica discreta di una radio. Oppure il silenzio.
Ancora ci si interroga se in cima al colle sorgesse il tempio di Diana: Olim Triviae Templum, riporta un’antica iscrizione sull’architrave di una porta. Sotto scorreva il dio Clitunno, e certo gli dei abitarono qui, circondati da 200 mila ulivi.

È unica e inconfondibile la forma conica e raccolta della città che, assecondando la conformazione del colle su cui sorge, ha suscitato lo stupore dei viaggiatori del passato, tra cui Giacomo Leopardi. Trevi, costruita a cerchi concentrici, sembra una chiocciola che conserva intatto il suo cuore antico fatto di pietra, coppi, legno, tonalità delle terre. Il centro è piazza Mazzini, chiusa ad angolo dal palazzo Comunale del XIII secolo con la torre Civica. Da qui, costeggiando palazzo Valenti (1545), si raggiunge l’ex convento di San Francesco (XIII secolo) oggi trasformato in complesso museale. Al suo interno si trovano la pinacoteca, il Museo Civico, il Museo della Civiltà dell’Ulivo e la Raccolta d’Arte. La chiesa di San Francesco risale al 1288 e fu modificata nel 1354-58 in forme gotiche. Ha un bel portale e l’interno è a navata unica con tre absidi con volte a crociera, di cui la centrale è poligonale. Vi è custodito un Crocifisso su tavola d’ispirazione giottesca (inizio XIV secolo), opera di uno sconosciuto artista, ricordato appunto come il Maestro del Crocifisso di Trevi. L’abside di destra contiene la stele sepolcrale dell’eremita Beato Ventura, morto nel 1310. Usciti dalla chiesa e proseguendo per via Fantosati si raggiunge la medievale porta del Cieco, da cui si risale lungo via Dogali sino a raggiungere in cima al colle la cattedrale di Sant’Emiliano, costruita tra XII e XIII secolo ma interamente rifatta nel XIX. All’interno spicca l’altare del Sacramento decorato da Rocco di Tommaso nel 1522. Tornati a Porta del Cieco, si volta a sinistra per guadagnare piazza Garibaldi, recentemente restaurata, e da lì raggiungere la panoramica “promenade” di viale Ciuffelli, ombreggiata da alberi secolari per circa un km, che unisce il centro al convento francescano di San Martino (fine XV secolo) dove si trova una cappella affrescata dallo Spagna. Scendendo invece da Trevi verso la via Flaminia in direzione sud, si incontra il rinascimentale santuario della Madonna delle Lagrime, con un bel portale a bassorilievi.
L’interno, a croce latina, conserva i monumenti sepolcrali della famiglia Valenti e nel secondo altare a destra, l’ultima opera del Perugino, L’Adorazione dei Re Magi con i Santi Pietro e Paolo (1521). Scendendo nuovamente per via Dogali, si attraversa l’arco di Mastaccio, un’antica porta nella cerchia delle mura romane e altomedioevali, ad apertura ogivale e sormontata da una bifora. Le case ai due lati della via sono tutte d’impianto medioevale. Molti sono i palazzi, costruiti tra XV e XVIII secolo, come villa Boemi (XVI secolo), che conferiscono a Trevi la sua particolare atmosfera. Prima di lasciare il borgo merita una visita il teatro Clitunno, della seconda metà del XIX secolo, con un prezioso sipario del Bruschi.