stemma-lovereLovere
La bellezza si specchia nel lago

Comune di LOVERE
(Provincia di Bergamo)
Altitudine
m. 208 s.l.m.
Abitanti
5550 (1160 nel borgo)

info turismo
IAT, Piazza XIII Martiri 34, Tel. 035 962178
iat.altosebino@tiscali.it
www.comune.lovere.bg.it
www.accademiatadini.it
www.portoturisticodilovere.it

Lo spirito del luogo

stemma-lovereIl nome
Una lapide romana, trovata nel XVIII sec. e dedicata a Minerva, reca l’iscrizione del devoto, che sarebbe figlio di un Luarensis. Il nome dialettale del paese (Lòer) si potrebbe far derivare dal Luar dell’epigrafe, ma potrebbe anche ricondursi all’antico Luar, che in longobardo significa “bassura”, luogo basso. Lovere, infatti, come altri paesi del lago, sorgeva in una zona paludosa ai piedi delle montagne.

 

La storia
IV-III sec. a.C., testimonianza dell’antichità dell’insediamento sono i ruderi di un castelliere d’epoca celtica posto in posizione dominante sulla collina alle spalle dell’abitato.
Medioevo, il borgo, dominato dal castello della famiglia feudale dei Celeri, si sviluppa intorno alla rupe sovrastante il lago, con il centro nell’attuale piazza Vittorio Emanuele II, assumendo un aspetto fortificato caratterizzato soprattutto dalle numerose torri tra cui, ancora ben conservate, la torre Söca (sec. XIII-XIV), la torre degli Alghisi (sec. XII-XIII) e la Torricella rotonda dell’antica cinta. Dopo le lotte tra le fazioni comunali, per un breve periodo Lovere è dominata dai Visconti di Milano.
1442-1797, la cittadina passa sotto il controllo della Repubblica di Venezia, di cui resta fedele suddita sino all’arrivo delle truppe napoleoniche e la fine della Serenissima. Sotto il dominio veneto Lovere diviene sede di Podestaria e vive un periodo di floridezza legato alla produzione e al commercio del panno di lana. In questo periodo l’abitato si amplia verso nord-est con la costruzione, fuori delle vecchie mura medievali, di un nuovo borgo rinascimentale in cui è eretto il più rilevante monumento cittadino, la basilica di Santa Maria in Valvendra (1473-1483). Nello stesso tempo prosegue in Lovere l’antica attività di lavorazione del ferro con la presenza di fucine legate alla produzione di attrezzi agricoli e, nel ’600, di una fonderia per cannoni.
XIX sec., nel primo decennio dell’800 l’attività siderurgica comincia a trasformarsi in senso industriale, fino ad avere il massimo sviluppo occupazionale negli anni dell’ultimo dopoguerra con la confluenza della siderurgia locale nelle grandi strutture a partecipazione statale. Oggi l’industria siderurgica loverese, del tutto privatizzata, è leader mondiale nella produzione di materiale ferroviario per l’alta velocità.

Guido Piovene, seguendo un itinerario che dalle rive del lago d’Iseo lo ha condotto lungo la Val Camonica, ha colto l’ambivalenza che ha sempre caratterizzato la vita di Lovere, oscillante tra il suo incantevole lago e un artigianato siderurgico che si è sviluppato senza fratture per secoli, anzi accentuando, per contrasto, l’antico amore per l’arte e la cultura che già aveva colpito Lady Mary Wortley Montagu nel Settecento. Lovere, “silente e fervente entro la cerchia dei suoi monti arcigni e stupendi”, scrive Piovene, ha cercato – per quanto ha potuto – di non compromettere questo delicato equilibrio tra la bellezza del paesaggio, che ha richiamato nel tempo artisti e viaggiatori, e la realtà industriale e produttiva. Consapevole, sin dai tempi antichi, che non si vive di sola materia, Lovere si è aperta all’arte ospitando sul suo territorio realtà insospettabili in un centro di dimensioni ridotte: un’imponente basilica quattrocentesca resa preziosa da grandi artisti lombardi, un’antica parrocchiale, una mirabile quadreria come la pinacoteca Tadini, una concentrazione di capolavori è sempre a disposizione (di loveresi o viaggiatori) per sognare.

Dopo aver viaggiato tra i monti e le valli bergamasche e bresciane si arriva, improvvisamente dopo una curva, a Lovere. Il tessuto urbano si è sviluppato in funzione del suo territorio, stretto tra lago e montagna, e si presenta come un grande anfiteatro. Il vero spirito di Lovere, città lacustre, è nel suo originario anfiteatro, composto da palazzi costruiti con buon gusto e perfetto senso architettonico, che fanno da secoli degna cornice e splendida corona alla piazza del porto, o piazza 13 Martiri, che è una delle più belle del lago d’Iseo (alcuni la paragonano a quella di Portofino). Dalla piazza, attraversando il rione delle “beccarie”, si sale per il centro storico e si arriva in piazza Vittorio Emanuele, dove l’orologio della vecchia torre civica scandisce il passare del tempo. In questa piazza, racchiusa tutt’intorno da splendidi edifici, confluiscono tutte le vie piccole e strette del borgo medievale. Si sale ancora e si arriva alla chiesa di San Giorgio. Eretta alla fine del XIV sec. sulle strutture della medievale torre Söca, fu ampliata e modificata nel tempo, fino al XIX sec. Contiene una grandiosa tela posta sulla controfacciata raffigurante “Mosè che fa scaturire l’acqua dalla rupe” del pittore fiammingo Jean de Herdt (1657); la pala dell’altare sinistro dipinta da G. Paolo Cavagna (1556-1627) con l’“Ultima cena”, e la pala dell’altare maggiore attribuita a Jacopo Palma il Giovane (1544-1628). Sul lungolago fa bella mostra di sé il palazzo Tadini. Sede dell’Accademia di Belle Arti istituita dal conte Luigi Tadini nel 1828, fu costruito in forme neoclassiche su disegno dell’architetto Salimbeni tra il 1821 e il ’26, nel luogo dove il conte nel 1821 aveva fatto costruire una cappella gentilizia per custodire le spoglie del figlio Faustino, morto durante i lavori di ristrutturazione di palazzo Barboglio, utilizzato dalla famiglia per la villeggiatura.
Il cenotafio scolpito che ricorda il figlio, in fondo alla cappella, è di Antonio Canova, che del giovane Faustino era amico. Costruito il palazzo, il Tadini vi fece trasferire da Crema tutte le sue collezioni d’arte e diede vita a una Fondazione comprendente il museo, le scuole di musica “istrumentale e vocale” e di disegno. In questo modo il conte intendeva mantenere vivo il ricordo del figlio e del casato, ormai prossimo ad estinguersi. La galleria Tadini oggi comprende una pinacoteca ricca di tesori.
Proseguendo per il lungolago – dominato dalle belle facciate di numerose ville e palazzi (tra cui il cinquecentesco palazzo Marinoni e villa Milesi con il suo parco) – appena passata la piazza si risale e ci si trova di fronte all’imponente basilica di Santa Maria in Valvendra, edificata tra il 1473 e il 1483, periodo di particolare floridezza economica per Lovere, nell’alveo di un torrente, il Val Vendra, da cui prese il nome. La basilica dà a sua volta il nome al borgo rinascimentale di Santa Maria, una silenziosa strada fiancheggiata da case del Quattrocento e Cinquecento che conduce al borgo medievale. La basilica presenta forme classicheggianti rinascimentali di gusto lombardo, con influenze veneziane. L’interno è a tre navate, suddivise da dodici colonne, con cappelle sul lato sinistro. L’opera di maggior pregio è costituita dalle grandi ante dell’organo, collocate originariamente nel Duomo Vecchio di Brescia, dipinte, all’esterno, dal Ferramola con l’Annunciazione e, all’interno, da Antonio Bonvicino detto “il Moretto”, con i ritratti equestri dei Santi Patroni di Brescia. L’abside e il presbiterio sono affrescati in trompe-l’oeil da Ottaviano Viviani. La pala dell’Assunta, ispirata a motivi del Moretto e di Tiziano, è attribuita al veneziano Pietro Marone (1548-1625). Il solenne coro ligneo è cinquecentesco; l’altare maggiore ricco di sculture e marmi policromi è opera della bottega dei Fantoni di Rovetta; la tribuna centrale di Andrea Fantoni è del 1712. Per chi ama, infine, le passeggiate in montagna, a pochi minuti di cammino c’è il castelliere, un insediamento gallico nei boschi a nord-ovest di Lovere. Contiene resti di bastioni e murature attribuibili a varie epoche, eseguiti a secco usando grossi massi di dolomia ricavati dalle frane del monte.

Guarda tutti i video sulla pagina ufficiale Youtube de I Borghi più belli d’Italia.

Piaceri e Sapori

Lovere - Accademia Tadini_export_exportPiscina, canottaggio e canoa, vela, porto turistico (posti barca e rimessaggio), tennis, palestra di roccia, trekking, cicloturismo, pesca. Per sentieri ed escursioni nell’Alto Sebino, informazioni presso la Comunità Montana dell’Alto Sebino, a Lovere in via Marconi 23, tel. 035 4349811e presso l’associazione per il turismo ambientale SEB 1, tel. 035 983733.

Meta escursionistica dei loveresi, il santuario di San Giovanni in Monte Cala (dove già XII sec. sorgeva il fortilizio dei nobili Celeri) apre alla vista un panorama affascinante che abbraccia quasi tutto il bacino del lago d’Iseo, la bassa Val Camonica, le colline del Cerete di Castro con la conca di Pianico, sino al lago di Endine (informazioni sull’anello naturalistico del Monte Cala al Museo di Scienze naturali).

Pinacoteca Tadini, via Tadini 22, tel. 035 962780 (direzione), tel. 035 962743
(portineria e visite guidate), www.accademiatadini.it, chiusa lunedì escluso agosto. La galleria Tadini è uno dei musei più importanti d’Italia. Ospita una splendida collezione di opere di scuola lombarda e veneta del XV e XVI sec., tra cui quadri di Lorenzo Veneziano, di Jacopo Bellini (una meravigliosa “Madonna con Bambino”), di Domenico Tintoretto, del Parmigianino, di Domenico Morone, di Palma il Giovane. Le epoche successive sono documentate dai dipinti di Giacomo Ceruti detto “il Pitocchetto”, Giandomenico Tiepolo, Francesco Hayez, Cesare Tallone. Nella galleria sono inoltre esposte sculture, armature, medaglie, oggetti di scavo, arazzi e porcellane, tra cui importanti pezzi delle manifatture di Sèvres, Meissen, Hochst, Capodimonte.

Museo Civico di Scienze Naturali, via Marconi, tel. 035 983729. Tutte le informazioni sul sentiero naturalistico che raggiunge il Monte Cala: la geologia, le praterie aride, la fauna, i fiori, la vegetazione, il castelliere celtico.

Museo delle Sante Vincenza Gerosa e Bartolomea Capitanio, via Gerosa, tel. 035 960147. Accanto al Santuario, il piccolo museo espone oggetti, documenti, fotografie riguardanti la vita delle Sante e del loro tempo. Le camere delle Sante conservano ancora tratti originali.

Concerti di Musica da Camera, presso l’Accademia Tadini, via Tadini 22, tel. 035 962780 www.accademiatadini.it. Il ciclo annuale di concerti, iniziato nel 1927, propone un’ampia rassegna di concertisti di livello internazionale.

Mostre dell’Atelier, tel. 035 962780. Mostre di pittura di artisti nazionali ed internazionali: quattro rassegne annuali.

Concerti sinfonici e corali nella basilica di Santa Maria e nella chiesa di San Giorgio.

Stagione teatrale, cinema-teatro Crystal.

Regate veliche e di canottaggio, regionali, interregionali, nazionali ed internazionali.

Festa delle Sante patrone, bancarelle in centro storico, 18 maggio.

Festa della Madonna Speranzina, la terza domenica di settembre. È l’occasione per una scampagnata al santuario di San Giovanni in Monte, luogo di ritrovo e di devozione.

CortoLovere Festival internazionale del cortometraggio, fine settembre. Nella bella stagione le vie e le piazze del borgo sono animate da spettacoli musicali e teatrali.

Regina, nella terra dei polentì, è naturalmente la polenta, che accompagna il pesce di lago o la carne. è servita calda o alla griglia, ma sempre rigorosamente gialla. Oltre ai salumi e ai formaggi, immancabili sono i ravioli bergamaschi chiamati casunsei, conditi con burro fuso e salvia. Il dolce, leggero e friabile, è il donizetti, i vini di qualità sono quelli delle vicine Franciacorta o Valcalepio.

Dalla Val Camonica e dalla Val Seriana, ma anche dalla pianura bresciana, arrivano molte varietà di formaggio e la farina di granturco macinata a pietra. Specialità della zona sono i salumi, tra cui la salciccia di castrato, la soppressa e il “musetto”. Importante il mercato d’ogni sabato in piazzale Marconi.