mondolfo_stemmaMondolfo
Una fortezza adriatica

Comune di MONDOLFO
(Provincia di Pesaro-Urbino)
Altitudine
m. 144 s.l.m.
Abitanti
11.970 (253 nel borgo)

Patrono
Santa Giustina, 26 settembre
info turismo
Ufficio Turistico Comunale, Via Garibaldi 1
Tel. 0721 9391 / 939252 / 959677
www.comune.mondolfo.pu.it

Lo spirito del luogo

mondolfo_stemmaIl nome
L’ipotesi più accreditata è che Mondolfo derivi da Montoffus, cioè Monte di Offo, il capostipite della famiglia feudale che ebbe la signoria sul castello fino all’avvento dei Malatesta. Più fantasiosa la congettura di Mons-Ophis, monte del serpente (dal greco ofis), perché la selva su cui sorgeva il borgo era piena di rettili.

 

La storia
VI sec., la prima cerchia di mura, di forma ovale, con un perimetro di 400 metri e una superficie interna di un ettaro, appartiene a un castrum bizantino dalla struttura urbanistica regolare, con cardo e decumano che s’incrociano ad angolo retto; in questo primo impianto fortificato avviene intorno al Mille l’incastellamento degli abitanti della pianura, stanziati presso un’antica stazione di posta dei romani (Ad Pirum Filumeni) popolata in seguito da gente bulgara alleata dei longobardi, come mostrano gli scavi archeologici presso il centro religioso di San Gervasio di Bulgaria, cuore di espansione del cristianesimo nella valle del fiume Cesano.
XIV sec., legato in origine alla dinastia dei figli di Offo, il borgo alla morte di Rainaldo da Mondolfo passa sotto la signoria dei Malatesta; nel 1340 Galeotto Malatesta inizia la costruzione del primo nucleo della rocca.
1462, sconfitto nella battaglia del Cesano, Sigismondo Pandolfo Malatesta deve cedere Mondolfo e le altre terre della valle a Federico da Montefeltro; nel 1474 Mondolfo perde l’autonomia comunale perché Papa Sisto IV lo concede in vicariato, insieme con Senigallia, e Mondavio, a suo nipote Giovanni della Rovere; il dominio dei Della Rovere, duchi di Urbino, coincide con il Rinascimento e il periodo di maggior prosperità del borgo; tra il 1477 e il 1490 l’architetto Francesco di Giorgio Martini costruisce una possente rocca, più grande di quella della vicina Mondavio, che sarà abbattuta nel 1864 per ricavarne mattoni da costruzione.
1517, fedele ai Della Rovere, il castello di Mondolfo – il “più forte e migliore del vicariato” secondo Guicciardini – subisce l’assedio di Lorenzino de’ Medici, al quale Papa Leone X intende assegnare il ducato di Urbino, e capitola dopo una resistenza di 18 giorni.
1631, con il ritorno allo Stato Pontificio Mondolfo gode di un lungo periodo di pace e prosperità.
1846, la costruzione della ferrovia sul litorale, voluta da Papa Pio IX e sostenuta dal Comune, consente alla località di Marotta – allora abitata da pochi pescatori intorno alla stazione di posta della Vecchia Osteria – di diventare meta di villeggiatura balneare.

Questo lembo di Marche a balcone sul mare, esplode di bellezza come nei paesaggi di Agrà, il pittore di Mondolfo: una cromia di verdi e di azzurri, spatolate di giallo (il colore del grano che imbiondisce le colline), macchie scure di boschi, giusta distribuzione delle luci. Salendo dal litorale, il primo incontro è l’abbazia di San Gervasio, basilica paleocristiana di età barbarica con i pavoni immortali scolpiti sul sarcofago bizantino. Tra filari di viti e oliveti, e case coloniche sparse che ricordano la mezzadria, si sconfina nell’orizzonte sino al mare.
Ad annunciare Mondolfo, difesa dalle possenti mura del Castello, il caldo colore del cotto che avvolge il palazzo municipale, l’Oratorio di San Giovanni decollato – dove danza, in un quadro, una torbida Salomè -, i palazzi e le chiese tutte È forte, su queste colline marchigiane, il legame tra arte e terra: il materiale per gli altari e gli arredi viene dal bosco, affreschi, pale e pulpiti istoriati sono frutto di una devozione popolare nata nelle campagne. Edicole sacre e chiesette rurali parlano la lingua della fede. Le chiese di Mondolfo sono un libro aperto di storia dell’arte con le figure di Dio e dei santi. La duplice cortina muraria racchiude in questo borgo fortificato l’impronta rinascimentale e barocca, e dai belvedere lo sguardo contempla il mare, l’Adriatico, oltre il quale è Bisanzio, l’origine di tutto.

Il cuore dell’antico castello è la grande piazza centrale dominata dalla residenza municipale costruita con la torre civica in stile neogotico nel 1931, con mattoni recuperati dall’antica sede comunale distrutta dal terremoto dello stesso anno. Si tratta di un grande corpo di fabbrica in muratura faccia a vista, da cui si diramano a raggiera vicoli e scalinate nelle diverse direzioni. Accanto, la parrocchiale di Santa Giustina, già attestata nel 1290, fu ristrutturata ed eletta a collegiata da Papa Urbano VIII nel 1635. Un successivo intervento fu realizzato nel 1739. L’interno a navata unica è tardo barocco. Nell’elegante cantoria posta sopra l’ingresso principale, c’è un organo del 1776 di Gaetano Callido, il massimo esponente della scuola organaria veneta del Settecento.
Superato il cinquecentesco palazzo Giraldi Della Rovere, si arriva allo sferisterio, campo di gioco del pallone col bracciale, con cui ci si divertiva nelle corti rinascimentali. Oltrepassato il grande arco del Seicento, si arriva all’oratorio di San Giovanni Decollato, una piccola chiesa che nel 1612 apparteneva alla confraternita della buona morte, i cui membri durante i riti funebri indossavano un sacco nero. L’altare di legno dorato e intagliato espone un crocefisso ritenuto miracoloso, e l’interessante tela di Salomè con la testa di San Giovanni Battista è di ignoto autore di ambito emiliano: un torbido racconto barocco con suggestioni esotiche e gusto del prezioso.
Percorrendo i camminamenti lungo le mura, si arriva al belvedere da dove la vista abbraccia la marina da Marotta al Monte Conero. Dal rinascimentale palazzo Peruzzi si giunge all’ottocentesco varco di Porta Fanestre e quindi alla prima cerchia muraria, di forma ovale e databile al VI secolo nella sua parte più antica, mentre le attuali mura in laterizio sono del XV secolo.
Dagli spalti si ammira il panorama sulla campagna e le vallate circostanti. Il bastione di Sant’Anna, costruito nella prima metà del Cinquecento in sostituzione della torre danneggiata nell’assedio del 1517, cessata la funzione militare è diventato un giardino all’italiana scandito dalle geometrie delle aiuole segnate dalle siepi in bosso e dalle rose rosse e gialle: prima lo curavano le monache di Sant’Anna che dal 1650 vivevano in clausura nel monastero non più esistente, oggi l’amministrazione comunale.
Dal Borgo Ospedaletto, luogo dell’antico spedale per i pellegrini fuori dalle mura, si arriva alla seconda cerchia muraria, eretta nel Duecento e risistemata nel Quattrocento dal noto architetto militare senese Francesco di Giorgio Martini, incaricato di realizzare un sistema difensivo omogeneo, adeguando il castello e la possente rocca all’uso delle armi da fuoco.
Porta Santa Maria (XIX secolo) è il varco da superare per raggiungere il complesso monumentale extraurbano di Sant’Agostino. L’insediamento degli agostiniani risale al 1291, ma la chiesa di Santa Maria del Soccorso si presenta in una veste tardo cinquecentesca con rimaneggiamenti interni del Settecento. La facciata del 1726 ha tre eleganti portali in arenaria con motivi decorativi di gusto rinascimentale. All’interno, il pulpito ha un baldacchino di legno dorato, il coro è in radica di noce e i dipinti di soggetto sacro sono di maestri del Seicento marchigiano: Claudio Ridolfi è autore di una Sacra Conversazione dai toni delicati, su uno sfondo di archi e colonne, Giuliano Persciutti di una Crocefissione di gusto coloristico veneto, e Giovan Francesco Guerrieri del Martirio dei Santi Simone e Giuda dal naturalismo caravaggesco. A fianco della chiesa, il convento degli agostiniani ha il chiostro affrescato nel Seicento e il pozzo dello stesso periodo. A un km dal borgo, l’anima francescana del territorio è rappresentata dal convento di San Sebastiano, edificato nel 1760 sul luogo occupato da una chiesetta del 1479. Nell’attigua chiesa a croce greca, in una pala d’altare del pittore Sebastiano Ceccarini appare Mondolfo com’era nel Settecento. Poco più lontano, l’abbazia di San Gervasio di Bulgaria, fondata nel V-VI secolo, ha un impianto basilicale mutuato dalle grandi chiese di Ravenna e l’interno settecentesco. Nella cripta è custodito il più grande sarcofago ravennate delle Marche, del VI secolo, con incisi simboli cristiani, croci, corone d’alloro e due pavoni simbolo d’immortalità. Da Bisanzio ai longobardi, di qui è passata la storia più antica di Mondolfo.

Guarda tutti i video sulla pagina ufficiale Youtube de I Borghi più belli d’Italia.

Piaceri e Sapori

La Valle dei Tufi si presta a passeggiate in bici o a cavallo. A Marotta si praticano gli sport balneari, dal windsurf alla barca a vela. E chi volesse cimentarsi con il gioco del pallone col bracciale, affermatosi
in Italia dal XVI secolo, ha a disposizione lo Sferisterio comunale in cui gareggiarono papi e duchi (www.pallonecolbracciale.com).

Una breve passeggiata porta da Mondolfo alla millenaria sorgente della Fonte Grande, dove nel 1526 c’era già un lavatoio e nei cui pressi sono stati rinvenuti reperti dell’età del rame. Poco oltre, percorrendo una strada ombreggiata dalle querce, si arriva al santuario della Madonna delle Grotte (tel. 0721 957257), eretto nel 1682 dalla confraternita della Misericordia. La facciata è rinascimentale e nell’altare barocco si conserva la miracolosa immagine della Madonna. La chiesa si trova al centro del percorso della Valle dei Tufi che collega Mondolfo con Stacciola e San Costanzo, tra boschi, pinete, panorami (il mare è a pochi km), colline ricche di flora (roverelle, olmi, robinie, pioppi) e fauna. Numerosi uccelli vivono tra gli spazi agricoli e silvestri: civette, upupe, barbagianni e lo splendido gruccione, un migratore che nidifica nelle scarpate di sabbia della valle. Ci sono diverse aree di sosta attrezzata: consigliabile un picnic alla pineta della Madonna delle Grotte. A Marotta è da vedere la stazione ferroviaria, inaugurata nel 1884, monumento di archeologia industriale. Da Mondolfo si apre la via alla valle del Cesano che conduce a Pergola, Serra Sant’Abbondio e Frontone. Infine, i borghi di Mondavio e Corinaldo sono a 20 km, Gradara a 28, Urbino e il santuario mariano di Loreto a 50 km.

Museo Civico:
nel complesso monumentale di Sant’Agostino si raccolgono cimeli cittadini, come l’antica macchina oraria della torre civica e la giubba rossa di un garibaldino locale. È compreso nella visita il museo dedicato alla Memoria della Fisarmonica, con pezzi originali di una bottega artigiana del primo dopoguerra, quando le fisarmoniche prodotte a Mondolfo erano esportate in tutto il mondo.

Quadreria Comunale:
presso la Residenza Municipale, conserva tele secentesche di autore ignoto e il fonte battesimale altomedievale proveniente da San Gervasio (XII-XIII secolo), con iscrizione antica e protrome ai quattro lati.

Armeria del Castello:
itinerario didattico lungo le mura per la conoscenza dell’artiglieria e dell’architettura militare nella fase di transizione dalle vecchie macchine d’assedio alle moderne bocche di fuoco.

La Spaghettata,
domenica dopo Pasqua: nata nel 1939, la festa è dedicata al piatto nazionale, che qui per tradizione è cucinato “di magro”, con tonno, alici, olio, pomodoro, aglio e prezzemolo.

Sagra dei Garagoj,
aprile, a Marotta: festa marinara che celebra una varietà di molluschi presente solo nei fondali della cittadina balneare.

Fiera di Santa Giustina,
26 settembre.

Presepepaese,
dicembre: sacra rappresentazione della Natività nelle vie del borgo.

Festa dei Magnafava,
maggio: nella corte del convento di San Sebastiano, sagra gastronomica con piatti tipici a base di fava, legume di stagione.

Gli spaghetti al sugo rosso di tonno e alici sono l’interpretazione locale del piatto tipico italiano. Da non perdere le pietanze a base di farina di fava come i “tajolini sa la fava”.

La duplice anima contadina e marinadel territorio si riflette nella cucina.Dal mondo agricolo arrivano ricette con protagonista un legume come la fava, e dall’Adriatico il pesce azzurro, il brodetto e i succulenti garagoj (molluschi). I sapori sono esaltati dall’olio e dal vino dei colli mondolfesi.