stemma-CingoliCingoli
Il balcone delle Marche

Comune di CINGOLI
(Provincia di Macerata)
Altitudine
m. 631 s.l.m.
Abitanti
10.670 (750 nel borgo)

info turismo
Ufficio Turismo e Cultura, Tel. 0733 601913
IAT, Via L. Ferri – Tel. 0733 602444
Biblioteca Comunale Ascariana, via G. Mazzini 10
tel. 0733 602877
www.comune.cingoli.mc.it

Lo spirito del luogo

stemma-CingoliIl nome
Deriva dal latino cingulum che ha il significato di “sporgenza rocciosa”, “ripiano che sporge sul versante di un monte”.

 

La storia
IX sec. a.C., il territorio è abitato da popolazioni picene.
III sec. a.C., è fondata Cingulum nella zona dell’attuale Borgo San Lorenzo.
60 a.C., la città è restaurata e fortificata a proprie spese da Tito Labieno, luogotenente di Cesare in Gallia; in età augustea diventa municipium della tribù Velina, all’interno della Regio V Picenum.
VI sec. d.C., si ha notizia della presenza di una diocesi con a capo il vescovo Esuperanzio, e di devastazioni da parte dei Goti e dei Longobardi.
XII sec., seconda metà, Cingoli diventa libero comune; vi fioriscono attività artigianali, commerciali e artistiche.
XV sec., fine, Cingoli risulta stabilmente soggetta allo Stato Pontificio.
XVI sec., sviluppo economico e urbanistico del borgo.
1725, con il ripristino dell’antica cattedra vescovile, Cingoli, già sede di un patriziato numeroso e benestante, vede crescere in pochi anni le sue fabbriche: sorgono, o vengono restaurati, chiese e palazzi nel fastoso barocco del tempo.
1829, Francesco Saverio Castiglioni, di nobile famiglia cingolana, diventa Papa con il nome di Pio VIII.
1861, Cingoli entra a far parte del Regno d’Italia.

Il cervo che riposa sotto un albero di tasso, raffigurato sulla fontana del Maltempo, invita a una sosta in questo grosso borgo adagiato sulla sommità di un monte che si chiama Circe, a ricordo di leggendarie magie sulle quali hanno ricamato gli eruditi rinascimentali e barocchi. Fosse stata davvero la maga Circe a fondare la città nei mitici albori piceni, non ci stupiremmo: sarà rimasta stregata lei stessa dal panorama che le si dispiegava davanti agli occhi dall’alto del colle. Ancestrali culti solari non ci distolgono, oggi, dall’eminenza topografica che colloca Cingoli, solitaria e silenziosa, in uno dei paesaggi più belli del Mediterraneo, il versante adriatico dell’Appennino. Qui, l’opera dell’uomo e quella della natura sembrano integrarsi e valorizzarsi a vicenda, “in bono aere, et superba visione”. Il passato nobile e glorioso non è stato eliminato dai segni della modernità, ma è ancora visibile nelle ombre lunghe che, la sera, i fastosi ed eleganti palazzi proiettano sulle piazze e lungo le vie.

Subito colpiscono, appena entrati nel centro storico, i colori caldi degli intonaci delle facciate che si susseguono lungo l’arteria principale della città, armoniosamente intercalati dall’austerità della pietra esibita dagli eleganti portali rinascimentali. La sensazione di calma e rara atemporalità è rafforzata dalla quasi totale chiusura del centro alla circolazione automobilistica. Il visitatore trova così la concentrazione giusta per lasciarsi rapire da scorci di grande impatto scenico ed emotivo.
Cuore di Cingoli è la piazza Vittorio Emanuele II su cui si affacciano il Municipio e la cattedrale. Il palazzo Municipale è costituito da corpi realizzati in epoche successive: la struttura più antica, forse del XII secolo, è avvolta dall’edificio in stile rinascimentale voluto nel 1531 dal governatore della città Egidio Canisio da Viterbo, come recita l’iscrizione lungo la cornice del parapetto del secondo piano.
La cattedrale, dedicata a Santa Maria Assunta, sorge sul luogo occupato fino al 1615 dalla piccola chiesa di San Salvatore. L’incapacità della pieve di Santa Maria (oggi San Filippo) ad accogliere un sempre crescente numero di fedeli, spinse le autorità ecclesiastiche ad avviare i lavori per la costruzione di una chiesa più grande, inaugurata nel 1654. Si esce dalla chiesa volgendo le spalle al municipio per arrivare in via del Podestà, dove su uno slargo si affaccia il quattrocentesco palazzo Conti, dell’omonima famiglia nobiliare. Proseguendo la strada in discesa, si ammira a destra la facciata della chiesa di San Filippo Neri con il suo portale romanico. L’edificio, sorto sui resti della primitiva pieve di Santa Maria, è internamente dotato della fastosa veste barocca scelta dai padri dell’Oratorio di San Filippo Neri, che nel 1664 ne divennero i possessori.
Tornando in piazza Vittorio Emanuele II, a destra della cattedrale s’imbocca via Foltrani, su cui gettano ombra i bei palazzi rinascimentali appartenuti alle famiglie della nobiltà cingolana. Poco oltre, scendendo, si apre sulla destra l’ampio piazzale su cui si affacciano la chiesa di San Domenico e il connesso convento dell’ordine dei Predicatori. Sull’altare maggiore della chiesa è collocata dal 1539 la grande tela della Madonna del Rosario e Santi, opera tra le più complesse e magnifiche dell’inquieto pittore veneziano Lorenzo Lotto. Continuando lungo via Foltrani, appaiono all’improvviso le mura del Monastero Silvestrino di San Benedetto, oltre il quale si svela il cinquecentesco palazzo Puccetti. Costeggiandolo, si scende tra le case rinascimentali lungo via dello Spineto che conduce, nel suo concludersi, fuori delle mura cittadine, dove si trova la chiesa di Santa Caterina D’Alessandria, risalente al secondo decennio del XIII secolo.
Da via dello Spineto ha inizio una stradina dalla quale si ammira il quartiere della Polisena, il più antico della città, con le sue viuzze scoscese selciate a pietre irregolari e le rustiche casupole non intonacate. L’etimo rimanda a quella grande corrente culturale dell’ermetismo rinascimentale che interessò anche Cingoli.
Lasciando alla propria destra l’edificio comunale, ci s’immette in via Maggiore, l’arteria principale fiancheggiata da notevoli palazzi nobiliari. Nel XVI secolo questa via (oggi chiamata anche Corso Garibaldi) fu ribattezzata via Farnesia et Pontificalis, quando il cardinale Alessandro Farnese, più volte ospite della famiglia Silvestri, divenne Papa col nome di Paolo III. A metà della via, sulla destra, accanto all’edificio che ospitava la chiesa di Santa Maria in Valverde, appare la bellissima fontana di Maltempo, rivestita dell’impianto allegorico-ermetico che le diedero nel 1568 i Lombardi, allievi del Sansovino, dietro suggerimento di un’enigmatica “congrega de’ philosophi”. Poco dopo sulla sinistra, si eleva imponente, nella sua facciata in travertino, il seicentesco palazzo Castiglioni, nel quale nacque nel 1761 Francesco Saverio Castiglioni, diventato Papa Pio VIII nel 1829.
Prima di concludersi con porta Piana, innalzata in onore del concittadino pontefice, Corso Garibaldi si apre su una piccola piazza, su cui si affaccia l’antica chiesa di San Nicolò, costruita dopo il 1218 per evitare che i parrocchiani di Sant’Esuperanzio percorressero durante l’inverno la disagevole strada che conduceva alla loro chiesa.
Sorge, infatti, fuori delle mura cittadine la collegiata di Sant’Esuperanzio, il monumento più insigne di Cingoli. La nuda facciata di pietra grigia è adornata di un rosone e di un meraviglioso portale romanico scolpito dal maestro Giacomo nel 1295, come si legge nell’iscrizione in caratteri gotici dell’architrave. Sulla destra della chiesa si appoggia un lato dell’antico chiostro, retto da pilastri cilindrici e corso da una bassa loggetta. L’interno è caratterizzato da un’aula unica ripartita in sette campate, e sul fondo è addossata la tribuna, costruita alla fine del XVI secolo e sorretta da due colonne di stile romanico. Il presbiterio fu rialzato alla fine del XVII secolo per ricavare spazio per la cripta, dove si conservano le reliquie del Santo. Si possono vedere numerosi affreschi, un polittico attribuito a Giovanni Antonio Bellinzoni da Pesaro e, nella sagrestia, una tavola con la Flagellazione di Sebastiano del Piombo. Fuori le mura è da vedere anche il santuario di Santa Sperandia, costruito a partire dal XIII secolo, che conserva il corpo della santa, monaca benedettina nata a Gubbio e morta a Cingoli nel 1276. Il cortile, fiancheggiato da alte mura, porta all’ingresso della chiesa, dove si conservano dipinti notevoli come Il Miracolo delle Ciliege di Pier Simone Fanelli e la Madonna con Bambino e Santi di Antonio da Faenza.

Piaceri e Sapori

Passeggiate, trekking, mountain bike.

Da Cingoli si raggiungono in breve centri d’arte importanti quali Treia, Macerata, Matelica, San Severino Marche, Tolentino, Recanati.

Museo Archeologico Statale,
piazza Vittorio Emanuele II, tel. 0733 603399: custodisce materiali preistorici, protostorici e dell’epoca romana; tra i reperti più preziosi, una serie di punte di freccia del Paleolitico e un’ascia-martello in selce.

Pinacoteca Comunale D. Stefanucci, via Mazzini 10, tel. 0733 602877: l’ex seminario vescovile (1780) ospita al piano rialzato la Biblioteca con 20mila volumi e al primo piano la pinacoteca istituita nel 1985, che raccoglie opere di Giovanni Antonio Bellinzoni da Pesaro (1462-1511), Girolamo Nardini (1480-1538), Gianandrea Lazzarini (1710-1801); la sezione moderna comprende 31 dipinti di Donatello Stefanucci (1896-1987) che si distinguono per il gusto del paesaggio e del colore, e opere di altri interessanti autori.

Arte al Centro Storico,
inizio luglio.

Festa del Folclore e della Trebbiatura, inizio luglio.

Festival delle Statue Viventi,
fine luglio.

Rassegna di Teatro Estivo,
luglio-agosto.

Cingoli 1848,
agosto, rievocazione storica.

Luna in piazza,
ferragosto.

Luci e Sapori di Natale.
Per informazioni: Ufficio Turismo e Cultura, tel. 0733 601913, segreteria@cingoli.sinp.net.

cingoli_foodLa parmigiana di cardi, chiamati localmente gobbi. In alternativa, tagliatelle al sugo di cinghiale, gnocchi all’anatra, oca in salmì.

Olive oil cingoli

Bottle pouring virgin olive oil in a bowl close up

Ottimo l’olio extravergine d’oliva che si produce in località Troviggiano. Il territorio dona anche una buona qualità di sedani.

Ospitalità

Cingoli, Hotel Tetto delle Marche

Hotel Tetto delle Marche Ristorante dei Conti

Un grande hotel immerso nel verde composto da 38 camere accoglienti; ottima posizione nel punto più alto di Cingoli.

  Via Cristianopoli, 47
  +39 0733 602882
  +39 339 2114143
  info@hoteltettodellemarche.it
  www.hoteltettodellemarche.it