Vallefoglia-StemmaMontefabbri
Il borgo che lascia di stucco

Comune di MONTEFABBRI
(Provincia di Pesaro – Urbino)
Altitudine
m. 319 s.l.m.
Abitanti
5500 (74 nel borgo)

Patrono
Santa Marcellina, ultima domenica di luglio
info turismo
Comune, Tel. 0721 49621 (ore 8-13)
www.comune.colbordolo.pu.it
comune.colbordolo@provincia.ps.it

Lo spirito del luogo

Vallefoglia-StemmaIl nome
Montefabbri, di origine incerta, deriva presumibilmente da Monte Fabrorum, ovvero il castello della famiglia (dei) Fabbri.

 

La storia
VII-VIII sec., la discesa dei Franchi coincide con il formarsi delle pievi, come quella di San Gaudenzio, e di insediamenti umani in luoghi più sicuri.
X-XI sec., la scarsa popolazione presente nelle zone intorno alla pieve comincia a dotarsi di strutture difensive.
XII sec., nel territorio della pieve di San Gaudenzio sorgono quattro castelli, uno dei quali è quello di Montefabbri.
1216, il nome del castello di Montefabbri compare per la prima volta nei documenti ufficiali.
XIII sec., le sorti del castello sono legate a quelle dei signori di Urbino e di Rimini, i Montefeltro e i Malatesta, che se lo contendono.
XIV sec., alternanza di potere tra i Montefeltro e la chiesa.
XV sec., il castello di Montefabbri entra sempre di più nell’orbita del ducato di Urbino, al quale fornisce soldati e capitani di ventura.
1578, il duca di Urbino Francesco Maria della Rovere nomina conte del feudo di Montefabbri l’architetto civile e militare Francesco Paciotti. I Paciotti mantengono la proprietà di Montefabbri fino al 1744, quando il borgo passa definitivamente allo Stato Pontificio.
1862, con l’apertura di una caserma dei carabinieri e l’uccisione del brigante Terenzio Grossi, si mette fine al banditismo locale, finalizzato alla restaurazione del governo pontificio contro lo Stato unitario.
1869, Montefabbri perde l’autonomia amministrativa e viene annesso al Comune di Colbordolo.

Umili casette strette le une alle altre sono racchiuse nella cerchia delle mura castellane di questo piccolo borgo che svetta solitario lungo l’antica via che collega Pesaro e Urbino. Nella profonda fantasia di colline si apre uno spazio di silenzio rotto solo dal canto degli uccelli e dal suono delle campane. Sono giornate di vivide erbe, di viottoli di campagna, di chiacchiere nell’unico bar, quelle che trascorrono a Montefabbri. Un quadro rimasto immutato nei secoli. Un paesaggio che potrebbe fare da sfondo a una pittura rinascimentale, visto che è nato a due passi da qui il padre di Raffaello Sanzio. Un piccolo mondo antico dove anche la donna in vestaglia sulla porta di casa dà senso al tempo che trascorre lento, alla corsa che si ferma, alla meditazione che incomincia. Un borgo che lascia di stucco: non solo perché bello (che qui vuol dire semplice, intimo, raccolto: non aspettatevi grandi cose) ma – letteralmente – perché nella pieve custodisce le scagliole, cioè le decorazioni in stucco, più antiche delle Marche.

La prima cosa che colpisce è la visione d’insieme: questo borgo sembra cambiato ben poco dal 1400. II suo impianto urbanistico medievale in posizione sopraelevata conferisce al piccolo nucleo abitato un suggestivo colpo d’occhio. Merito (si fa per dire) della mancanza di risorse, se questo castello equidistante da Pesaro e Urbino non è stato manomesso, conservando nel tempo gli antichi caratteri. Dopo secoli costellati di miseria e privazioni, quando le uniche fonti di reddito erano l’agricoltura e la fornace, gli abitanti ora scoprono di avere in mano un tesoro. E infatti nessuno se ne va o vende casa. Neanche al Comune che vorrebbe creare uno spazio aggregativo.
I residenti si tengono ben strette le loro piccole e vecchie casette, che conservano ancora i segni della povertà originaria, ma tant’è: tutto intorno ci sono solo colline, campagne e silenzio. I camion non passano sotto lo stretto arco d’ingresso e la sveglia non esiste, sostituita dal canto degli uccelli.
Frenesia è una parola sconosciuta e le giornate lavorative si allungano o si accorciano seguendo il ritmo delle stagioni.
Se, percorrendo il crinale che da Colbordolo porta a Urbino, è impossibile non fermarsi ad ammirare questo splendido borgo, non basta osservarlo da lontano. Conviene entrare dentro la cinta muraria del XII secolo, passando sotto l’arco dove era posto il ponte levatoio. Sopra l’arco fa bella mostra di sé la Madonna Lattante, in pietra arenaria del XV secolo. Ma la vera sorpresa è la pieve di San Gaudenzio, sorta probabilmente tra VII e VIII secolo e dedicata al primo vescovo di Rimini martirizzato nel 360 circa. All’interno sono conservate numerose opere decorative realizzate con la tecnica povera della scagliola, tutte in bianco e nero e del medesimo autore. Si tratta di paliotti, pannelli e lapidi risalenti alla fine del XVII secolo. Il paliotto più bello è quello dell’altare maggiore (la parte anteriore): datato 1687, rappresenta San Francesco da Paola intento nella preghiera. La chiesa è ricca di marmi (da notare l’elegante balaustra del XVII secolo), ha una cripta del XII secolo dove sono custodite le spoglie di Santa Marcellina (traslate da Roma nel 1666) e una quattrocentesca torre campanaria alta 25 m. Tradizione vuole che sul catino del battistero, ricavato da un cippo marmoreo romano, sia stato battezzato il Beato Giansante Brancorsini di Montefabbri.
Il comune capoluogo di Colbordolo conserva una torre e le antiche mura del castello. Nella struttura urbanistica del centro si colgono i segni delle vicende di epoca medievale e rinascimentale. Qui è nato Giovanni Santi, il padre di Raffaello Sanzio.
Nella chiesa romanica di San Giovanni Battista si ammira una pregevole tela di Claudio Ridolfi, la Madonna col Bambino e i Santi (1605) che risente dell’influenza del Veronese. Nella frazione Morciola meritano una visita villa Albani, casa patrizia di campagna, e la chiesa romanico-gotica di Santa Maria, visitabile solo ogni primo e terzo lunedì del mese perché di proprietà privata.

Piaceri e Sapori

Passeggiate in collina, percorsi
in mountain bike, tiro con l’arco
(presso l’agriturismo La Celletta, tel. 0721 495130), bocciodromo, tennis e nuoto.

Il luogo è un ottimo punto di partenza per le città d’arte di Urbino, Gradara, San Leo, ma anche adatto a vivere la natura in tutte le stagioni.
Le colline intorno a Montefabbri offrono passeggiate tra querce dorate e leggere foschie in autunno, l’aria frizzante dell’inverno, quando è bello stare al riparo al fuoco del camino, e l’incredibile profusione floreale della primavera, che porta ginestre, papaveri, margherite, narcisi. Sui ripidi pendii di Coldelce, una frazione di Colbordolo, cresce una fitta macchia mediterranea di roverelle, carpini e noccioli.

Mostra documentaria
permanente Giovanni Santi,
Colbordolo, tel. 0721 49621,
www. comune.colbordolo.pu.it
Allestita presso il centro culturale dedicato al padre di Raffaello Sanzio, documenta l’attività di questo pittore che, anche se meno importante del famosissimo figlio, ha avuto un ruolo nella storia della pittura italiana, come dimostrano le sue opere conservate in diversi musei del territorio.

Sagra del vino e della crescia, lunedì dell’Angelo, nella frazione Talacchio.

Mostra del Libro per Ragazzi,
prima quindicina di maggio, nella frazione di Morciola: esposizione e vendita di novità librarie per ragazzi, incontri con autori, animazione, laboratori creativi, conferenze.
Fiera de magg, terzo week-end di maggio, nella frazione di Bottega: degustazione di prodotti tipici, cena collettiva alla riscoperta di antichi sapori, laboratori del gusto, mercato.

Montefabbri… in jazz,
luglio: serate musicali nella piazzetta davanti alla pieve di San Gaudenzio.

Festa di Santa Marcellina,
Montefabbri, ultima domenica di luglio:
festa patronale

Tavolata intorno alle mura,
Montefabbri, prima quindicina di agosto a cura della locale sezione AVIS.

MONTEFABBRI_cresciaLa cucina del Montefeltro ama funghi e tartufi, formaggio pecorino e di fossa, e sente aria di Romagna con la piadina e la crescia.

MONTEFABBRI_olioColbordolo è città del vino e dell’olio. Il territorio dà un ottimo olio extravergine di oliva ed è ricco di vigneti da cui si ricava una doc interessante, quella dei Colli Pesaresi, da vitigni Sangiovese e Montepulciano. Il prodotto tipico del luogo è la crescia, una sorta di panettone salato a base di formaggio pecorino, che si accompagna con salumi locali, uova sode e vino dei Colli Pesaresi.