Offagna-StemmaOffagna
Una vedetta sul mare

Comune di OFFAGNA
(Provincia di Ancona)
Altitudine
m. 306 s.l.m.
Abitanti
1850 (253 nel borgo)

Patrono
San Bernardino, 20 maggio
info turismo
Pro Loco, Via Dell’Arengo Tel. 071 7107552
www.comune.offagna.an.it
www.offagna.org | info@offagna.org

Lo spirito del luogo

Offagna-StemmaIl nome
Il toponimo dovrebbe derivare, per corruzione lessicale, dalla Massa Afraniana, un latifondo di epoca romana appartenente alla gens Afrania, illustre famiglia che aveva possedimenti nel territorio.

 

La storia
978, in una concessione fondiaria dell’arcivescovo ravennate Onesto, è nominato per la prima volta il castellum Offanie, eretto su un blocco di tufo in uno dei punti più alti della zona.
1200 ca., Osimo s’impadronisce della struttura castellana, nel frattempo evoluta da apparato difensivo a centro del vivere civile, sede di mercato e attività artigianali.
1350 ca., con la promulgazione degli statuti, Offagna cerca di affrancarsi da Osimo, ma è contesa anche da Ancona.
1454, il Papa cede Offagna ad Ancona, che in soli due anni vi costruisce l’attuale rocca; il paese diventa uno dei diciotto accampamenti del contado di Ancona, governato da un nobile anconetano che ha l’obbligo di risiedere sei mesi l’anno nella rocca.
1477, dopo la vittoria degli osimani sugli anconetani, la rocca comincia a perdere d’importanza; un documento del 1652 testimonia il suo uso come magazzino.
1765, l’architetto Andrea Vici è chiamato da suo fratello Girolamo, parroco a Offagna, a ricostruire la sacrestia della chiesa di Santa Lucia; inizia così una serie d’interventi che modificano l’aspetto medievale del borgo arricchendolo di architetture di pregio.

I piccoli castelli medievali delle Marche sono come solitarie vedette nel verde. Il dorato colore del cotto si armonizza con le tinte dei cieli e delle colline, disegnando paesaggi di sospensioni improvvise, dove sembra balenare una rivelazione. A Offagna, l’imponente rocca domina un quieto borgo adagiato sui morbidi rilievi dell’entroterra di Ancona, a pochi km dalla riviera del Conero, in una campagna così bella che sarebbe un delitto offenderla con le lottizzazioni. Lo sguardo si appoggia con dolcezza sulle vigne che fanno da corona al borgo, sulle sue chiese, sulle architetture di Andrea Vici, in un oblio sognante che è proprio di questa parte d’Italia.

Ci si mette poco a percorrere il centro storico di Offagna, ma vale la pena soffermarsi sui particolari, osservare con calma, confrontare l’oggi con le cose di ieri. Ammiriamo, ad esempio, nella strada principale del borgo, la finestra triloba ottocentesca appartenente al vecchio Monte di Pietà: sparito questo, è rimasto un segno della passata bellezza. Altro segno è, la dove la strada si biforca, la chiesa del Santissimo Sacramento costruita dall’architetto Andrea Vici, approdato a Offagna dopo aver lavorato con il Vanvitelli alla Reggia di Caserta. La chiesa, datata 1787, è un gioiello dello stile neoclassico, apprezzabile per la sua purezza formale e per la sorprendente collocazione all’incrocio tra due strade. Ripercorrendo via dell’Arengo, si arriva alla Rocca passando per il palazzo del Municipio e per il monastero di Santa Zita, altra notevole opera di Andrea Vici. Costruito nel 1767 all’interno delle mura e a dominare la valle, il monastero si presenta come una struttura fortificata ma modesta, in linea con l’austerità che doveva ispirare.
La rocca (1454-56) è un ragguardevole esempio di architettura militare a cavallo tra Medioevo e Rinascimento. Di forma quadrangolare, poggia su una rupe di tufo e ha la particolarità di un mastio alto cinque piani ed eccentrico rispetto al sistema fortificato e intervallato da torri che recintava il borgo. Il torrione semicircolare che chiudeva a nord-est la cinta muraria è ancora visibile.
Lungo le solide mura corre il cammino di ronda. Le merlature a coda di rondine sono chiaramente ghibelline. Da vedere, all’interno della rocca, il Museo delle Armi e il Museo Paolucci.
Dalla piazza del Comune ci dirigiamo verso la chiesa di Santa Lucia, entrata nella storia di Offagna nel lontano 1372, quando è citata per la prima volta. All’interno vi sono due dipinti secenteschi. Andrea Vici ha risistemato la sacrestia, messa sotto sopra dal ritrovamento dei resti di un martire nel 1761.
Restano da vedere due episodi architettonici rilevanti. Cominciamo con villa Montegallo, posta su un colle vista mare, poco fuori dal centro storico. Il suo ampliamento reca la firma di Andrea Vici. Il corpo originale è invece secentesco e voluto dal cardinale Antonio Maria Gallo. Nella forma attuale la villa si presenta con le decorazioni in stile bibienesco e le aggiunte terminate nel 1792.
L’aspetto scenografico della facciata principale, con la doppia scalinata a pianta ellittica, e lo splendido giardino all’italiana sul retro, svelano la sua origine di residenza aristocratica per gli ozi di campagna, con annesso casino di caccia.
Stessa funzione doveva assolvere villa Malacari, risalente al 1668 e dotata già all’epoca di magazzini, cantina, frantoio, stalle, prefigurando, così, la sua attuale destinazione di azienda vitivinicola. Anche qui, il giardino è meraviglioso; all’interno, spiccano in particolare i pavimenti in cotto settecentesco.

Piaceri e Sapori

Passeggiate in collina, nei boschi e nelle aree protette del Parco del Conero; visite ai borghi vicini; itinerari in mountain bike sulle piste ciclabili del Conero; equitazione; divertimenti acquatici sul litorale basso e sabbioso del Conero, dov’è possibile praticare tutti gli sport.

C’è una “Terra dei Castelli” nel modenese e c’è un’altra qui, nelle Marche a ridosso della Riviera del Conero, che comprende, oltre a Offagna, i comuni di Agugliano, Camerata Picena e Polverigi. Quest’ultimo merita attenzione per il sereno paesaggio che lo circonda e per il Festival internazionale di teatro contemporaneo, uno degli appuntamenti culturali estivi più attesi in regione. Poco più a sud si trova Osimo, cittadina che vanta un centro storico ricco di testimonianze antiche: su tutte, lo splendido duomo romanico-gotico. Castelfidardo ha una bella piazza in cui si trova anche il Museo internazionale della fisarmonica.

Museo di Scienze Naturali L. Paolucci, tel. 071 7107611. Ospita le collezioni paleontologiche, mineralogiche, zoologiche e botaniche del celebre naturalista anconetano Luigi Paolucci (1849-1935), frutto di un’intera vita di ricerche e di studio. I reperti sono collocati negli ambienti originari – fluviale, costiero, collinare, carsico e montano – ricostruiti con pannelli illustrativi.

offagna_museo_armiMuseo delle Armi Antiche,
tel. 071 7107552 (Pro Loco). All’interno della Rocca è allestita un’esposizione di armi antiche, con una sezione intitolata “Cacciatori e guerrieri dalla pietra all’acciaio” e curata dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche.

Museo della Liberazione di Ancona,
tel. 071 7107552 (Pro Loco). Vi sono conservati i documenti e i materiali d’archivio delle battaglie della seconda guerra mondiale per la liberazione delle Marche e di Ancona. Il museo raccoglie filmati e immagini in formato digitale, recuperati presso i musei di guerra di Londra.

Offagna in Fiore,
21-22 maggio: mostra mercato di piante d’appartamento, da giardino e da orto.

Feste Medievali,
terza settimana di luglio. L’atmosfera medievale, già propria delle stradine del centro storico, viene esaltata dalla presenza di personaggi in costume, quali dame, cavalieri, musicanti, giocolieri, menestrelli, mangiafuoco, cartomanti, soldati e popolani, che passano allegri dalla taverna al mercato, si sfidano in armi, si contendono la crescia, per un’intera settimana il paese si trasforma con le rievocazioni storiche che lo riportano alle sue radici, con gli spettacoli calibrati sul repertorio medievale, come il teatro di strada, il dramma sacro, i trionfi carnascialeschi e la comparsa in scena di cantastorie, giullari, danzatrici.

Fiera del Colombaccio,
10-11 settembre: mostra-mercato di animali di bassa corte, ornamentali e da richiamo, con specialità alimentari e artigianato artistico.

Mercatini di Natale,
secondo e terzo fine settimana di dicembre.

La crescia, una sorta di piadina cotta sulla brace, si sposa con le foie de campo, un miscuglio di erbe particolari raccolte nei campi intorno al borgo, che vengono bollite, scolate e insaporite in padella con sale, aglio, rosmarino. Per gli amanti della carne c’è il coniglio in porchetta, con il suo ripieno di cotica di maiale e di carne e il suo profumo di finocchietto selvatico.
Se capitate qui durante le feste medievali, il dolce della Contesa della Pasticceria Piero vi aspetta con la sua antica ricetta che lo vuole accostato al Moretum, vino di more e miele di evidente origine medievale. In inverno, sono imperdibili i biscotti con il mosto.

Il Rosso Conero doc e il Conero docg Riserva Grigiano sono i vini di questa terra generosa che offre anche squisiti prodotti di norcineria, olio extravergine, miele, oli essenziali e prodotti cosmetici naturali.