Grottammare
La Perla dell’Adriatico

Comune di GROTTAMMARE
(Provincia di Ascoli Piceno)
Altitudine
m. 126 s.l.m.
Abitanti
16.200 (180 nel borgo)

info turismo

Ufficio Cultura Turismo e Sport
Vicolo Etruria 12 –  Tel. 0735 739240
turismo@comune.grottammare.ap.it
www.visitgrottammare.it
www.comune.grottammare.ap.it

Lo spirito del luogo

Il nome

Già agli inizi dell’XI secolo il castello è indicato con il nome di Grocte o Grupte, e più tardi come Cripte o Grupte a mare. In documenti precedenti si legge, invece, il nome di Supportica o Subportica, identificabile con l’area del vecchio incasato, mentre Grotte corrisponderebbe alla zona delle più antiche fortificazioni, di cui si vedono ancora i resti.

La storia

Già dal VIII-VI sec. a.C. è documentata la presenza di una necropoli picena nella zona collinare a ridosso del litorale. In epoca romana, nel III sec. a.C., il territorio di Grottammare è compreso nell’agercuprensise nel VIII-IX sec. d.C. i monaci di Farfa si stanziano nel monastero di San Martino, l’antica CurtesSancti Martini. Nel 1193 l’imperatore Enrico VI conferma all’abate Gualtiero, rettore del cenobio di Offida, tutte le antiche possidenze, tra cui Gruttamcumpertinentiissuis. Successivamente, nel 1259, il re Manfredi sancisce la fine dell’autonomia cittadina concedendo il castello di Grottammare cum suo porto al Comune di Fermo. Quaranta anni più tardi avviene l’ampliamento del piccolo porto in funzione anti-pirati che consente di sviluppare il commercio di cereali, legname, olio e vino. Nel 1525 i pirati di Dulcigno espugnano la città; in seguito a questo evento, Grottammare è completamente circondata di mura, fortificata nelle porte, rafforzata con un torrione detto “della battaglia”, o forse “delle battaglie” (inteso come guarnigioni), posto in corrispondenza del sottostante porto. Nel corso dei secoli successivi Grottammare vive un periodo di espansione e viene scelta come residenza di villeggiatura da nobili personaggi per il suo clima e la sua bellezza, al punto che nel 1779 Papa Pio VI affida all’architetto Pietro Augustoni il piano regolatore del nuovo incasato: nascono così le prime costruzioni nell’area della marina, e tra la collina e il mare. Il 1848 è un anno di fermento e Garibaldi a Grottammare fa nuovi proseliti alla causa dell’Unità d’Italia, pur appartenendo la città al territorio pontificio. Pochi giorni dopo la sconfitta dell’esercito pontificio, nel 1860, Vittorio Emanuele II riceve a palazzo Laureati la delegazione partenopea venuta a consegnargli formalmente il Regno delle Due Sicilie. Nel frattempo la città consolida la propria fama di località per il turismo balneare, continuando a ospitare celebrità fra le quali il musicista ungherese Franz Liszt. È del 1890 la creazione del lungomare e dell’abbellimento del paese con centinaia di essenze arboree per volontà del sindaco Ricciotti, l’“architetto del verde”.

Un piccolo centro storico raccolto sul ciglio di un colle, che guarda a mare come una sentinella. Questo è il paese alto, che sovrasta la marina di Grottammare tra pinete e gabbiani, ed è qui chiamato affettuosamente “il vecchio incasato”, a indicare quel gruzzolo di rustiche case e viuzze medievali che nemmeno ci si sogna di incontrare sull’affollata riviera picena. E invece è sorpresa grande scoprire, appena oltre il caos estivo della moderna città, un delizioso borgo raggiungibile tra il profumo degli aranceti e le agavi rigogliose sui pendii. E scrutare, dall’alto delle mura medievali, la vita laggiù, alla marina, filtrata dall’incredibile profusione di palme che rende Grottammare quasi un angolo di tropici, reso leggiadro dagli eleganti villini liberty adorni di giardini. E il mare sempre pulito, silenzioso nonostante la concentrazione di alberghi, affida ai gabbiani il compito di sorvolare gli oleandri per portare nel vecchio incasato la musica del cuore suonata da Franz Liszt.

Ancora visibili sulla collina, i resti della rocca dell’XI secolo che domina il vecchio incasato raccontano la storia antica di Grottammare. Le luci soffuse che illanguidiscono la passeggiata ciclo-pedonale a mare e il vento che spira tra le foglie nei belvedere, restituiscono al luogo i silenzi e le dolcezze che hanno incantato Liszt e altri celebri soggiornanti. Spiovono sulla costa i riverberi delle stradine ombrose illuminate dalle fiaccole, nelle sere del Presepe Vivente, o dai lampioni nelle miti notti estive.

Nel borgo si incrociano due itinerari, quello “sistino” che va alla ricerca dei segni lasciati da Papa Sisto V (1521-1590, pontefice dal 1585) e quello che si snoda tra le sculture di Pericle Fazzini (1913-1987). Salendo al vecchio incasato dal parco della Madonnina, si ammira il Ritratto di Mario Rivosecchi, dedicato da Fazzini all’amico poeta.

Proseguendo verso la via sotto le mura, tra i profumi degli aranceti, si arriva alla chiesa di Sant’Agostino, dove è collocata una via Crucis del celebre scultore di Grottammare. Giunti quindi al torrione della Battaglia, fortificazione del XVI secolo recentemente recuperata, si entra nel vivo dell’arte fazziniana, perché vi è custodita una collezione di duecentocinquanta opere, tra disegni, bozzetti in bronzo e litografie, che testimoniano il complesso percorso artistico dello scultore e culminano nel bozzetto in argento della celebre Resurrezione della Sala Nervi in Vaticano.

Addentrandosi nelle viuzze del borgo s’incontrano la chiesa di San Giovanni Battista, dov’è allestito il Museo Sistino con gli oggetti donati dal pontefice al suo paese d’origine; la cinquecentesca chiesa di Santa Lucia, costruita per volontà di Sisto V su progetto dell’architetto più importante di quegli anni, Domenico Fontana, proprio accanto alla sua casa natale (da notare lo splendido organo del 1752, opera di Francesco Fedeli) e il settecentesco Teatro dell’Arancio, anch’esso sapientemente restaurato, che in una nicchia della facciata esibisce una statua del papa realizzata nel 1794 da uno scultore svizzero e, all’interno, l’ingranaggio dell’orologio di Pietro Mei del 1844 che dava il nome all’edificio prima che fosse un teatro.

Scendendo verso la Marina si possono ammirare le forme tipiche del liberty e dell’architettura di inizio Novecento che caratterizzano diversi villini, concentrati soprattutto in Viale Colombo, realizzato nel 1890 col nome di Viale Marino, e oggi ripavimentato in porfido e marmo bianco di Carrara. Qui si affacciano, tra gli altri, il villino Matricardi-Cola (1913) con le sue decorazioni di maioliche, opera di uno dei massimi architetti del Liberty italiano, Cesare Bazzani, e il Kursaal, famoso per essere stato, anni fa, uno dei locali notturni più prestigiosi di tutta la costa adriatica: oggi ospita il Museo dell’Illustrazione Contemporanea. Fiore all’occhiello della Riviera picena, il lungomare si presenta con la sua lussureggiante fila di palme, importate dalle Canarie nei primi decenni del Novecento.

Se, infine, si è inclini alle fantasie romantiche, si può seguire un terzo itinerario, quello lisztiano. A partire dal settecentesco palazzo Fenili, che ospitò il musicista ungherese, e attualmente è sede della stazione dei Carabinieri, per proseguire nel centro città con la chiesa di San Pio V, progettata dall’architetto Pietro Augustoni nel 1779 insieme all’impianto urbanistico della Marina. Qui Liszt si recava a messa e suonava l’organo Callido sbalordendo i presenti. La piazza ci riporta al papa, che troneggia nell’effigie in bronzo di Aldo Sergiacomi (1984). Continuiamo il nostro giro con palazzo Laureati, una delle prime ville della Marina, dove la marchesina Laureati organizzò diversi ricevimenti in onore di Liszt e dove, nell’ottobre 1860, fu ospite il re Vittorio Emanule II. Terminiamo con la vedetta Picena, una villa rustica in posizione panoramica sul colle, dove si tenevano concerti al chiaro di luna e si conserva il pianoforte suonato da Liszt.

Piaceri e Sapori

Sul lato est del lungomare si distende la bellissima pista ciclo-pedonale della Riviera delle Palme che collega Grottammare con Cupra Marittima e San Benedetto del Tronto, per una lunghezza di circa 8 km. Ad aprire il percorso verso Cupra, la scultura in bronzo di Pericle Fazzini Il ragazzo con i gabbiani. È possibile, inoltre, fare escursioni in barca e pesca turismo. Il territorio di Grottammare si dispiega dal mare al retroterra collinare offrendo una notevole varietà di scorci. Dalle morbide linee dei fiumi Aso, Tesino e Tronto, che delimitano da nord a sud un’area spesso incisa in calanchi, il paesaggio, la natura e l’arte si fondono in un insieme prezioso. A ridosso dei monti, si stagliano colline franose fino alle zone pedemontane, territori del mattone, della pietra e del travertino, di cui sono costituiti i centri minori della vallata del Tronto. Da ogni crinale e da ogni poggio è possibile godere di panorami vastissimi. In meno di mezz’ora si raggiungono città ricche di storia come Ascoli Piceno e Fermo.

MIC – Museo dell’Illustrazione Contemporanea:presso piazza Kursaal, ospita l’esposizione permanente di disegni e fumetti, in prevalenza comico-satirici, con opere originali di alcuni tra i fumettisti e illustratori italiani più conosciuti. (tel. 0735 736 483)

Museo del Tarpato: la creazione del Museo dedicato alle opere del pittore naif Giacomo Pomili detto “Il Tarpato” (1925-1997), chiude il recupero del complesso monumentale di piazza Peretti che ha già restituito alle funzioni originarie il Teatro dell’Arancio. Allo stesso tempo, completa il percorso di valorizzazione della figura di Giacomo Pomili – definito il Ligabue dell’Adriatico – avviato con l’intitolazione dell’affaccio sul mare nei pressi del Torrione della Battaglia.

Museo del Torrione: presso largo il Tarpato, le cui sale espositive del Torrione della Battaglia custodiscono la collezione di bronzi, argenti, disegni, litografie, taccuini dello scultore Pericle Fazzini, acquistate dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno. (tel. 0735 735288)

Museo Sistino: in piazza Felice Peretti: conserva oggetti sacri provenienti dalle chiese di Grottammare, molti dei quali lasciati in eredità da Papa Sisto V, come il calice per le celebrazioni liturgiche.

L’estate grottammarese è intensa, ricca di iniziative ed eventi:

Cabaret Amore Mio, festival dell’umorismo, una delle più importanti e longeve rassegne comiche nazionali, essendo nata nel 1985.

Il prestigioso Festival Liszt, sorto nel 2003 per onorare la memoria del maestro ungherese a Grottammare, e diventato un’importante vetrina internazionale per virtuosi e interpreti lisztiani. Nei giorni del festival, i ristoranti del borgo antico preparano cene romantiche a lume di candela per far rivivere i le armonie al chiaro di luna di Franz Liszt.

La Sacra, 1° luglio (solo quando cade di domenica con una ciclicità di sei, sette, sei e undici anni): rievocazione in costume che si celebra per ricordare l’approdo di fortuna sulla costa di Grottammare, cui fu costretto nel 1177, a causa di un temporale, Papa Alessandro III, diretto a Venezia. Da allora una bolla papale stabilisce che, ogni volta che il primo luglio cade di domenica, ai visitatori dell’abbazia di San Martino negli otto giorni antecedenti o seguenti la festività, sia concessa una solenne indulgenza.

RetroMania80, festival dedicato agli anni ’80 con musica dal vivo, mercatini, mostre, seminari, retrogaming e streetfood, un punto di riferimento per gli appassionati, per i nostalgici o semplicemente per chi, per motivi anagrafici, non ha potuto vivere la magia di quegli anni folli ed indimenticabili.

Anche durante l’inverno non mancano proposte culturali ed appuntamenti di ogni genere:

La Fiera di San Martino, 11 novembre: la tradizionale fiera popolare ha perso il suo carattere rurale ed è diventata un’occasione di festa per migliaia di partecipanti, con espositori, bancarelle e stand.

Il Presepe Vivente, 26 dicembre, 1 e 6 gennaio: nel centro storico, alla luce delle fiaccole, si svolge una sorta di cammino tra i misteri del Natale, con numerosi figuranti in costume, la ricostruzione degli antichi mestieri e l’animazione delle grotte-cantine, riaperte dopo secoli di oblio.

Tipico di Grottammare e del Piceno è il frustingo, dolce natalizio a base di frutta secca che riunisce sapori e profumi di molti ingredienti, dai fichi secchi all’uva passa, dalle mandorle alle noci e al vino cotto, dai canditi alle spezie. Forte la tradizione di cucina marinara, che spesso unisce al sapido pescato del basso e caldo medio Adriatico le verdure del primo entroterra. Tra i piatti a base di carne, ricordiamo soltanto, tra i primi il timballo e tra i secondi il tipico fritto misto, che nell’ascolano è noto per le olive di carne e i cremini fritti.

Non può essere che il pesce. Il porto della vicina San Benedetto del Tronto fornisce grandi varietà di specie – spigole, orate, sanpietro, rane pescatrici, ecc. –cucinato nei modi più diversi: in guazzetto, all’acquapazza, in brodetto o in gustose fritture di calamari, merluzzetti, busbane (vesbane) e zanchette. Ma la vera caratteristica del tratto di mare grottammarese è la piccola pesca artigianale, quella delle retine da posta, nella quali si catturano pesci come triglie, scorfani e suri, piccoli crostacei come le cicale di mare (panocchie) o le mazzancolle, molluschi come lumache di mare, bulli, seppie e polpi.

ARANCIO BIONDO DEL PICENO E ALLORO DI GROTTAMMARE

Attorno al XIV secolo il territorio grottammarese inizia a essere sempre più coperto da giardini di aranci, probabilmente giunti dai traffici nel Mediterraneo. Nel corso dei secoli questa presenza è diventata caratterizzante, con architetture perimetrali e frangivento a difesa dal freddo.

Proprio dalle barriere di alloro poste a protezione dai venti del nord, è nata una coltivazione di piante da siepe che ha inaugurato la tradizione vivaistica locale: la città è il centro di uno dei principali distretti internazionali e la sua produzione dell’Alloro di Grottammare è prima in Europa.

Nella seconda metà del XVIII secolo il vescovo agronomo Bartolomeo Bacher impiantò, proprio alle pendici del borgo medievale, un grande agrumeto a scopo produttivo, di cui oggi rimangono dei giardini privati confinanti. Da qui si avviò una tendenza tale da portare, a cavallo tra Otto e Novecento, a una vera e propria realtà industriale, la più settentrionale dell’agrumicultura italiana, specializzata in derivati come liquori, profumi e conservati.

Recentemente il Ministero delle Politiche Agricole ha riconosciuto come biodiversità la varietà “Arancio Biondo del Piceno”, inserendola nell’Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani.