Ronciglione
Un Borgo a due piani

Comune di ronciglione
(Provincia di Viterbo)
Altitudine
m. 441 s.l.m.
Abitanti
8363 (207 nel borgo)

patrono

San Bartolomeo, 24 agosto

info turismo

Comune, piazza principe di Napoli 1
Tel. 0761.629030 – 0761.629040- 0761.629023

www.comune.ronciglione.vt.it

Lo spirito del luogo

Il nome

Incerta è invece l’origine del nome. Alcuni studiosi sostengono provenga dalla radice rum o rom di origine etrusca. Altri asseriscono che esso derivi da Runcola o Roncilio, appoggiandosi al fatto che già da molti anni vi si fabbricavano ronci ed attrezzi agricoli di ferro. Ma l’ipotesi più accreditata sembra essere quella che derivi dalla rupe fatta a forma di Roncola, su cui sorge l’antico abitato, il Bedini asserisce che ” il nome Ronciglione sia venuto dalla conformazione del massiccio” su cui era stata costruita: massiccio rotondeggiante = rotonduscilio –> rondus cilio –> roncilio –> Ronciglione.

La storia

Il documento più antico nel quale si trova citato il nome di Ronciglione, risale al 1103. Cipriano Manente, storico orvietano del XVI secolo, pone come data approssimativa di fondazione l’anno 1045 per intervento dei prefetti di Vico. Nel 1526 Ronciglione venne in possesso dei Farnese ed è sotto la loro avveduta signoria che visse il periodo di maggior sviluppo e splendore (1526-1649). Era una contea sotto le dipendenze del ducato di Castro. Fu un centro economicamente avanzato per il vasto apparato manifatturiero: ferriere, ramiere, cartiere, ceramiche, armerie, stamperie ecc. ed ebbe una vivacità culturale legata a varie Accademie (Desiderosi, Cimina, Arcadico Cimina, Erculea Cimina etc.) e tipografie dove furono stampati fra l’altro la prima edizione italiana della Secchia Rapita del Tassoni (1642) e dell’Aminta del Tasso. Nel 1728 Papa Benedetto XIII eresse Ronciglione Città. Il secolo XVIII si chiuse drammaticamente con i moti antifrancesi, durante la prima Repubblica romana del 1798-1799. L’incendio, appiccato dalle truppe francesi del Generale Valterre, divampò dal 28 al 30 luglio 1799 e distrusse 174 edifici e tutto l’Archivio Storico.

Secondo la leggenda, il Lago di Vico fu formato dall’acqua che sgorgò dopo che Ercole estrasse la clava che aveva precedentemente infisso nel terreno per sfidare gli abitanti del luogo e che nessuno era riuscito a rimuovere. Il semidio, infatti, si narra fosse giunto a Ronciglione in cerca delle ninfe Melissa e Amaltea e anche per questo volle dimostrare il suo grande vigore.

Il “Lago di Vico” è probabilmente il meglio conservato tra i laghi italiani di origine vulcanica, oltre ad essere il più alto d’Italia sul livello del mare. Incluso tra le aree di particolare valore naturalistico del Lazio e parte della Riserva naturale del lago di Vico consente lo sviluppo della vita di rare e numerose specie animali.

“La Rocca” eretta nel medioevo dai Prefetti di Vico a guardia dell’unico accesso naturale alla città, fu appannaggio dei Conti degli Anguillara, dei Della Rovere e dei Farnese e subì i maggiori cambiamenti, in particolare tra il 1475 e il 1480 con la ristrutturazione voluta da Papa Sisto IV ed affidata all’architetto fiorentino Giovanni Dolci che vi aggiunse il mastio circolare e le quattro torri fortificate agli angoli, che tra l’altro diedero al castello l’attuale nome popolare “I Torrioni”.

“Fontana Grande o degli Unicorni” realizzata all’architetto Antonio Gentili da Faenza in pietra arenaria, presenta tre unicorni dalla cui bocca sgorga l’acqua che va a riempire le due vasche sottostanti.

“Porta Romana” costruita nel 1618 per volontà del cardinale Odoardo Farnese dal Vignola attualmente divide il centro storico della cittadina dalla zona sud.

“Casa museo della Venerabile Mariangela Virgili” si tratta della casa, ora trasformata in museo dai fedeli di Mariangela Virgili, Terziaria Carmelitana dell’Antica Osservanza, sulla cui persona è in corso un processo di beatificazione. Il palazzo dei Virgili, posto nell’angolo più caratteristico di Piazza degli Angeli, nel borgo Medioevale, con lo stemma gentilizio sul frontale del portone d’ingresso è uno dei monumenti più interessanti del Centro storico di Ronciglione.

La valle del Rio Vicano è attraversata, a sud di Ronciglione, dal “Ponte di Ferro” ad arcata unica della linea ferroviaria Civitavecchia-Orte, chiusa al traffico nel 1994, di cui resta la vecchia stazione, affascinante scenario di tanti film. Il ponte fu realizzato nel 1928 dalle Officine Savigliano con una struttura costituita da parti incernierate tra loro, secondo uno schema isostatico scelto a causa della natura cedevole del terreno.

Piaceri e Sapori

“Il museo della Vecchia Ferriera” è allestito nella più antica ferriera del paese di proprietà del ex famiglia Mattei, sito in Via delle Cartiere, un luogo che racconta la storia industriale, economica e sociale della città. Ronciglione riconosciuto come uno dei poli siderurgici industriali più attivi dello Stato Pontificio fin dagli inizi del XV secolo, ospitava 15 ferriere attive lungo il corso del Rio Vicano insieme agli altri opifici. Il Rio Vicano emissario artificiale del lago di Vico è stato per Ronciglione sinonimo di vita e lavoro e ha permesso al paese di diventare un punto di riferimento storico nell’industria del ferro, ha dettato le regole dello sviluppo urbanistico della città, imponendo, ad esempio, le larghe strade che caratterizzano il paese. La ferriera più antica è stata anche l’ultima a chiudere i battenti, restando attiva fino al 1992.

Il “Carnevale di Ronciglione” è tra i più antichi dell’Italia centrale, ha ormai superato i 3 secoli di storia. Il Corso di Gala è documentato già nel manifesto del carnevale del 1881 conservato presso la locale Pro Loco, ed è sicuramente uno dei più belli e ricchi del centro Italia, oltre ad avere una propria maschera: il “Naso Rosso”

Il “Palio di San Bartolomeo” si tiene per la festa del Santo Patrono S. Bartolomeo. La caratteristica principale di questa manifestazione popolare sta nel fatto che i cavalli corrono senza fantino, liberamente, (da qui il nome popolare “Corse a vuoto”) sulla pista realizzata nelle strade della città dove il cuore dei suoi abitanti galoppa in sella ai cavalli. Un omaggio vero e rispettoso a Sua Maestà il cavallo che ha origini lontanissime; una coreografia imponente, una costruzione meticolosa, quotidiana, che dura da un anno all’altro e coinvolge tutta la popolazione.

Il “Palio di Vico” è la grande ed attesissima festa del lago e delle contrade che prendono il nome dalle rispettive località lacustri. Ogni anno si realizza una regata a remi dove gli equipaggi di contrada si contendono il tradizionale “drappellone”. Nei giorni precedenti, nello splendido palcoscenico del lago, la magia si intensifica con una meravigliosa fiaccolata sulle acque.

I “Tortorelli” di Ronciglione sono una pasta povera realizzata semplicemente con acqua e farina impastati e formati a mano. Il nome richiama il dialettale “Tortore”, termine con il quale si indica un bastone grezzo. Ogni famiglia lo apprezza tradizionalmente per il pranzo domenicale.

Il “Pampapato” è il dolce tipico natalizio realizzato prevalentemente con le nocciole locali e la cioccolata. A differenza del Pampepato, caratterizzato dalla presenza di pepe, questo dolce non lo prevede ed il nome è probabilmente legato all’opulenza degli anni d’oro dello Stato Pontificio.