stemma-GradaraGradara
La rocca di Paolo e Francesca

Comune di GRADARA
(Provincia di Pesaro-Urbino)
Altitudine
m. 142 s.l.m.
Abitanti
3800 (90 nel borgo)

info turismo
Gradara Innova, Tel. 0541 964673
www.gradarainnova.com  |  info@gradarainnova.com
Pro Loco, Tel. 0541 823036
www.gradara.org
www.comune.gradara.pu.it

Lo spirito del luogo

stemma-GradaraIl nome
Il toponimo deriverebbe dal latino Cretaria che equivale a “creta”, una componente della formazione geologica del territorio. Meno accettabile l’ipotesi di “grata aria”, che sottolineerebbe le fresche brezze che soffiano sul colle sul quale si adagia Gradara.

 

La storia
1032, in un documento è citata la pieve di Santa Sofia in terra Cretariae.
1162, il castello di Gradara è soggetto al Comune di Pesaro.
1182, Gradara è infeudata alla famiglia dei Griffo; viene costruita la torre intorno alla quale si svilupperà la rocca.
1283, Papa Bonifacio VIII concede a Malatesta di Verucchio, detto Mastin Vecchio, il vicariato di Gradara in feudo perpetuo. Nel1311, Pandolfo Malatesti, inizia la costruzione della rocca.
1363, Malatesta Malatesti, figlio di Pandolfo, detto il Guastafamiglie, concede a Gradara il primo Statuto.
Gli Statuti comunali saranno poi aggiornati nel 1548 dalla duchessa Vittoria Farnese e resteranno in vigore fino al 1861.
1433 Galeazzo Malatesti cede in pegno la rocca a Sigismondo Pandolfo Malatesti, che non la restituirà più. Al grande Sigismondo la rocca di Gradara piace così tanto che la trasforma in una residenza di piacere per la sua amata Isotta.
1463, Federico da Montefeltro, nemico storico di Sigismondo Malatesti, al comando dell’esercito pontificio conquista Gradara.
1510-1631, i duchi Della Rovere, signori di Pesaro e Urbino, trasmettono il feudo di Gradara alle loro mogli; la gestione del castello diventa così tutta femminile, con Elisabetta Gonzaga, Vittoria Farnese, Livia della Rovere.
1631, con la devoluzione del ducato, Gradara passa sotto il governo diretto della chiesa, fino all’Unità d’Italia nel 1861.

Se l’amore, che è dappertutto, dovesse avere un unico luogo simbolico, questo sarebbe il castello di Gradara.
La vicenda di Paolo e Francesca sarebbe rimasta una dei tanti fatti di sangue del Medioevo, se non fosse stata elevata al cielo della poesia da Dante nella “Commedia”. È nato così il mito dei due amanti infelici, su cui hanno ricamato gli artisti, da Boccaccio a D’Annunzio, da Böcklin a Ingres, da Blake a Rodin. Quella di Paolo e Francesca è una delle più belle storie d’amore dell’umanità. Gradara naturalmente ci ha aggiunto del suo: il castello, il Medioevo fosco e turrito come se l’immaginavano i romantici, uno scenario naturale per la fantasia, l’amore e, oggi, anche per il divertimento e il gioco.

Gradara si identifica con la sua rocca. All’inizio era una semplice torre di guardia costruita dalla famiglia Griffo nella seconda metà del XII secolo.
La sua struttura fondamentale risale agli interventi malatestiani databili tra il 1293 e 1324.
I manufatti più importanti restano il mastio, il “castellare” (la prima residenza signorile con le splendide stanze, nell’ala della rocca considerata insieme al mastio la più antica) e un’ala porticata del cortile.
Tra il 1442 e il 1462 si registrano gli ampliamenti di carattere essenzialmente militare voluti da Sigismondo Pandolfo Matatesti, come la torre angolare a base poligonale. Giovanni Sforza, in occasione del matrimonio con Lucrezia Borgia, aggiunse due ali al cortile interno e uno scalone d’onore per accedere alle sale del piano nobile che furono affrescate e arredate con mobili preziosi.
Altri interventi furono eseguiti nel 1726 dal cardinale Annibale Albani, nipote di Papa Clemente XI. Passata in mani private nella seconda metà dell’Ottocento, la rocca subì rovinose modificazioni. L’ultimo proprietario privato cercò di ripristinare la struttura originaria alterata dai troppi interventi succedutisi nei secoli e la arredò, come tuttora si vede, con mobili e quadri provenienti dal mercato antiquario e secondo il gusto dannunziano del tempo.
Degni di ammirazione all’interno sono gli affreschi del bolognese Amico Aspertini (1496-99) e la stupenda pala in terracotta invetriata di Andrea Della Robbia (1480 ca.) rappresentante La Madonna con Bambino e Santi. L’altro capolavoro custodito in una sala della rocca è la pala d’altare datata 1484 di Giovanni Santi, padre del grande Raffaello, proveniente dalla pieve di Santa Sofia, in cui appare il primo modello iconografica di Gradara, con la sua grande selva di torri e mura merlate. La piccola pinacoteca comunale qui allestita contiene inoltre opere di Bartolomeo Vivarini, Gian Giacomo Pandolfi, Benedetto Coda.
Come la rocca anche le mura sono di origine malatestiana. La prima cinta è a ridosso della rocca con merli guelfi e ghibellini. La seconda cerchia è più estesa e racchiude oltre la rocca anche il centro storico di Gradara. La cortina muraria è intervallata da quattordici torri e da una porta fortificata con le insegne e gli stemmi degli Sforza, dei Della Rovere e dei Farnese. I cammini di ronda, le torri di avvistamento, le gallerie sotterranee, le robuste cortine animate da una moltitudine di feritoie completano il suggestivo quadro della nostra immaginazione medievale.

Piaceri e Sapori

Pregevoli scorci paesaggistici, reperti storici, pievi e castelli caratterizzano il territorio di Gradara, che riesce facilmente a coniugare arte, artigianato, natura e buona cucina. Tra Gradara e il mare sorge il Parco Naturale del Colle San Bartolo, un’area di eccezionale valore paesistico e ambientale in cui ricade buona parte del territorio comunale.
Nei dintorni di Gradara si ammira il cosiddetto “scacchiere malatestiano”, una fitta rete di rocche e castelli costruite da una delle signorie più potenti d’Italia, a cui si deve aggiungere la visita delle fortezze e dei baluardi dei Montefeltro, i duchi di Urbino acerrimi rivali dei Malatesta.

Museo Nazionale della Rocca,
tel. 0541 964181, mart.-dom. ore 9-18,30; lun. 9-13,30. Oltre alla monumentale rocca, è possibile visitare, al suo interno, la piccola galleria d’arte comunale che comprende una ventina di dipinti realizzati tra XV e XVII sec., tra i quali spicca la splendida Sacra Conversazione di Giovanni Santi (1484), padre di Raffaello.

Giro di Ronda delle mura castellane,
ore 9-12 / 15-19 con prolungamento serale estivo.

Assedio al Castello,
prima settimana di agosto (informazioni: tel. 0541 964673): l’evento pirotecnico e musicale, gestito da un computer in grado di creare complesse scenografie sincronizzate sulla colonna sonora, richiama un numeroso pubblico e rievoca l’assedio di Gradara del 1446, quando Sigismondo Pandolfo Malatesta resistette con successo per 43 giorni all’assalto alla Rocca da parte di Francesco Sforza spalleggiato da Federico da Montefeltro.

Concerti di musica contemporanea, jazz, lirica,
i concerti si tengono durante tutta l’estate.

Iniziative teatrali,
nel piccolo teatro di Gradara o all’esterno con la suggestiva cornice del Castello e del Borgo fortificato vengono organizzate rappresentazioni teatrali.

Programma di rievocazioni storiche:
Aperture serali della Rocca,
in accordo con la Soprintendenza, il Castello rimane aperto anche di sera nella bella stagione, offrendo la possibilità di assaporare le atmosfere misteriose e seducenti del Castello di notte, grazie ad una splendida illuminazione.

Seduzione al Castello,
l’Amore evocato e rievocato nel “suo” castello in costume medievale, tra danze, cibo e sensualità, in una serie di eventi distribuiti nel corso dell’anno.

Il bigol è il classico piatto gradarese. Si tratta di spaghettoni di acqua e farina fatti a mano dalle massaie del paese e conditi con sugo di funghi porcini raccolti nei boschi del Montefeltro, oppure con sugo di carne “marchigiana”. Tipica bevanda del borgo. Passeggiando d’estate per gli stretti vicoli del borgo di Gradara è facile che il caldo faccia nascere in voi il bisogno di una bevanda fresca e dissetante… Non esitate allora ad ordinare in qualsiasi bar o ristorante del borgo il famoso “Gemischt” (si pronuncia ghemist), un mix di vino locale (sangiovese) e gassosa in percentuali collaudate che vi rinfrancherà il corpo e lo spirito. Si presta bene sia come drink di metà mattinata o nelle più calde ore pomeridiane che come fresco e poco alcolico aperitivo. Provare per credere!

Situata al confine tra Marche e Romagna, Gradara è mezza romagnola anche nelle specialità gastronomiche. Piadina, crescioni e cassoni sono farciti con le erbe spontanee che vengono raccolte in primavera e si trovano sulle bancarelle dei mercati. Tra queste erbe di campagna, che finiscono in contorni
e primi piatti ma soprattutto nei cassoni, mescolate con altre erbe e salsiccia, c’è la cicerbita, in dialetto scarpen, dal gusto dolce e corposo che si esalta pure strascinata in tegame con aglio e con olio di olive raggia.