rangoStemmaRango
Dove il tempo si è fermato

Comune
di BLEGGIO SUPERIORE

(Provincia di Trento)
Altitudine
m. 800 s.l.m.
Abitanti
1500 (122 nel borgo)

info turismo
Comune di Bleggio Superiore
Fraz.. Santa Croce 40 – Tel. 0465 779550;
segreteria.bl@gaoge.it;
comune@pec.comune.bleggiosuperiore.tn.it
Azienda per il Turismo, via C. Battisti 74, fraz.Ponte Arche
www.visitacomano.it – Tel. 0465 702626 – info@visitacomano.it
Associazione Culturale Valorizzazione Rango
Telefono 331-3156821
www.rango.infowww.mercatinidirango.it – rangoborgo@gmail.com

Lo spirito del luogo

rangoStemmaIl nome

Rango è situato nell’altopiano del Bleggio il cui nome significa “pendio erboso, adatto al pascolo” .
Il toponimo Rango deriva dal celtico randa che significa “limite”: Rango è infatti l’ultimo paese abitato della Pieve del Bleggio, prima del Passo del Durone.

La storia
La prima notizia della Pieve del Blezio (Bleggio) risale all’864 ma la storia della valle è molto più antica: sono stati infatti trovati reperti archeologici appartenenti al 2300 a.C. nella zona di Fiavè (a pochi chilometri di distanza dal Bleggio e da Rango) testimonianze di antichi villaggi palafitticoli e della progressiva nascita di comunità stabili nella valle delle Giudicarie Esteriori.
Probabilmente il borgo di Rango, oggi considerato uno dei più antichi della valle, si sviluppa a partire dal II millennio d.C. come ci dimostra la parte più vecchia del piccolo centro storico. Non si hanno notizie certe riguardo alle sue origini ma sembra che il borgo sia inizialmente abitato da pastori, per questo rimangono ancora oggi moltissimi portici costruiti per riparare le greggi dalle intemperie e dal gelo.
Tra il 1400 e il 1600 Rango è probabilmente un paese di artigiani e commercianti, come raccontano le molte ceramiche ritrovate e l’antico forno di cottura del borgo. Ma la vera essenza di Rango e dell’intera valle è quella rurale, una tradizione contadina quindi, in cui le famiglie coltivano faticosamente la terra e allevano gli animali per il puro sostentamento e per sfamare i loro numerosi figli.
Nella seconda metà dell’Ottocento una grave crisi colpisce l’agricoltura, i contadini non hanno nulla da raccogliere e le condizioni metereologiche avverse peggiorano la situazione. Moltissime persone emigrano in Italia, in Europa e in America in cerca di fortuna compiendo lavori stagionali. Da Rango partono soprattutto moleti (arrotini), ombrelèri (ombrellai), carègheti (impagliatori di sedie) o calièri (calzolai). Nel 1890 don Lorenzo Guetti dà vita al movimento cooperativistico trentino istituendo, proprio nel Bleggio, la prima Cooperativa di Smercio e Consumo e nel 1892 la prima Cassa Rurale. Queste due importanti istituzioni danno la possibilità ai contadini di comperare e vendere collettivamente alcuni beni, ricevere dei prestiti e pagare le commissioni dopo le vendite del raccolto. Ne consegue una ripresa economica della valle che porta ad un progressivo ripopolamento e ad un ritorno alla vita contadina, la cui atmosfera si riflette perfettamente nell’architettura delle case che ancora oggi raccontano la storia delle genti che lo hanno abitato.

Lo stillare silenzioso delle ore, un pugno di case in sasso raccolte intorno alla fontana, portali, ballatoi e una bifora da cui un tempo occhieggiavano fanciulle: appartengono a Rango questi frammenti di mondo contadino, evidenti già nell’edilizia rustica, con i suoi strani portici di montagna, gli androni che sembrano gallerie scavate per conservare il tepore dell’esistenza. In questo villaggio la vita perduta vuole riscattarsi, tornare alla semplicità di un tempo: l’osteria, il pane cotto nel forno a legna, la visione delle cime, il mistero di una faggeta. Non ci sono più la donna al fuso, il tetto di paglia, il baco da seta, ma gli abitanti del borgo, con l’Associazione culturale “Valorizzazione Rango”, battono sui tasti della memoria per vivere meglio il presente.

  • Le antiche dimore del borgo, addossate le une alle altre e collegate da portici, androni e corti interne che sembrano un abitato fortificato. La tipica architettura contadina si vede nei vòlt a piano terra occupati un tempo dalle stalle, nella cosidetta èra, nei pont che permettevano l’accesso all’aia coperta dove si metteva la legna o si batteva la biada o ancora nelle rastrelliere in legno per l’essicazione dei prodotti.
  • Le strette vie, alcune ancora caratterizzate dal “salesà”, l’acciottolato originale con cui erano fatte un tempo tutte le strade del borgo.
  • La piazza della fontana, attorno alla quale si radunavano gli animali per abbeverarsi prima di partire per il pascolo in montagna o le donne a lavare i panni e che servivano anche per spegnere i numerosi incendi che si diffondevano tra le case caratterizzate dai tetti in paglia.
  • Le laste o filagne, pietre di granito disposte l’una vicino all’altra come se formassero dei muretti che servivano a delimitare gli orti, i terreni o le strade
  • La Chiesa dedicata a Santa Lucia, un gioiello di stile barocco, con il suo piccolo cimitero, caratteristico dei paesi alpini.
  • Il Museo della Scuola, un’esperienza inedita e originalissima dove sono conservati gli oggetti e il materiale didattico della prima metà del novecento, utilizzati nelle scuole dei dintorni. (per informazioni e apertura: museoscuolarango.it; Mail: museoscuolarango@yahoo.it)
  • I Mercatini di Natale nei weekend di novembre e dicembre, ambientati nei vòlt che riparavano i viandanti e i pellegrini, nelle antiche cantine dove si mettevano le patate, nelle aie e nei solai dove si essiccavano la legna e il fieno. Mercatini unici nel loro genere dove le classiche bancarelle sono sostituite da scorci caratteristici di architettura contadina che fanno da cornice a prodotti di artigianato artistico, specialità locali, rievocazioni di antichi mestieri e musica folkloristica.
  • Nelle vicinanze, meritano una visita il borgo di Balbido, detto “paese dipinto” per i murales sulle case che raccontano momenti di vita contadina, antiche leggende e vecchi mestieri; la chiesa di Santa Croce con la sua cappella nell’omonimo borgo, sede dell’antica Pieve del Bleggio; il sito archeologico di Fiavè, che fa parte di uno dei 110 siti archeologici dell’arco alpino tutelati dall’
  • A poco più di 15 chilometri di distanza, altri due borghi più Belli d’Italia: San Lorenzo in Banale e Canale di Tenno
Piaceri e Sapori

Il Borgo di Rango si trova in un territorio ricco di possibilità per gli amanti del camminare, della bicicletta e del benessere a 360°: qui infatti è possibile percorrere sentieri tematici a piedi o in bici (I Sentieri dell’Arte, della Storia, della Natura, della Fede, del Gusto, dei Piccoli Camminatori e molto altro), conoscere le realtà contadine della valle attraverso visite guidate e attività didattica per i più piccoli, ammirare stupendi paesaggi in luoghi particolarmente panoramici o ancora degustare i prodotti tipici locali declinati in sfiziosi piatti o menu nei ristoranti locali.
Poco distante, il Parco Naturale Adamello Brenta e le Terme di Comano completano l’offerta di questa terra che ha ottenuto il riconosciuto UNESCO di Riserva di Biosfera, ovvero un territorio in cui il rapporto tra uomo e ambiente è perfettamente in equilibrio.
Per maggiori informazioni: www.visitacomano.it

Oltre al già citato Museo della Scuola del borgo di Rango,  nei dintorni  sono visitabili:  il Museo delle Palafitte di Fiavè, con i reperti archeologici trovati tra i resti di palafitte a partire dal Neolitico; il Castello di Stenico, sede staccata del Castello del Buonconsiglio di Trento con la sua collezione permanente di arredi e diverse mostre temporanee organizzate durante l’anno., la piccola mostra etnografica “Par Ieri” di Stenico.

Mercatini di Natale nel borgo (da metà novembre a fine dicembre, tutti i weekend)
Rievocazioni medievali
Notte Romantica
Concerti di cori e di gruppi folkloristici
Associazioni …in Festa

La Pasta fresca ripiena di pere Williams e formaggio Trento condite con gorgonzola e noci del Bleggio

La Torta di Noci del Bleggio

La noce è il prodotto tipico della zona del Bleggio. Qui, accanto a noci di varietà diverse, emerge la Noce Varietà Bleggiana, una noce piccola, con il guscio facile da rompere, dal gusto speziato che si dice si coltivasse nel Bleggio già al tempo degli antichi romani. La coltivazione della Bleggiana, ripresa dai contadini locali dopo un lungo periodo di abbandono grazie all’opera di sensibilizzazione della Confraternita della Noce del Bleggio, ha ottenuto nel 2016 il riconoscimento di Presidio Slow Food.