Glorenza-stemmaGlorenza – Glurns
Settecento anni ben portati

Comune
di GLORENZA / GLURNS

(Provincia Bolzano/Bozen)
Altitudine
m. 907 s.l.m.
Abitanti
885 (450 nel borgo)

info turismo
Associazione Turistica Glorenza, P.za Municipio 1
Tel. 0473 831097
glurns@rolmail.net
www.glurens-gaudens.it | www.suedtirol.info
www.altavenosta-vacanze.it | www.comune.glorenza.bz.it

Lo spirito del luogo

Glorenza-stemmaIl nome
Glurnis, o Glurns, sorta in una zona paludosa, ha dal 1163 un nome d’origine pre-romana o reto-romana (i Reti erano la popolazione autoctona, poi sottomessa dai Romani) che significa “ischia delle avellane”, ovvero “golena degli ontani” o “dei noccioli”.

 

La storia
1163, compare per la prima volta il nome di Glurnis. Il borgo ha già un certo rilievo come nodo di traffici tra Austria, Svizzera e Lombardia.
1223, i conti di Tirolo estendono il loro dominio all’estremo lembo della Val Venosta (Vinschgau in tedesco) e, per creare un contrappeso a Malles, antica sede di giudizio del vescovo di Coira, insediano un tribunale a Glurns.
1294, il duca Mainardo trasferisce qui il mercato di San Bartolomeo e suo figlio, il re Arrigo, nel 1317 rilascia salvacondotti per Bormio e altre città del nord Italia al fine di incrementare il mercato di Glorenza. Quello che era un modesto raggruppamento di case è ormai un borgo fortificato e un luogo di transito e di relazioni commerciali.
1304, in una lettera di concessione del duca Ottone, scritta il 30 aprile, si fa preciso riferimento alla “nostra città di Glorenza”: si presume pertanto che l’elevazione al rango di città sia avvenuta in questo anno, se non già prima.
1332, nella valle viene imposta, nella pesatura delle merci, la “misura di Glorenza”, segno dell’importanza assunta dalla cittadina che, grazie ai depositi autorizzati di merci, incassa le imposte di magazzinaggio e di transito, e ha il monopolio del commercio del sale proveniente dalla città tirolese di Hall. A Glorenza giungono mercanti lombardi, trentini, svizzeri, bavaresi: nel periodo più florido del medioevo si contano sei locande e diversi notai.
1363, dai conti di Tirolo la città, tramite Margherita Maultasch, passa ai signori di Matsch e ai loro eredi, i conti Trapp, che la tengono fino al 1824.
1423, la città ha un proprio rappresentante nella Dieta tirolese che si svolge a Merano e il suo rango la colloca al settimo posto tra le 18 città della contea dei principi di Tirolo.
1496, il duca di Milano Ludovico il Moro e il suo alleato, l’imperatore Massimiliano I, si incontrano a Glorenza. È probabile che facesse parte della delegazione milanese anche Leonardo da Vinci.
1499, coinvolta nella guerra di Engadina, il 22 maggio viene distrutta dalle truppe elvetiche. Si racconta che Massimiliano I pianse sulle rovine fumanti. La città che vediamo oggi è in gran parte frutto della ricostruzione voluta da Massimiliano e proseguita con Ferdinando I d’Asburgo. Le mura sono ultimate nel 1555 e l’intero complesso di fortificazione nel 1580.
1799, il 25 marzo la soldataglia francese penetra nella cittadina sguarnita e si abbandona a ogni genere di violenza: le case e le stalle con dentro il bestiame sono incendiate, le donne stuprate.
1855, il 16 giugno le acque del lago della Muta si infrangono violentemente, all’altezza di due metri e mezzo, contro le mura della città. La crisi dei commerci e il trasferimento del tribunale nel 1930 provocano la decadenza di Glorenza, che oggi, per la sua non appassita bellezza, è riscoperta e risvegliata a nuova vita grazie al turismo.

Glorenza non è mai cresciuta oltre gli stretti confini tracciati dalle sue mura cinquecentesche, non è mai uscita dal suo bozzolo. Oggi è una tranquilla “principessa Rosaspina” di montagna, dal lungo e glorioso passato che ancora, per nostra fortuna, non vuole andarsene. I segni del tempo sono ovunque, ed è bello leggerli nei particolari: la ferratura del battente della porta di Sluderno, la pietra tombale di Jörg von Liechtenstein nella parrocchiale, le vecchie sfere delle cuspidi delle torri, il rilievo di una mano benedicente sopra il portone d’ingresso dell’albergo Corona, le insegne di ferro battuto. Ad incantare è l’atmosfera che si respira nei vicoli e sotto i portici di questa città in miniatura. Protetta dal freddo Oberwind venostano, il vento di tramontana, accoglie i visitatori nelle sue calde Stuben, e tra un bicchiere e l’altro pare di sentire ancora i Korrnliadr, i canti dei girovaghi che venivano imprigionati nella Torre Flurin se colti in flagranza di furto o di lussuria: si vede ancora il “buco”, la finestrella, da cui prendevano aria – ed è memoria dell’antico dolore.

Con i suoi 885 abitanti, di cui 400 vivono nel borgo, Glorenza è una delle più piccole città d’Europa, forse la più piccola in assoluto. Le mura, unica fortificazione cittadina intatta in tutto l’Alto Adige, racchiudono un assetto urbano di cui è ben visibile l’origine medievale, anche se a predominare sono le forme architettoniche del XVI sec. Dopo la distruzione seguita alla battaglia di Calven (1499), l’architetto militare Jörg Kölderer presentò all’imperatore Massimiliano un progetto di ampliamento della cinta muraria con porte e torrioni semicircolari che richiese lunghi anni di lavori, conclusi solo verso il 1580. Le mura quali ci si presentano oggi, con il cammino di ronda e le 350 feritoie, le sette torri con le cuspidi, le tre porte con le guide e i battenti originali, conferiscono alla cittadina un aspetto tardomedievale. La Porta di Tubre, eretta probabilmente per uso abitativo, dopo la costruzione delle nuove mura fu utilizzata come porta d’accesso. L’ex Tribunale fu fatto costruire intorno al 1510 dal titolare della giurisdizione Jörg von Liechtenstein (nella parrocchiale c’è la sua pietra tombale) nel giardino a ovest della Torre Flurin. Castel Glorenza è il nome dato nel settecento a una dimora nobiliare con cortile interno, torre e ala di abitazione, costruita in aggiunta a un bastione medievale preesistente e incorporata nel 1510 nella nuova cinta fortificata. Splendida con il suo bow-window (Erker in tedesco) e gli interni affrescati, casa Frölich è una signorile casa d’angolo che prese l’aspetto attuale nel 1570, dopo una lunga appartenenza ai conti di Matsch. La bella meridiana è decorata con gli stemmi di Balthasar Frölich e delle sue due mogli. Il dipinto della facciata posteriore è un’allegoria rinascimentale dei sette peccati capitali, di cui si sono conservati solo la superbia e l’avarizia. L’edificio adiacente, dal bel portone rinascimentale con i cavallucci marini intrecciati, era un tempo proprietà della Certosa degli Angeli della Val Senales, che possedeva anche un secondo edificio su piazza Città, al cui posto il cavaliere Reinprecht von Hendl fece costruire nel 1562 la sua residenza cittadina a tre piani che oggi, completamente risanato, ospita l’Albergo Corona. Altre belle dimore sono Casa Gebhard in via Argento, con le finestre decorate a graffito, e la Hössische Behausung accanto a porta Malles, con il delicato erker sulla facciata esterna. Al n°2 dei portici si trova Torre Flurin, che dal 1499 al 1931, insieme con le costruzioni attigue, fu sede del tribunale. La torre ha una lunga storia: nel 1382 fu venduta da Flurin von Thurn, giudice a Glorenza, ai signori di Matsch, e fino al 1950 rimase di proprietà dei loro discendenti, i conti Trapp. Dal 1825 al 1931 ospitò anche il carcere. Al n° 14 di via Portici c’è la Casa del Balivo, residenza signorile con smerli: da ammirare le belle porte ogivali con cornici in tufo e i soffitti a volta dei tre piani. Torre Kolben, citata nei registri feudali già nel 1330, fu proprietà di nobili famiglie fino al 1793, quando passò al mugnaio della città. L’attuale municipio, promosso a residenza nobiliare nel 1604 con il nome di Ansitz Hendlspurg, è un edificio costruito tra il 1573 e il 1591. La chiesa dell’Ospedale, dedicata alla Madonna, fu edificata tra il 1665-69 dopo l’incendio che nel 1664 distrusse l’antica chiesa dello Spirito Santo. Da vedere anche il maso chiamato Im Winkel (“nell’angolo”) con il suo bastione circolare di mura. Appena fuori, oltre l’Adige, la chiesa parrocchiale di San Pancrazio si presenta nelle forme tardogotiche del XV secolo, ma la sua origine è romanica, come testimonia il campanile, cui è stata aggiunta nel 1664 la cupola barocca a cipolla. Sulla parete nord del campanile si ammira un grande affresco raffigurante il Giudizio Universale, un’opera del 1496 influenzata dallo stile di Michael Pacher. All’esterno delle mura di questa cittadina in miniatura, tra vaste distese di campi coltivati, si trova la chiesa di San Giacomo al Maso Söles, una costruzione tardogotica del 1570-80 eretta dal Vescovo Principe di Salisburgo Johannes Khuen-Belasi per amicizia verso i locali signori feudali.

Piaceri e Sapori

Visite guidate alla città (anche notturne), escursioni con guide alpine anche in alta quota, tennis, pesca, passeggiate a piedi, in bicicletta o in mountain bike, escursioni paesaggistiche, osservazioni di selvaggina.

Glorenza si trova vicino al confine svizzero e al confine austriaco, dunque è la base di partenza ideale per fare delle gite in questi due paesi, nonché, naturalmente, per scoprire le bellezze della Vinschgau, la Val Venosta. Nei dintorni sono da vedere gli affreschi carolingi nella chiesa di San Benedetto a Malles, gli affreschi romanici nella cripta dell’abbazia di Monte Maria a Burgusio, il magnifico Castel Coira a Sluderno e, sempre in questo paese,
il Museo Venostano. A pochi km da Glorenza si trova inoltre il lago di Resia, dal quale spunta il campanile di Curon Venosta. Il magnifico mondo alpino circostante regala, infine, le magie della montagna, i prati, i pascoli, i canali irrigui chiamati Waal, i sentieri, le malghe dove si possono assaggiare i prodotti locali, i rifugi alpini, le escursioni in quota, i paesaggi meravigliosi del Parco Nazionale dello Stelvio. Le vicine Engadina e Austria offrono bellezze a portata di mano, occasioni per escursioni, sci-alpinismo, gite a cavallo e piste ciclabili.

Torre di Tubre, Edificio del ’500 completamente restaurato, custodisce
le memorie della città in attesa di diventare un museo. Da maggio a ottobre tutti i giorni
ore 10.30-12.30 / 14–17.

Galleria Hellebarde, piazza Canonica 13, tel. 0473 831090: galleria d’arte
e antichità, ospita opere del grande disegnatore satirico Paul Flora.

Glorenza Estate, La città di Glorenza ha festeggiato nel 2004 i suoi 700 anni ufficiali di vita, avendo ottenuto l’investitura imperiale di Stadt (città) nel 1304. Concluse le celebrazioni, Glorenza continua ad offrire ai visitatori d’agosto un ricco calendario di eventi, con manifestazioni enogastronomiche e folcloristiche, mostre d’arte, concerti e teatro all’aperto, culminanti nella festa medievale chiamata Glurens Gaudens, con corteo storico, giochi cavallereschi, pietanze d’epoca, rappresentazioni teatrali, mercatini e antichi mestieri. Info: www.glurens-gaudens.it.

San Bartolomeo, 24 agosto, mercato contadino.

Festa delle Pere, 19 settembre, sagra cittadina

Sealamorkt, festa dei Santi, il tradizionale “mercato delle anime” del 2 novembre è un caratteristico mercato del bestiame che affonda le radici nel tempo, con scambio di merci e vendita di prodotti locali. Info: tel. 0473 831209.

Avvento a Glorenza, 9-12 dicembre. Il tradizionale mercatino di Natale, con la luce, i profumi e i suoni del Tirolo, si svolge sotto i portici e in piazza Città, dove produttori di Svizzera, Germania, Austria e, naturalmente, Alta Val Venosta, espongono sulle bancarelle biscotti, Zelten (un dolce locale a base di frutta secca), cesti di vimini, lanterne, giocattoli di legno e altri prodotti dell’artigianato. Ogni pomeriggio in via dell’Argento il gruppo teatrale di Glorenza propone uno spettacolo a tema natalizio con musica dal vivo.
I giorni del mercatino si chiudono il 12 dicembre con il Concerto dell’Avvento.
Info: tel. 0473 831097-831515.

Speck, salume tipico trentinoIl menù di Glorenza è squisitamente tirolese: potrebbe iniziare con un profumato antipasto di speck, formaggi, pane di segale e grano saraceno, seguito da una gustosa minestra contadina oppure dai tipici canederli (knödeln). I secondi sono a base di carne di maiale o d’agnello con contorno di patate dolcissime. Completano il pranzo le torte casalinghe ai frutti di bosco, i krapfen ripieni di marmellata e lo strudel.

Un ottimo speck lavorato in loco, un pane di segala chiamato pane di Calva fatto con la farina di farro e le mele della Val Venosta sono i prodotti di Glorenza.